All’inizio dell’anno, leggendo un giallo di Hans Tuzzi mi sono imbattuta in questa citazione di Edgar Allan Poe che ho fatto mia. Ero prossima a festeggiare i miei primi cinquant’anni e ho pensato che niente mi definisse meglio di così.
Perché mi ritengo buffa! Un incrocio tra un cartone animato anni ottanta e un groviglio di emozioni male assortito e intricato in cui mi perdo ogni volta che cerco l’inizio del filo.
Avevo stampato tanti bigliettini che avrei lasciato come segnaposto alla mia festa per ricordo e poi… Il lockdown.
Me ne sono dimenticata. Non so perché, mi è tornato in mente solo adesso.
Però in effetti è come mi sono sentita in questi mesi: con tanta voglia di essere me stessa, incluse tutte le stranezze che fanno parte di me senza vergogna di mostrarmi buffa, impacciata, lenta, tonta, emotiva, confusa, distratta, come un pesce fuor d’acqua o un palloncino tra le nuvole insomma, perennemente alla ricerca del libretto di istruzioni per guidarmi o del vocabolario per interpretare quel che mi stravolge dentro.
E in questa stranezza, mi sento unica e più bella che mai.
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Michela Santini

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