L’Assuefazione al Sovranismo in un Tempo Perduto

Mai più ripercorribile

Di Raoul Bianchini

La causa della rapida affermazione dei movimenti sovranisti in questi ultimi anni è da rinvenirsi nella crisi delle grandi ideologie che, tra il XIX e il XX secolo, si sono “avvicendate sulla scena mondiale con il loro bagaglio di promesse”; è accaduto infatti che le ideologie del liberalismo, del socialismo, del comunismo e del nazionalismo siano andate incontro a “clamorose sconfitte” e siano state sostituite, dopo il secondo conflitto mondiale, dal prevalere del socialismo riformista democratico, il quale è divenuto il pensiero politico dominante all’interno delle società ad economia di mercato,rette da regimi democratici.

Ma le finalità del socialismo democratico sul piano delle giustizia sociale, resa compatibile con la libertà d’iniziativa nell’uso razionale delle risorse economiche disponibili, sono state frustrate dall’avvento della globalizzazione che, sebbene abbia coinvolto in un processo di crescita economica generalizzata molti Paesi arretrati, ha però, nello stesso tempo, creato condizioni di disuguaglianza distributiva tra le economie integrate nel mercato internazionale e tra i gruppi sociali presenti in ognuna di esse.
Il diffondersi e l’aggravarsi delle disuguaglianze distributive ha costituito la base sulla quale i movimenti sovranisti hanno potuto “affinare” la loro contrarietà ai processi di delega di parti della sovranità nazionale a istituzioni sopranazionali; essi, infatti, a fronte degli effetti indesiderati, causati dal processo di integrazione delle economie nazionali nel mercato mondiale, hanno potuto sostenere che i regimi democratici, aderendo acriticamente alla logica della globalizzazione, hanno favorito al loro interno la formazione di oligarchie finanziarie separate dal popolo.


A seguito di ciò, gli stessi regimi democratici non hanno tardato a manifestare inefficienza nel governo dei problemi sociali, essendo dominati da partiti trasformati in semplici “macchine utili” atte a consentire alle loro élite direzionali a farsi rieleggere, divenendo portatori di visioni politiche “schiacciate” sul presente.

Inoltre, sempre secondo i movimenti sovranisti, i regimi democratici, aderendo a organizzazioni internazionali, hanno privato i loro popoli della possibilità di disporre degli strumenti necessari per difendere adeguatamente i loro interessi; ciò perché, i governi nazionali sono stati privati dell’indipendenza necessaria per stabilire da soli i termini in cui risolvere i problemi economici e sociali o quelli in materia di politica estera.
In Europa, le critiche dei movimenti sovranisti sono state rivolte in modo particolare all’Unione Europea, soprattutto per la decisione di fare entrare nell’Unione i Paesi dell’Europa orientale dopo il crollo dell’Unione Sovietica; prima di decidere questo allargamento, l’establishment dominante a livello europeo, avrebbe dovuto tenere presente, secondo i movimenti sovranisti, che l’interesse dei “nuovi arrivati” era totalmente irriconducibile a quello dei sei Paesi che originariamente avevano firmato i grandi trattati del dopoguerra.

La Costituzione definisce così la democrazia, come sovranità popolare nello Stato, a sua volta implicante la sovranità dello Stato. Personalmente non credo che la mera analisi psicanalitica, che certo può essere utile, basti di per sé a risolvere la questione: se i sovranisti sono mossi da un inconscio agorafobico, i globalisti sono animati da un inconscio claustrofobico?

La vecchia dicotomia marxista tra dominanti e dominati può aiutarci a una migliore comprensione della questione, dacché porta l’attenzione sui concreti interessi, invece, degli apolidi del capitale no border e della finanza multinazionale.
Il conflitto tra dominanti e dominati, oggi, si determina anche come conflitto tra l’autonomia nazionale e l’apertura finanziaria: i globocrati aspirano ad abbattere le sovranità nazionali per annientare la possibilità della regolamentazione statale dell’economico e gli spazi della stessa democrazia parlamentare.

Se lo Stato sovrano nazionale può (e a mio giudizio deve) essere socialista e democratico, la global economy senza confini non lo sarà strutturalmente mai. Le questioni grandiose alle quali dovranno rispondere tutte le forze politiche, sociali ed economiche , sia esse denominate “sovraniste” o “globaliste” , saranno quelle legate soprattutto al “lavoro” e quindi al reddito di milioni di giovani e non.

E’ evidente che il Capitalismo Mondiale, rimanendo in Italia e in “Occidente”, non garantisce più occupazione. Per la perdita di profittabilità nella concorrenza Mondiale, per limiti allo sviluppo, per l’introduzione della robotica.

Ci sono e ci saranno senza dubbio restrizioni e contrattazioni al commercio; si vede con Trump; ma il Capitale non chiede il permesso per muoversi “liberamente”. Il “lavoro capitalistico” mancherà sicuramente. Come si risolve la questione ? Lo Stato non si riterritorializza sui confini nazionali e di lingua. Non può farlo, lo dovrebbero fare tutti sempre in competizione tra di loro.

O “Stati economici” in competizione globalizzata o “Economie statali” in competizione globalizzata. La sostanza non cambia. I singoli territori non possono restare “autonomi” dal contesto, vedasi la fine che ha fatto la teoria dello “sganciamento” dal Capitalismo.

La “fine” del lavoro salariato per quasi tutti e’ un problema teorico e pratico immane, che riguarderà la Società Umana ed il Capitalismo nel suo complesso. Nessuno sfuggirà a questo tema. Neanche nascondendolo.

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