Renato Balduzzi: In morte dell’avvocato Claudio Simonelli

Quando muore un amico, e tanto più se si tratta di una persona che ha lasciato un segno profondo in un territorio, spesso si ascoltano commenti sul tipo “è una parte di noi che se ne va”, “è un pezzo di storia che viene meno”, e così via.

Talvolta questi commenti sono un po’ forzati, esagerati.

Non così per l’avvocato Claudio Simonelli.

Davvero con lui se ne va un pezzo di Alessandria: dell’alessandrino tipico condivideva la battuta fulminante, l’arguzia ironica e autoironica, l’intelligenza pronta e furba, non però l’inclinazione all’autocommiserazione, al piangersi addosso. Forse perché, nella sua movimentata vita personale, familiare, professionale e politica, egli non è mai stato un “provinciale”.

Se le cose non fossero andate in un certo modo, certamente avrebbe spaziato ancora più in largo, soprattutto in politica: era difficile trovare un altro, della sua generazione, che cumulasse come lui curiosità intellettuale, competenza tecnica, capacità organizzativa, senso pratico e visione del futuro.

A dimostrazione del valore della persona, non mi è mai tuttavia capitato di sentirgli un rimpianto, un rammarico, un lamento per ciò che avrebbe potuto essere e non fu. Costruttivo per indole e per scelta, non gli apparteneva la tentazione della nostalgia fine a se stessa.

Con lui, nel triennio 1990-1993, da colleghi (lui in maggioranza, io all’opposizione) di consiglio comunale, scrivemmo il progetto di statuto della Città di Alessandria, insieme al bravissimo dott. Francesco Piterà, allora segretario generale. Conservo un ricordo molto bello di quell’esperienza: ci si comprendeva al volo, pure nella diversità culturale e politica, e ciò era dovuto certamente alla comune formazione giuridica, ma direi soprattutto alla grande libertà di spirito che caratterizzava l’avvocato Simonelli.

Prima e più di ogni altra cosa, un uomo libero.

Nel capitolo 8 del Vangelo di Giovanni si insiste sulla libertà dei figli di Dio. Non sono sicuro che Claudio condividerebbe, ma ho sempre pensato che quella sua grande libertà interiore avesse qualche cosa a che fare con quella descritta e suggerita dall’evangelista.