Leggiadro vien nell’ombra della sera
Un solitario pàlpito di stella:
A poco a poco una nube leggera
Le chiude sorridendo la pupilla;

E mentre passa con veli e con piume,
Nel grande azzurro tremule faville
Nascono a sciami, nascono a ghirlande,
Son nate in cento, sono nate in mille:

Ma più io non ti vedo, stella mia.

CLEMENTE REBORA Frammenti lirici, 1913

Clemente Rebora (Milano 1885 – Stresa 1957) è un poeta importante e dimenticatissimo, studioso di Leopardi, traduttore di romanzi russi di Tolstoj e Gogol; aveva una compagna russa, pianista. Nel 1930 si convertì al cattolicesimo, diventando, a 46 anni, frate rosminiano nel convento di Domodossola, nel cui liceo classico aveva studiato Gianfranco Contini, che divenne suo giovane amico fraterno. Questa lirica consiste in due quartine, più il verso finale irrelato, di endecasillabi piani, con un sistema di rime alternate originale: ABAB CBDB E; stella pupilla faville sono rime imperfette, giocate sulla consonante liquida costrittiva alveolare laterale L. La parola chiave è ‘stella’. Notevole il climax a 4 voci: ‘tremule (pascoliano) faville… a sciami… a ghirlande… in cento… in mille’, ritmato dal verbo ‘nascono/ son nate’, in poliptòto.