Ancor oggi ragiono sul mio modo di amare, Federica Vanossi

Amore immaturo, capriccioso, possessivo, egoista o poco eguilibrato? 

Non lo so; forse fingo di non vederne i limiti. Forse è un’analisi che non voglio affrontare e preferisco parlare di fiori, gatti e mare, ma il messaggio non è difficile da decodificare.

Mi riesce facilmente di lasciar cadere sassolini o macigni che siano,tra una subordinata e l’altra, tra le virgole di cui sono avara, perché scrivo tutto d’un fiato.

Lo faccio per confondere tutti, me compresa.

Così, parlando, scarto come con le caramelle, domande e poi temo le risposte e allora paro il colpo chiacchierando e chiacchierando ancora, fino a quando del quesito non c’è più traccia.

Succede di nuovo e mi attanaglia un senso di ansia, colpa e paura. 

Ne discuto genericamente e mescolo amor filiale, amor materno, coniugale e non.

All’inizio timido e sbarazzino, scherzoso e falsamente distaccato, poi improvvisamente egoista, quel tanto che mi consenta di dire “è mio”, ma su di me, non voglio sentire affermazioni così categoriche.

In seguito ci penso, cresco, guardo indietro e ritorno al vivace scoppiettio di un abbandono in allegria, ad un sentimento di cui non si può fare senza.

Persino adesso, fedele ad un passato lontano, che di amore mi ha riempito le mani, sì, come i fiori dietro a cui faccio capolino, mi emoziono per uno sguardo malizioso che conosco bene, per una lettera scritta con gli occhi e anche per un battibecco senza basi, che trafigge.

Ogni racconto è un’anofora della mia vita e, se l’enfasi non è sufficiente, di amore ne metto in ogni riga, in ogni suono e in ogni passo.

Sorrido e vado avanti, orgogliosa di una scelta che non muta, nonostante i se, i ma, nonostante noi.

Tratto da “TU AMI I BONSAI, IO LI DETESTO”.