“È a chiazze la mia bella stagione”, Rita Stanzione – poesie
Libreria Editrice Urso , Collana Araba Fenice, 2013

“I poeti, prima d’esser poeti, devono vivere come fossero bambini: un poeta non può e non deve diventare adulto. Da adulti non si può più esser poeti perché viene a mancare qualcosa che per i poeti è fondamentale. Questo qualcosa è la psiche: vanno cercate nella psiche le cause che ci fanno sentire adulti o che ci fanno restar bambini. Ma un conto è guardare la psiche di un adulto e un conto è guardare la psiche di un bambino. La consistenza del soggetto oscilla tra le sponde di una vita doppia. Fra queste due condizioni dell’esistenza umana c’è di mezzo il coraggio. Il bambino non ha alcun timore di portare alla luce il materiale psichico che custodisce dentro di sé: il bambino, per definizione, è il soggetto che ha coraggio. Non dimentichiamoci che solamente ai bambini è riuscito di dire che il re è nudo. L’adulto questo coraggio non ce l’ha.
I poeti, per esser poeti, devono avere il coraggio di far vedere ciò che si ha dentro. Freud ha scritto che per la psicoanalisi i poeti sono alleati preziosi, in quanto essi sanno in genere una quantità di cose fra cielo e terra che il nostro sapere accademico neppure sospetta […] L’inconscio si sottrae a qualsiasi lettura, ma dal punto di vista delle immagini è molto generoso. Di immagini deliranti ne offre tantissime, occorre che qualcuno le sappia apprezzare in senso ermeneutico, soprattutto quando si cerca di fare i conti col destino”.

(Antonino Muccio, Presidente della Giuria della sesta edizione del Concorso Libri di-versi in diversi libri di Libreria Editrice Urso, al quale ha partecipato la silloge poi pubblicata)

Un testo dal libro:
(Mie) chiazze di primavera

sono rotolate nel mare
le cime di neve
dalla pelle crespa dell’ultimo inverno
non solo al disgelo solare
e al vento circense
era di più, aperti spiragli
orizzonti dove distendersi al sole
e non tornare più indietro

sono passate carezze di fuoco
nelle sere amanti di luna
sospiri sui prati di camomilla
profumo notturno
attaccato alle labbra

d’aprile già si nasceva
dal vecchio torpore e l’amore
si denudava felice
come un fiore impudico

che strano ora è il cielo di maggio
che si nega e più mi tradisce