Cosa si nasconde (dietro al martellamento di riforme) di Carlo Baviera

Posted on 13 settembre 2020

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Alessandria: Siamo di nuovo chiamati alle urne su una questione che è venduta al grande pubblico come “basta con chi occupa posti inutilmente, risparmiamo!” e “diamo efficienza alle istituzioni”. Detto così non c’è partita: il taglio dei parlamentari, casta indigesta all’elettorato “che lavora, paga le tasse, e continua a fare sacrifici”, avrà una conferma schiacciante. Del resto non è questa una litania che ascoltiamo da anni? insofferenti alla casta che decide ma non governa come dovrebbe la società.

Il taglio dei parlamentari, ultimo scalpo dei populisti. E poi? Poi ci saranno altri obiettivi da indicare come vittime sacrificabili. Finchè un giorno ci accorgeremo che avremo sacrificato la democrazia. Tutto è iniziato con i Ministri tecnici, con il doppio mandato, con il “basta al ricatto dei partitini”.

Adesso basta! Mi verrebbe da urlare. Non se ne può più, è da 40 anni che si martella con le riforme istituzionali ed elettorali! E qualcuno dirà: per forza non si riforma veramente nel modo opportuno. E così si torna ad insistere: cambiamento, riforme, modifiche, tagli.

In sé non è scandaloso diminuire il numero dei parlamentari; forse è anche giusto togliere di mezzo qualche peone che ci da la sensazione di scaldare la poltrona. Ma noi continuiamo a lasciarci incantare da chi guarda il dito anziché la luna. Intendo dire che il pericolo per la nostra democrazia e per il funzionamento corretto delle istituzioni non è nel numero dei parlamentari, ma nella poca trasparenza e mancanza di reale partecipazione della politica. Invece in questi anni tutto è degenerato in antipolitica; coi simboli della politica da abbattere o ridimensionare.

L’anno scorso, per poter continuare la legislatura tornando ad una situazione di condivisione dell’europeismo, di rispetto dei diritti umani, ed evitare l’aumento dell’IVA, i partiti di centro sinistra si sono trovati con la pistola alla tempia: prendere (il taglio dei parlamentari) o lasciare (elezioni e Governo a guida sovranista antieuropea): “la sventurata rispose” direbbe il Manzoni, ma gli sventurati della politica che altro potevano fare? Per raddrizzare le sorti dell’Italia, hanno ingoiato ogni “porcheria”. Però, appunto, con la pistola alla tempia. Oggi non sono più i partiti, ma i cittadini, liberi, coscienti, senza pistole alla tempia, che hanno la possibilità di riscattare da una scelta sbagliata e votare contro il taglio. Trovo strano che partiti “scafati” non abbiano considerato che i referendum appartengono ai cittadini, astenendosi dal dare indicazioni di voto.

C’è chi meglio di me può spiegare i motivi che dovrebbero spingere a votare (ancora una volta) No ad un referendum costituzionale. Le motivazioni più significative sono sinteticamente: a) “La proposta di tagliare drasticamente il numero dei deputati e dei senatori elettivi non rafforza affatto la nostra democrazia; anzi, la indebolisce parecchio, anche perché lascia intatti tutti i problemi dell’attuale sistema parlamentare”; e come affermava Nicola Graziani  su Rinascita popolare il  13 Luglio 2020 “il virus che sta debilitando la nostra democrazia non è il Parlamento. E nemmeno i partiti. È piuttosto la mancanza di partiti veri, che a sua volta ha indebolito l’istituzione parlamentare. Risultato: tanti cacicchi e nessun statista, deputati e senatori sviliti al livello di alzatori di mano ben pagati e quindi eccessivamente pagati, perché ad alzare una mano senza sforzare le meningi finisce che lo stipendio non lo si merita abbastanza. Ergo: aboliamoli, questi parlamentari privilegiati. Nossignore, non è così. Se una democrazia, ed una democrazia parlamentare come la nostra, soffre è perché andiamo a pagare, al termine di un percorso accidentato che abbiamo voluto completare a tutti i costi, trent’anni di progressiva erosione dei meccanismi democratici. Basati sulla libera partecipazione dei partiti alla vita pubblica, sulla base di piattaforme programmatiche su cui il cittadino è libero di esprimersi. Invece siamo corsi dietro agli uomini della Provvidenza e agli omini degli algoritmi, mettendo il cervello all’ammasso dopo averlo riempito di slogan”; b) “la delegittimazione del Parlamento apre rapidamente la strada a soluzioni autoritarie, vale a dire alla morte della democrazia. Un Parlamento rimpicciolito risulterà non soltanto più inefficiente, ma anche meno rappresentativo, soprattutto delle aree periferiche e meno popolate del paese: e non è cosa da poco. Non è un dettaglio: perché significa persone, attività economiche, turismo e cultura, sviluppo economico. Siamo il Paese dei mille campanili e dei tanti borghi disegnati sulle colline! Ancora, con l’attuale sistema elettorale, le forze politiche minori avranno più difficoltà a far sentire la propria voce nelle aule parlamentari, mentre i collegi uninominali diventeranno assai più ampi, rendendo così più dispendiose le campagne elettorali e attenuando il legame tra l’eletto e il territorio che l’ha espresso. Si rafforzerà così il controllo oligarchico dei vertici dei partiti sulla scelta dei candidati e sull’individuazione degli eletti”; c) “Ridurre drasticamente il numero dei parlamentari senza introdurre una nuova legge elettorale più rispettosa delle minoranze politiche costituisce un vero e proprio salto nel buio”; d) “Per quanto riguarda infine l’argomento più demagogico proposto dai sostenitori del referendum, ridurre la spesa pubblica, ci sarebbero tante altre vie per conseguirlo, più efficaci e tali da non danneggiare la nostra democrazia. Tanto più che i costi del Parlamento rappresentano una minima parte dei costi della politica; basterebbe ridurre i privilegi. A ben vedere, la volontà di tagliare i costi della politica nasconde quella di ridurre i costi della democrazia e, per tal via, purtroppo, quest’ultima”. Aggiungo: tagliare per tagliare, facciamolo in maniera più radicale: perché mantenere 600 parlamentari? ne potrebbero bastare anche meno! E perché non sfalciare ancor di più negli enti locali e nelle Regioni, riducendo ulteriormente? meglio, perché non ridurre le Regioni e i Comuni? Chi ne capisce solo un po’, sa che non può essere questo il modo di procedere. Però i  giacobini moderni non vogliono sentire ragioni. Lo scalpo è lo scalpo!

La vera questione è proprio quest’ultima; che, insieme a quanti sinceramente desiderano correttivi per migliorare e rendere più spedite le procedure democratiche, c’è pure chi senza palesarsi in modo onesto ha altri scopi; scopi destinati a immiserire e rendere inefficace la democrazia stessa. Non voglio richiamare il programma della P2, ma esistono forze che da decenni mirano a scardinare le rappresentanze e i meccanismi che governano le decisioni democratiche. Non è certo l’intenzione di molti sostenitori del sì; ma non dobbiamo dimenticare questi argomenti.

Eppure correzioni ce ne sono state in questi anni: cambio legge elettorale, stop alle preferenze, eliminate di fatto le Province, tolti i vitalizi e tagliate le indennità (dal Parlamento, ai consigli Regionali, ai consiglieri comunali), ridotti i numeri dei consiglieri comunali e regionali, sindaco eletto direttamente. Ciò nonostante continuiamo a lamentarci e ad essere insoddisfatti. Significa che è altro che conta, più di quanto si è fin qui modificato: è l’uso che si fa delle istituzioni e del potere, è l’etica del fare politica, sono le procedure che devono essere seguite correttamente e rispettate.

La sostanza, e vengo ad accennare in chiusura a due aspetti che personalmente mi sembrano fondamentali, è che al di là delle intenzioni (e della necessità di razionalizzare e dare efficacia ai meccanismi istituzionali) da anni si vuole raggiungere in modo sotterraneo un risultato per me pericoloso, finora bloccato in un modo o nell’altro. Si vuole arrivare all’introduzione del Presidenzialismo. C’è chi lo dice apertamente. Però c’è pure chi lo rincorre non tanto perché preferisce questa soluzione ad altre (de gustibus .. ), ma per togliere di mezzo i meccanismi di pesi e contrappesi attuali e per procedere a decisioni senza alcun ostacolo dato da consultazioni, ascolto, voti di approvazione.

Il secondo pericolo che riscontro è la volontà di svuotamento delle assemblee. “Chi sostiene la riduzione dei parlamentari infatti ha sempre guardato con scherno alla democrazia rappresentativa, illudendosi di poterla quasi integralmente sostituire con forme alternative di democrazia diretta” che “può soltanto affiancare, nelle forme e nei limiti previsti dalla Costituzione, la democrazia rappresentativa”. La semplice democrazia diretta, che tra le altre cose taglia fuori e rende inutili i vituperati e poco amati partiti (ma almeno lì si discuteva, si approfondivano le questioni, ci si confrontava, si votava), lascia in mano alle oligarchie o alle piattaforme digitali o a qualche potere finanziario (ma potrebbero essere rappresentanti di potenze straniere o della malavita organizzata) le decisioni vere spacciando per scelte del popolo gli indirizzi già prestabiliti.

Siamo stati tanto sospettosi verso la troica europea, verso i condizionamenti per i nostri Bilanci statali, per la varie Direttive comunitarie, e non ci preoccupiamo se saremo ancora in grado di avere una rappresentanza adeguata che non la dia vinta a quei poteri che da decenni vogliono ridurre non solo la nostra democrazia, ma anche il pluralismo espresso da liste minori (perché col taglio si riduce anche la possibilità per chi non appartiene ai grossi partiti). Ci mancano solo, sull’onda dell’antipolitica e del populismo, l’introduzione del vincolo di mandato e l’abolizione del voto segreto e la frittata è completa.

Quindi io voto NO