Matteo Bassetti: “VI SPIEGO L’ONDA LUNGA DEL VIRUS IN CAMPANIA”

Oggi sul corriere del mezzogiorno intervista con Monica Scozzafava. 

“VI SPIEGO L’ONDA LUNGA DEL VIRUS IN CAMPANIA”

Non c’e stata una seconda ondata di Coronavirus, si tratta di una coda, peraltro prevedibile». Netto il professore Matteo Bassetti, direttore della Clinica Malattie Infettive dell’ospedale San Martino di Genova, tra i protagonisti dell’osservazione e della gestione del virus.

Professore, in Campania è stata, e gli effetti sono ancora importanti, una coda piuttosto significativa.

«C’è una spiegazione molto semplice: nelle regioni del Sud, la Campania in particolare, avete dovuto fronteggiare la coda come se fosse stata la prima ondata che realmente vi riguardava. Va tenuto presente però che il numero dei contagi, sia pure oggi più alto rispetto al Nord, non è il solo elemento da considerare».

Intanto, perché il virus si è spostato al Sud?

«Perché ha iniziato a circolare ed era naturale che accadesse. Con la riapertura delle regioni, le persone che lavorano al Nord sono rientrate a casa e poi le vacanze: gente che ha scelto non soltanto il Nord, ma Paesi esteri dove il numero dei contagi era ed è alto e dove non c’erano misure di prevenzione. Bene, anzi ottimo lo screening che la Campania sta effettuando, non altrettanto il clima di spettacolarizzazione o di terrorismo psicologico cui assistiamo per la verità in tutta Italia. Il virus non è stato sconfitto, ma rispetto a qualche mese fa sappiamo come trattarlo».

Ritiene dunque che con la fine delle vacanze i numeri tenderanno a scendere?

«Può darsi, ma bisogna aspettare qualche mese per affermarlo con certezza. Il dato oggettivo è che il Nord, flagellato nel periodo marzo-aprile, si è garantito ima sorta di immunità. Ecco che il virus ha attecchito lì dove c’era terreno più fertile».

In Campania ci sono stati casi di persone ammalate per la seconda volta. Cosa si intende allora per immunità?

«Sono del parere che chi si è riammalato non si fosse mai negativizzato completamente. O comunque oggi è debolmente positivo, l’esito dei tamponi andrebbe letto molto attentamente. Non basta dire: positivo o negativo, 1 importanza della carica virale è fondamentale. E in questo momento i numeri ci dicono che il settanta per cento dei contagiati è asintomatico o comunque con sintomi lievi».

È soltanto un problema di età, visto che si ammalano per lo più giovani?

«Anche ma non solo. Diciamolo, per una volta: siamo stati bravi. Oggi i protocolli sono meno confusionari: non dobbiamo sperimentare tre o quattro farmaci per capire qual è quello giusto, sappiamo come e in che modo ventilare. A marzo tutto ci colse di sorpresa, oggi anche le persone meno giovani con qualche sintomo vengono trattate in maniera mirata. Ecco che su cento contagi registriamo zero ricoveri. Questo è un dato fondamentale, che dal punto divista scientifico ci dà molta forza. In Campania su cento casi, ottanta sono da rientro. Non facciamoci prendere dalla paura o dall’isteria».

I decessi per fortuna sono diminuiti, ma non azzerati.

«Al di là delle eccezioni su cui la scienza non si basa, bisognerebbe ogni volta analizzare la cartella clinica generale della persona che purtroppo non ce l’ha fatta».

In Francia si va verso una quarantena dimezzata: non più 14 giorni di isolamento ma 7. Eppure il numero dei positivi ha sfiorato i diecimila soltanto due giorni fa. È giusto, secondo lei?

«Un numero da solo dice poco, va considerata la percentuale rispetto ai tamponi effettuati. Ed è del 2.5 per cento. Se lo possono permettere. Attenzione, i francesi sulle malattie infettive non hanno nulla da imparare. Tutti noi abbiamo studiato nella patria di Louis Pasteur, quello che fanno andrebbe condiviso. In Italia ancor più se non si vuole correre il rischio di tanti piccoli lockdown. Dal punto visto economico non ci si riprende più».

Ma in 7 giorni si abbatte completamente la carica virale?

«Naturalmente ci riferiamo agli asintomatici che hanno una carica virale che dopo 5 giorni è bassissima, dopo 7 giorni se escono con la mascherina non danno fastidio a nessuno. Non confondiamo il soggetto positivo asintomatico con il soggetto malato, sono due mondi diversi».

Ma il virus e mutato oppure no?

«In Italia ci sono soltanto alcuni laboratori che studiano il virus ed è difficilissimo isolare tutti i ceppi. All’estero ci sono studi che indicano invece che il virus ha perso intensità. Ma non è su questo che bisogna fare affidamento. Piuttosto osserviamo il distanziamento, usiamo la mascherina e laviamo spesso le mani».

La paura è tornata ed è frequente la caccia all’untore.

«È la conseguenza di una malattia diventata popolare su cui tutti parlano, indistintamente. Non mi stupirei di trovarmi di fronte a una sollevazione se l’Italia decidesse di ridurre i giorni di quarantena. Sarebbe un errore, impariamo ad ascoltare chi sa, chi studia e chi osserva il virus. Il resto è spettacolo».