Lo strano caso dell’invisibile scomparso, di Salvatore Scalisi

Che stesse agitando le acque era più che palese, ma non immaginava minimamente che potesse essere invitato nella residenza privata della massima autorità religiosa della città: il Vescovo. Il segretario del religioso, tramite chiamata telefonica, non si sbilancia riguardo le motivazioni dell’invito, scegliendo per l’appuntamento metà mattinata, momento della colazione da condividere insieme. Il giornalista risponde di sentirsi onorato, e accetta l’invito. Essersi scomodato il Vescovo per parlargli di persona non è cosa da poco, chiunque al suo posto ne andrebbe fiero. Ma lui sa esattamente quale sarà l’argomento principale della loro conversazione; in modo diplomatico verrà esortato a non andarci pesante sull’articolo che sta scrivendo e, sulla stessa falsariga, il giovane col codino dovrà convincere il prelato della bontà del suo lavoro in favore dei diseredati. Per non mettere a disagio l’ospite, la colazione viene preparata in una stanza sobria, illuminata dalla luce del giorno. Seduti ad un tavolo rotondo, uno di fronte all’altro, iniziano bevendo del latte macchiato, per poi proseguire con un cornetto integrale al miele.

 «Tutto bene?» chiede il Vescovo.

 «Sì» risponde il giornalista.

 «Mi fa piacere. Ha una famiglia? Una moglie, dei figli?»

 «Vivo insieme con la mia compagna; al momento non abbiamo figli.»

 «Verranno. Spero che nel frattempo sancirete la vostra unione dinanzi a nostro Signore.»

 «Sì, è probabile …»

 «Non è credente?»

 «A riguardo ho le idee un po’ confuse; mi dispiace.»

 «Non ponga resistenza, si affidi alle forze celesti, vedrà che sapranno guidarlo.»

 «Le prometto che ci penserò su» dice con un simpatico sorriso l’uomo col codino.

 «È già un buon inizio» replica il Vescovo. «So che è un bravo giornalista.»

 «Grazie. È un lavoro che mi piace.»

 «Ho potuto notare leggendo alcuni suoi articoli un chiaro interessamento ai temi sociali.»

 «Scrivere mi permette di vivere e io, per quanto possibile, cerco di ricambiare rendendomi utile. Immagino che sia a conoscenza che sto scrivendo un articolo su Massimo, il senza fissa dimora scomparso più di due anni fa» dice il giornalista, venendo al sodo della questione.

 «Sì» risponde il Vescovo.

 «La mia presenza qui è dovuto a questo, se ho capito bene» il giornalista cerca di stringere i tempi.

 «Vedo che è molto concreto.»

 «Inutile girarci intorno.»

 «Ha ragione; non è mia intenzione rubarle del tempo prezioso. Sì, il motivo del suo invito è legato all’articolo che sta scrivendo, o vogliamo chiamarla inchiesta?»

 «Faccia lei. Si è sparsa la voce rapidamente.»

 «Siamo una famiglia.»

 «È un termine che si usa anche in ambienti poco raccomandabili» osserva il giornalista, mettendo in chiaro sin da subito di non provare particolari simpatie nei confronti del sistema ecclesiastico.

 «Un accostamento poco felice da parte sua» ammonisce il Vescovo.

 «Mi perdoni. Sono stato probabilmente frainteso; lungi da me nel fare simili paragoni.»

 «Del caffè?»

 «Sì, grazie.»

 Il prelato versa la bevanda scura in due tazze.

 «Quando pensa di pubblicare il suo articolo?»

 «Ancora non ho idea; potrebbero passare giorni. Credo che non verrà pubblicato per intero, ma a spezzoni.»

 «Lungo e impegnativo» osserva il religioso.

 «Sì.»

 «Una specie di racconto a puntate.»

 «Qualcosa di simile.»

 «Che non riguarderà esclusivamente la triste vicenda di Massimo.»

 «A mio avviso sarebbe riduttivo.»

 «Quindi includerà le parti religiose, la Caritas, le associazioni di volontariato … »

 «Impossibile escluderle.»

 «Viviamo tempi difficili, ci si fa continuamente guerra l’uno contro l’altro, ci muoviamo perennemente in un clima di sospetti, non ci fidiamo più di nessuno, neppure del nostro migliore amico. La società rischia di cadere al volere del diavolo. Noi, come Cristiani, cerchiamo in tutti i modi di esorcizzare il male, ma c’è bisogno della volontà di tutti, anche di coloro che si professano non credenti e sono pronti al momento opportuno di attaccarci come se fossimo delle belve. Se veramente perseguiamo la stessa meta dobbiamo stare uniti e non remare contro, o peggio ancora, creare forti tensioni che mettono in dubbio la nostra opera.»

 «Non farei nulla che possa nuocere coloro che vivono in condizioni di estremo disagio; credevo che fosse chiaro» afferma il giornalista.

 «Non ho dubbi su quanto asserisce» commenta il prelato. «Ma può succedere che non ci si renda conto di avere le idee confuse, rischiando di portare avanti un’azione sbagliata, deleteria per i nostri sfortunati fratelli.»

 «L’ho già sentita questa frase.»

 «Riconosco che è in buona fede, nessuno ce l’ha con lei, ma è altrettanto vero che la sua analisi è fortemente condizionata dalla misteriosa scomparsa di Massimo e, credo di non sbagliare, dalla morte per assideramento qualche anno fa di un nostro caro fratello, che probabilmente lei voleva aiutare tirandolo fuori da quella cruda realtà.»

 «Non ho avuto il tempo … » replica con un’espressione triste il giornalista.

 «Il suo stato d’animo è comprensibile, che è, deve crederci, uguale al nostro; non è schierandosi contro di noi che risolverà i problemi di tanta povera gente, si sforzi di capirlo.»

 «Mi sta chiedendo uno sforzo notevole.»

 «Vale la pena provarci.»

 «Di solito mi lascio guidare dal mio istinto.»

 «Pregherò per lei.»

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