I cieli sono uguali, di PEDRO SALINAS – recensione di Elvio Bombonato

I cieli sono uguali.
Azzurri, grigi, neri,
si ripetono sopra
l’arancio o la pietra:
guardarli ci avvicina.
Annullano le stelle,
tanto sono lontane,
le distanze del mondo.
Se noi vogliamo unirci,
non guardare mai avanti:
tutto pieno di abissi,
di date e di leghe.

Abbandònati e galleggia
sopra il mare o sull’erba,
immobile, il viso al cielo.
Ti sentirai calare
lenta, verso l’alto,
nella vita dell’aria.
E ci incontreremo
oltre le differenze
invincibili, sabbie,
rocce, anni, ormai soli,
nuotatori celesti,
naufraghi dei cieli.

PEDRO SALINAS   (trad. Emma Scholes)

Anche questa lirica è tratta dal suo Canzoniere “La voce a te dovuta”, 1933.  Poesia visionaria, come quella di Garcia Lorca, spalmata nello spazio siderale: cieli, stelle, mondo, abissi, mare, aria.  Splendidi gli ultimi due versi: “ci incontreremo… nuotatori celesti,/ naufraghi dei cieli”.