PASSATO

I ricordi, queste ombre troppo lunghe
del nostro breve corpo,
questo strascico di morte
che noi lasciamo vivendo
i lugubri e durevoli ricordi,
eccoli già apparire:
melanconici e muti
fantasmi agitati da un vento funebre.
E tu non sei più che un ricordo.
Sei trapassata nella mia memoria.
Ora sì, posso dire che
che m’appartieni
e qualche cosa fra di noi è accaduto
irrevocabilmente.
Tutto finì, così rapido!
Precipitoso e lieve
il tempo ci raggiunse.
Di fuggevoli istanti ordì una storia
ben chiusa e triste.
Dovevamo saperlo che l’amore
brucia la vita e fa volare il tempo.

VINCENZO CARDARELLI, 1931

Il tema e il significato della lirica, il cui titolo è un indicatore semantico, si trovano nei vv. 16/17 “precipitoso e lieve il tempo ci raggiunse”, i quali completano la constatazione dei vv. 9/10 “E tu non sei più che un ricordo. Sei trapassata nella mia memoria”. Riassuntiva e lapidaria la memorabile sentenza finale “Dovevamo saperlo che l’amore brucia la vita e fa volare il tempo”. “I lugubri e durevoli ricordi, melanconici e muti”: perché non dicono nulla. Notevole il paradosso dei vv. 11/14 “Ora sì posso dire/ che m’appartieni/ e qualche cosa fra noi è accaduto / irrevocabilmente (l’avverbio allunga il settenario).