Racconti: Essere come il cespuglio e come l’albero, di Vittorio Zingone

Essere come il cespuglio e come l’albero: un vivere al momento in simbiosi con l’ambiente senza voler discernere i messaggi che viaggiano segreti in spazi- tempi, senza interrogare la visibile o invisibile entità su chi si è, perché si è, fin quando ancora tutti si sarà; senza voler sondare il proprio ruolo su questo molto vasto palcoscenico, come e cosa recitare, come proporsi all’altra creatura, se è meglio esser nei luoghi alti o bassi, se c’è per noi chissà dove nell’immensità un giudice che ci premia o ci condanna, secondo che ci ha dannati a fare e dire il nostro personale codice genetico.   

Il leone che sbrana la gazzella non si tormenta se è giusto o pur sbagliato  aver privato della madre il figlio o viceversa; quando poi giace all’ombra d’una pianta, d’un cespuglio, non si fa scrupoli se dal cuore sgorgano preghiere oppure strategie per tender trabocchetti  a gnu ignari o ad altre creature dell’ambiente.   

L’alto albero non si fa patemi d’animo se soffoca altre infinite pianticelle   rubando luce, aria, spazio, acqua,   cibo necessario… L’uomo invece…

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