Racconti: Aurora, la piccola mendicante”, di Rita Mazzotta-mazzotta

Aurora, la piccola mendicante”

Erano i giorni della merla, e come ogni mattina, ferma all’angolo di un crocevia, aspettavo la collega che quotidianamente mi dava un passaggio per andare a scuola. Il cielo era talmente bianco che sembrava quasi perlaceo e le persone che andavano a lavorare sembravano burattini di legno per quanto erano intirizziti nonostante imbacuccati da sciarpe, cappelli e guanti con risvolti impellicciati. Quella mattina il freddo era davvero pungente e all’angolo opposto al mio vi era un bar la cui insegna era affiancata da un display sul quale lampeggiavano i gradi di un termostato che segnavano “zero gradi”. Sul muro sotto l’insegna vi era un cartellone che pubblicizzava cornetti caldi, cappuccini fumanti, e quanto di più allettante per una ottima colazione. Quasi ogni giorno sul marciapiede del bar vi era una piccola, esile e minuta fanciulla che, con vergogna ma dignità insieme, chiedeva qualche spicciolo per la colazione. Più di un giorno le davo qualcosa e nell’avvicinarsi la osservavo incuriosita dal suo aspetto dimesso ma molto fine e distinto. Mi chiedevo chi potesse essere e mi intricava saperlo  scatenando viaggi mentali nella mia fantasia già bizzarra. Non era di certo la solita accattona come mi rispose la mia collega quando le chiesi chi credeva potesse essere. Un giorno, la vidi come al solito sempre rannicchiata allo stesso posto con lo stesso gesto dimesso della esile manina tesa per la questula. Avvicinata mi accorsi che aveva uno sguardo più spento, velato da una trasparente e profonda tristezza. Aveva gli occhi colmi di languore tanto da velare il loro  dono di una bellezza e dolcezza profonde e delicata. Con la mia fantasia in un attimo la abbigliai con un vestitino elegante a semplice e vidi in lei tanta classe regale portata umilmente; qualcosa però mi scosse, distolsi sguardo e mente da tutto e repentinamente mi infilai nell’auto della collega che mi strombazzava per sollecitarmi.

Trascorsero alcuni giorni nei quali quel marciapiede rimase vuoto, non feci caso al fatto ma dopo qualche giorno  notando ancora la sua assenza decisi di indagare. Iniziai così a domandare ai titolari del bar, ai soliti frequentatori pendolari con i quali spesso incrociavo il passo e scambiavo un gentile saluto. Fu così che conobbi il suo dolce nome che la vita aveva reso molto amara con la sua durezza, paradossalmente si chiamava AURORA. La sua vita infatti era stata molto tribolata, avendo sposato un uomo che, abbindolandala con false promesse, le aveva dilapidato l’eredità che il padre morendo le aveva asciato. La poverina quindi era stata costretta a guadagnarsi da vivere accettando di fare i più svariati lavori ma sempre onesti. Molto spesso le venivano fatte proposte indecenti e compromettenti che lei con dignità rifiutava in modo pacato.  Continuando a indagare avevo saputo che si era ammalata, decisi di andarla a trovare e finalmente ci riuscii. Abitava in in grande palazzo stile barocco, molto bello, dallo stampo padronale con addirittura sul portone d’ingresso vi era una specie di blasone che però rivelava l’usura del tempo e la mancanza di una giusta manutenzione. Decisi di entrare e dopo alcuni passi nell’interno incontrai un signore distinto e dall’aspetto aristocratico. Gli chiesi se conosceva una persona di nome Aurora ed egli mi rispose:” si la contessina però non abita più qui, è andata via da circa qualche mese” . Io convinta che ci fosse un equivoco gli chiesi più dettagli su Aurora  che vedevo al bar rimasi senza parole e mi fu confermato che l’Aurora di cui si parlava era proprio la contessina di Portois e che quel grande palazzo era stato fino a qualche giorno la sua dimora che avrebbe potuto ancora avere se avesse venduto l’unico valore che le era rimasto: il suo ritratto dipinto da in famoso pittore, unico vero amore che sin da piccola si era portato nel cuore senza confessarglielo mai, era suo compagno di giochi ed il fidanzatino della sorella maggiore. Quell’amore l’aveva sempre custodito gelosamente nel suo cuore fino ad andar via dalla sua casa con 

“lui ” finalmente sottobraccio!