Racconti: Chiusero entrambi gli occhi e presero a muoversi in armonia, di Federica Vanossi

Chiusero entrambi gli occhi e presero a muoversi in armonia.

Non occorreva poter vedere: erano sufficienti una fervida fantasia e un cuore grande che chiedeva solo di prendere parte al girotondo di emozioni e di scoperte di Filos e Timì.

Timì non chiedeva a Filos a cosa stesse pensando, perché era certa che l’amico danzasse sulla spiaggia di Myrtos senza le scarpe, per sentire la sabbia tiepida e l’acqua del mare ,che batteva ritmicamente il tempo come il metronomo che la ragazzina aveva ricevuto dalla sorella maggiore, quando i genitori le regalarono, con grande fatica per la spesa imprevista, il suo primo ed unico pianoforte.

Il ticchettio lo ricordava bene e, ogni qualvolta acceleravano i passi, figurava la lancetta che si muoveva più velocemente.

Timì guardava ad uno scenario diverso solo per la posizione geografica, non per i colori o i rumori che li accompagnavano nella danza.

Agile e sicura si muoveva all’ombra dei sicomori e dei pini marittimi che svettavano fino al cielo ed oltre, in un giardino incolto, una volta florido di voci squillanti infantili e di aiuole colorate, curate giornalmente dal vecchio aiutante ungherese, Andreas.

Seguiva la musica filtrata dai rami che ballavano, cullati dal vento e sorrideva alla madre che, seduta sul gradino,confuso dalle crepe del tempo passato, raccontava di fiabe irreali o di ricordi travisati dalla nostalgia e resi più affascinanti di quanto erano stati realmente.

Nel trasporto di una danza che offuscava la mente e faceva girare la testa, le passavano a fianco i quadri che aveva timidamente descritto sui diari con il lucchetto, gli stessi che riceveva con entusiasmo dalle compagne di scuola ad ogni compleanno, il diciotto di marzo.

Schizzi tracciati nella fretta di non lasciare scomparire l’orma di un’emozione provata durante le estati briose, in seguito colorati con una punteggiatura che concedesse il respiro e le giuste pause, riassumevano la Grecia della costa attica come la viveva lei,  e sperava in cuor suo, nello stesso modo e con la stessa intensità che le suggeriva lo sguardo di sua madre quando, seduta sul divano in alcantara blu cielo, stropicciato ovunque per i salti di Timì e delle sorelle, guardava oltre la basilica di Superga, fingendo che dietro la collina ci fosse la sua terra ed il Partenone illuminato durante una notte di luna piena, solo per Brunella, la madre greca che testardamente ignorava il quarto italiano ed esaltava il restante tre quarti ellenico.

Federica Vanossi 2020