Allarmi e coincidenze, di Agostino Pietrasanta

Posted on 19 settembre 2020

Editoriale Agostino Pietrasanta

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Alessandria: Si tratterebbe evidentemente e senza dubbio alcuno di una coincidenza, ma la notizia del medico che si trova sul luogo di lavoro benché affetto da covid e che provoca contagi inevitabili, notizia che si diffonde contemporaneamente all’apertura dell’anno scolastico con accompagnamento di conseguenze al cardiopalma per il personale e le famiglie; si tratterebbe, ripeto di una coincidenza, ma inevitabilmente mette sotto gli occhi di chiunque voglia vedere, le condizioni precarie (eufemismo!) delle due risorse fondamentali di un Paese che si definisce civile: la sanità e la scuola.

Premetto che il medico responsabile non può avere giustificazione alcuna, ma chi conosce il lavoro estenuante e ossessivo cui è sottoposto tutto il personale sanitario nelle strutture ospedaliere in genere, moltiplica, a fronte di certe situazioni, il proprio allarme più che le già persistenti preoccupazioni. Turni defatiganti, orari impossibili, personale scarso al limite del credibile e varie taccherelle aggiuntive sono ormai la norma; ci sono dei medici che arriverebbero (condizionale) a svolgere un numero di ore settimanali pressoché doppi a quelli previsti dall’orario contrattuale. Resta così che un sistema sanitario di livello ottimo se non eccellenze per competenze, capacità e impegno sia gestito e organizzato con tali disastrose conseguenze da rischiare il collasso.

Non si sfuggono certe conseguenze: se i tagli si riducono a considerare la salute alla stregua del risparmio i risultati sono devastanti perché nulla nasce come Minerva armata dal capo di Giove. Senza escludere affatto le responsabilità personali e individuali, il contesto resta sempre condizione di rilevanza. E così l’uomo diventa il mezzo, il risparmio il fine.

E veniamo al sistema scuola. So di ripetermi, ma ora molti nodi vengono al pettine. Oggi i giornali pubblicano foto “appetitose”; saranno casi limite, ma vedere i bambini che scrivono sulle sedie perché mancano i banchi, lascia basiti; sapere che si fa lezione nelle chiese (e ringraziamo pure la disponibilità dei nostri preti) perché mancano le aule lascia pensierosi anche se finalmente vedremo le nostre chiese frequentate (ma questa è altra questione su cui il blog sta ragionando da qualche tempo). Lo sappiamo, da anni sulla scuola si taglia, sulla risorsa che dovrebbe formare il cittadino alla democrazia si risparmia non già all’osso, ma incidendo in profondità sull’osso rimasto. Aule obsolete, strumentazione scarsa, insegnati ridotti di numero e di molte altre caratteristiche (?) a cui si affiancano episodi, che i responsabili tollerano colpevolmente o dolosamente, di mancanza di riguardi e rispetto nei confronti dei docenti, soprattutto classi pollaio diffuse su tutto il territorio, nonostante le piccate puntualizzazioni della politica che lo vorrebbe negare, tutto costituisce il quadro allarmante di una situazione che ora nell’emergenza rischia di esplodere: facciamo opportuni scongiuri.

Soprattutto però, da decenni una sciagurata ideologia e un magistero altrettanto colpevole hanno dimenticato che l’insegnamento deve promuovere il merito e le capacità di tutti tanto dell’eccellenza quanto delle eventuali precarietà. Tutto questo non c’entra col covid, ma nell’emergenza si fa sentire con più devastante deriva. Il Paese, la Nazione necessita il massimo possibile di formazione per tutti: dalle eccellenze scaturiranno risorse di crescita per l’Italia e non per altri paesi e da chi si trovasse in difficoltà, scaturiranno livelli di inserimento almeno sufficienti a non gravare o a gravare il meno possibile sul sistema e sulle istituzioni.

Alla fine bisognerà scoprire la caratura di un principio sacrosanto: il lavoro e le risorse a favore dell’uomo e non un’ umanità condizionata dal lavoro che molto spesso manca.

Oggi ci potrebbero essere delle risorse disponibili: sarebbe importante preoccuparsi della loro restituzione, ma ancora di più, molto di più di come le usiamo. Usate bene sarà anche facile, molto più facile, la restituzione.