Mi è sacrificante, pure parlare d’arte, della purezza e della leggerezza, dell’amore e della precisione, della compita emozione e della devozionale religiosità, insomma in questo anno così tenebroso e cupo nello scorrere dei suoi fastidiosi giorni, mi è davvero pesante liberarmi nel descrivere o interiorizzarmi in una delle meravigliose e infinite opere d’arte. Ma non tutto arreca piacere e sollazzo, non tutto è beatificazione e innalzamento, ma ci sono anche opere che lasciano davvero pensare e che ci accomunano nel nostro amaro sentimento.

E’ il caso del Maestro Moretto da Brescia che con la sua opera, da ritenersi una delle sue maggiori, Cristo e l’Angelo, ci induce a riflettere nella quale ci ritroviamo condivisi in tutta la rappresentazione e il sentimento ben costruito e elargito.

Un impianto scenico particolare e unico nel suo insieme, un Angelo piangente, in una smorfia di dolore e disperazione che solo noi, in questo particolare frangente, possiamo davvero interpretare e sentirsene partecipi, un dolore immane che non ha eguali che ci accomuna per l’intensità e il vuoto che esso/noi proviamo. Ha in mano la tunica bagnata del sangue del Cristo e quale atteggiamento di assoluto sconforto possiamo interpretare nel suo delicato ma accorato porgere/abbandonare.

Ma ancora più del pianto e lo strazio dell’Angelo, ci tocca e ci ferisce il Cristo abbandonato a se stesso sulla scala della Redenzione in un totale abbandono e rassegnazione al sacrificio quasi a interpretarne la nullità del farlo, un Cristo che oggi come oggi ci viene spesso di domandarci se davvero ci ha abbandonato. La Croce è dismessa in un angolo, quasi gettata, quasi senza più un valore, senza più una valenza, e la speranza di una purificazione che è soltanto rappresentata in quegli scalini, che la fatica e lo sconforto, fanno faticare il salirli.

La grandiosità di questa opera è anche nell’uso appropriato dei grigi e dei marroni, quasi e volutamente a dimenticare le tonalità colorate e gli splendori della pittura stessa.

Si pensa che l’opera fosse stata commissionata dalla Compagnia delle Santissime Croci, infatti in un primo periodo è stata dimorata nel Duomo vecchio e precisamente nella cappella della Santissima Croce d’Oro, poi intorno alla fine del seicento, primi del settecento, era esposta nella Sala del Consiglio del Palazzo della Loggia, ma circa a metà dell’ottocento fu trasferita nell’attuale sede, la Pinacoteca Tosio Martinengo di Brescia.

Un’opera attualissima, quasi da divenire icona di questo anno 2020 che pare non debba mai cessare.

Roberto Busembai (errebi)

Immagine web: Moretto da Brescia – Cristo e l’Angelo