Il complotto dell’alfabeto

Lettere che tornano nelle parole

20 SETTEMBRE 2020, MARCO CANDIDA

Le dicevi sempre di aver notato che alcune lettere dell’alfabeto tornavano con regolarità nelle parole. E che queste lettere dell’alfabeto rappresentavano da sole il significato di maggior rilievo della parola stessa. Erano come una spia che alludeva a qualcosa di fondamentale che soltanto pochissimi potevano realmente capire. Di solito, dicevi a Lucetta, queste lettere stavano a inizio di parola. E, probabilmente, ciascuna lettera dell’alfabeto posta ad inizio delle parole ha un suo significato particolare e, in fondo, questa è roba piuttosto nota (quantomeno negli ambienti esoterici) e si può facilmente verificare controllando sulla rete quante storie sul significato delle lettere dell’alfabeto già esistano. 

Tuttavia non era esattamente questo che a te interessava. Tu a Lucetta parlavi, sempre più spesso, tornandoci ossessivamente, soprattutto di un gruppo ben definito di lettere dell’alfabeto. La tua si era fatta un’ossessione che ti stava rosicchiando la mente e che stava via via spolpando anche il tuo rapporto con la stessa povera Lucetta che per voler stare con te era costretta ad ascoltarti. All’inizio lei rideva a quel che dicevi. Però, ha poi smesso presto, quando si è resa conto che tu credevi sul serio a quel che andavi raccontando. Non riusciva più a sopportare di correre con te nei tuoi labirinti. 

Lucetta, non entriamo in quel negozio. Il nome dell’insegna comincia con una V.
Lucetta, va considerato che Firenze comincia con la F. Questo, nello scegliere l’albergo dove vogliamo alloggiare, va proprio tenuto presente….
Lucetta, non è escluso che Guido, avendo il nome che comincia con la G, possa nascondere qualche segreto nella sua famiglia. Non mi fido di chi ha nomi che cominciano con la G. Non mi fido della G. 

Eri diventato estenuante. Volevi scappare dai luoghi fatti per le vacanze perché la parola vacanza comincia con la V e non volevi vacanze organizzate. Andava fatto tutto in proprio, evitare non soltanto chi offriva vacanze, ma assolutamente anche solo l’espressione “andare in vacanza”, perché c’era la V, e poteva essere pericoloso, o comunque una turlupinatura. Se rientravi in espressioni dove c’era una parola con la V o con la F o con la G potevi andare incontro a qualche buggeratura. I “vagabondi”, tanto per fare un esempio di che cosa raccontavi a Lucetta, era meglio lasciarli stare. Non parlargli, non ospitarli, non dargli nemmeno un centesimo di euro, niente. C’era la V e potevano non essere chi dicevano d’essere. 

Nessuno, dicevi a Lucetta, è “valente”, non a questo mondo. Se qualcuno viene chiamato “valente” c’è qualcosa che non va. Forse è dentro a una ragnatela che nemmeno lui sospetta. In ogni caso, meglio lasciarlo stare. Meglio evitare. Meglio non “vagheggiare” nulla, evitare i “venditori”, non “vendemmiare” o guardarsi dai risultati della “vendemmia” (gente che pesta l’uva coi piedi, fa il “vino”, chissà cosa ci spreme dentro, cosa ci inietta), anche il “vino”, meglio non berlo, comincia con V, c’è la spia che te lo segnala, la V, e di sicuro non rivolgersi alla “vodka” e ancora meno al “whisky” perché c’è addirittura la doppia V, e infatti il “whisky” ha effetti ancora più devastanti del “vino”, meglio poi lasciar stare “ventilatori”, “ventiquattrore” (potrebbero esserci bombe, documenti sospetti, merce rubata, flaconi di “virus”), curati, invece, la “vena”, fa attenzione alla “verità” così come alle “verruche”, attenta a cosa contengono i “vasi”, controllali sempre, non si sa mai, se si chiamano “vasi” un motivo deve pur esserci, e poi guardati da “vestibolo”, “vetrina”, “vetriolo”, “viandante”, “vicissitudine” (puzza di romanzesco, è roba buona per la “verità”, e è inutile e dannosa, inquina la testa), “vico”, “vicinale”, “voltaico”, “volpe”, “voluttuoso”, “voltolino”… 

E così le parlavi anche per la lettera F e per la G. Magari in una conversazione normalissima Lucetta metteva lì un “giglio” o una “giostra” o un “filosofo” o un “filisteo” o un “fagotto”, “frugolino”, “gastronomico”, “gasato”, “gasolio”, “grande”, “fermo”, “falso”, “femore” e tu la interrompevi commentando qualcosa circa il fatto che questa o quella parola cominciavano con la F o con la G o la V e dunque che ci fosse qualcosa di sbagliato o che non ci fosse nulla da stupirsi che ci fosse qualcosa di sbagliato – se il tono di Lucetta era lamentevole. A volte lo facevi in continuazione. 

Era estenuante. E stupido. Paranoico. Noioso. Tanto più che, dopo che l’hai spossata con le V, le G e le F, hai cominciato anche con le M, le N, e le W (a tuo dire, la più inquietante di tutte le lettere dell’alfabeto), e le X, ma perché non le C o le E oppure le Y e le U? Sì, perché se si guardano bene le stanghette delle M contengono una V e le stanghette delle N formano una specie di V tra due parallele e lo stesso dicasi per le X e le Y e quanto alle C la differenza con la G è minima e tra le E e la F c’è la differenza di una lineetta e lo stesso dicasi per la U e la V. 

Ti chiedevi, dicevi a Lucetta, se però la G non sia un corrompimento della C e la F della E e la V della U. Forse parole come “casa”, “castigo”, “cagione”, “canguro”, “castagno” cominciano con la C perché sono parole positive e così “emporio”, “educazione”, “eschimese” (un eschimese è simpatico, no?), “ecchimosi” (non è niente di così grave se è solo un’ecchimosi). Solo la G, la F e la V segnalano significati diabolici. Del resto, la V non riproduce anche graficamente le corna del diavolo? Ma allora cosa dire dei “vescovi”? Del “Vaticano”? Della “vita”? Perché la “morte” si chiama “morte” e non si chiama “forte”, “gorte” o “vorte”? Perché la “veranda” (dove si sta coi piedi per aria senza far niente o ci riunisce in gruppo, e si pettegola o si confabula) non si chiama “beranda” o “seranda” o “zeranda”? E cosa dire della “massoneria”? O della parola “diavolo”? Comincia con una D ma è la V che caratterizza davvero quella parola. 

Più o meno le dicevi così, a Lucetta. E per dare più sostanza ai tuoi discorsi ti aiutavi anche con testi d’uomini che si erano accorti anche loro di qualcosa – e ce n’erano, dai Padri della Chiesa agli ebrei più antichi. Tu però citavi più volentieri la semantica bisferica di Alfred Kallir e il testo che l’artigliere anglo-austriaco ha consegnato ai posteri col titolo Segno e disegno. Psicogenesi dell’alfabeto

Lucetta ovviamente se la rideva ogni volta che pronunciavi questo titolo.
-Rieccolo con la fotosintesi dell’alfabeto…
-D’altra parte, Kallir non ha visto nei segni alfabetici altro che la manifestazione di un non meglio specificato inconscio collettivo. Non ha capito, Kallir, che quei segni che lui andava studiando, Lucetta, quei disegni, non fossero affatto simboli decaduti. Erano, e sono, ancora parecchio attivi. Quando Winston Churchill (e Winston comincia con la lettera W; questo va tenuto presente: come mai Lord Randolph Churchill che come membro della Camera Dei Comuni rappresentò la circoscrizione di Woodstock – e Woodstock presenta un’altra W – ha scelto per suo figlio un nome con l’iniziale W?) quando Churchill, dicevo, divaricava indice e medio prefigurando la V in segno di “Vittoria” e otteneva consenso presso gli inglesi, non li stava mesmerizzando, stava facendo ben altro. Stava esibendo a qualcuno un simbolo perfettamente riconoscibile e nient’affatto decaduto.
-E a chi?
-Questo, Lucetta, non è così importante. A noi questo non deve importare. Quel che deve importarci è solamente essere in grado di isolare questo dettaglio e sapere qual è la sua funzione. E per quanto possibile, stare in guardia. Stai in guardia quando vedi le V, stai in guardia quando vedi le F e stai in guardia quando vedi le G. Questo è tutto quello che devi sapere.
-E c’è altro?
-Certo, stai in guardia quando vedi i 6 e i 9 e devi stare attenta quando vedi un qualsiasi cantante alla televisione che fa qualche gesto taurino. I rocker che sbattono davanti all’obiettivo dei fotografi e alle telecamere indice e medio divaricati come faceva il vecchio Winston che tanto inspirò Kallir e la sua semantica simballica. Se stai attenta in ogni pellicola cinematografica qualcuno trova sempre il modo di fare quel gesto oppure ci sono simboli satanici oppure magliette, quadri, tatuaggi. Se stai attenta prima poi in ogni pellicola compare il simbolo delle corna o la nostra amica V oppure la F o la G – senza dimenticare la W. Temo che la F sia più ricercata della V e sulla G ho persino io qualche perplessità. Ed è anche possibile che un rapper o un rocker riproducano alcuni gesti solo per imitazione. È possibile. È possibile che non sbattano in faccia segnali segreti al popolo ignaro. Tu, però, quando vedi quei segni, stai sempre allerta. È notando particolari come questi che potrai veramente fare uso del senso critico e non esercitarlo solamente in superficie.
-Non puoi essere serio! Stai dicendo che Hollywood è tutta un complotto?
-C’è una W grande come una casa che sta nella parola Hollywood! Che cos’altro vuoi ancora per convincertene? 

Lucetta rideva. “Folle” diceva e poi di solito trovava il modo di cambiare argomento prima di non cominciare a crederci lei stessa per prima. Di solito, arrivati a questo punto, dicevi a Lucetta che non è detto si tratti precisamente di una macchinazione. Non si sa cosa sia. Meglio non qualificarlo. Imparare solo a riconoscere i segni senza necessariamente unire i punti per vedere la figura intera. Prima di tutto perché è troppo difficile, ci si potrebbe sbagliare, unire i punti sbagliati, vedere disegni che non esistono. E poi perché riconoscere il disegno vero potrebbe essere ancora più rischioso che saper riconoscere solo qualche segno qua e là.

-Quindi, dicendomi queste cose, mi stai mettendo in pericolo!
-Oh no, stai tranquilla. Ma non voglio fare di te una paranoica. Non è di complotti che parlo. Solo di intelligenza. Stabilire connessioni significanti. Tanto sappiamo che la verità comincia con la lettera V e quindi c’è qualcosa di sospetto in ogni caso. Se al fondo della questione trovi la verità, vuol dire che sei punto e a capo o che c’è una fregatura. Da quando ho aperto la mia casetta editrice sono venuto a conoscenza di molte storie circa autori di questa o quella casa editrice. Molte storie, sì, davvero parecchie. Nei corridoi si parla molto, ci si spartisce i destini degli autori, si costruiscono casi editoriali con pezzi di libri scritti da aspiranti scrittori che scrittori non lo diventeranno probabilmente mai. Ne succedono di tutte. Veramente. E tra queste storie c’è anche quella dei cosiddetti “circuiti”.
-Non dirmi niente! Non voglio saperlo!
-Va bene.
-Grazie.
-Come vuoi. 

Silenzio. 

-Sto zitto. Silenzio.
Silenzio.
Silenzio.
Silenzio.
Si… 

-Va bene. Parla.