Racconti: Non ho più abbondanza di stoffe, di Vittorio Zingone

Non ho più abbondanza di stoffe   per ideare e cucire indumenti     di grande valore; gli occhi non san più guardare, far meraviglie dei fiori che sbocciano, dei prati che crescono, delle gemme novelle che al sole d’aprile si schiudono; le nari non sanno godere   degl’intensi profumi  che vagano in maggio nell’aria; un tempo era festa per l’anima uscire in giardino  a mirare una pianta novella,  un fiore dischiuso, e di notte le innumeri stelle e udire al mattino prestissimo canti d’uccelli felici, vederli raccoglier bioccoli pel nido novello, semi o altri nutrimenti possibili  per gl’implumi che nel nido   inermi, affamati, indifesi, in attesa attendevano.   

Si corrompe ogni cosa nel cuor, nella mente, giacomo giacomo fanno le ossa; sospiro altri tempi, vanamente sospiro; la mia sera    mi sta impietosa dinanzi, seppure, talvolta, con qualche speciale presente. 

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