“La poesia di Umberto Druschovic che accoglie chi sale a piedi a Chemp da Nantey, circa 50 minuti su una bella mulattiera”.

Un mazzetto di case
di legno e di pietra scolpita,
in cornice d’alberi d’autunno vestiti
nel grigio di rocce e di monti,
ridanno a memoria camini fumanti
voci e richiami, grida di bimbi
gesti consueti di mani consunte.

Rimane soltanto la voce del vento
a dialogare con l’erba del prato,
a scambiare parole con la fontana
e ascoltare dell’acqua il petulante ritornello.

Impalpabile come bruma d’inverno
resta il ricordo, resta lo sguardo
di chi lontano è andato a morire,
di chi ha cercato un altro destino,
un cielo più grande, un sogno perduto,

di chi ha scordato un volto amato,
ora sbiadito ma impresso ancora
sul cartoncino
appeso al muro con un semplice chiodo,
arrugginito.

La poesia è interessante per lo sviluppo del discorso e per le immagini. E’ una riflessione sul tempo che passa e sulla funzione del ricordo. Le immagini, fresche e leggere, sono tutte belle, una per verso: il mazzetto di case, la cornice di alberi, i camini fumanti, le grida dei bimbi, la voce del vento a dialogare con l’erba del prato (splendida), a scambiare parole con la fontana, l’acqua petulante (personificata), impalpabile lo sguardo e il ricordo, di chi ha cercato un altro destino, di chi ha scordato un volto amato (montaliana), impresso sul cartoncino, appeso al muro con un chiodo arrugginito. La spontaneità dello sguardo, pensante e consapevole, arricchisce la poesia e la rende memorabile.

foto da: https://www.facebook.com/amicidichemp/