Racconti: È SOLO QUESTIONE DI RELATIVITÀ, di Gregorio Asero

Un poco di fantascienza:

È SOLO QUESTIONE DI RELATIVITÀ

L’uomo, inerpicandosi su per l’angusto viottolo che porta in cima alla collina, cercava di accelerare il passo in modo di arrivare prima dei suoi competitori. Sapeva che il primo che avrebbe staccato la coccarda, avrebbe avuto come ambito premio il tanto amato e agognato premio, che, pure lui come tutti i concorrenti, non sapeva che cosa fosse, ma sapeva che era molto prezioso: forse denaro o beni di consumo o… non importava cosa fosse; sapeva solo che era molto prezioso. Cercava di accelerare il passo, ma ogni volta che muoveva un piede in avanti, la scarpa sprofondava fino alle caviglie in quella melma maleodorante e il caldo opprimente ne aumentava la fatica. Del resto l’assenza di ombre sul suo percorso indicava che il sole calava a picco sulla sua testa, aumentandone il tormento. Una breve sosta e poi, volgendosi, come a farsi coraggio su quanti aveva lasciato alle sue spalle, si consolava al pensiero che gli altri fossero così distanti: «coraggio ce la posso fare, ancora un paio d’ore di questo tormento e sarò sulla cima della collina.»

Alle sedici in punto scadeva il termine ultimo per raggiungere il traguardo e lui era abbondantemente in anticipo. E poi… e poi finalmente avrebbe potuto raggiungere, vittorioso, la sua amata moglie che in ansia lo attendeva ormai da parecchi giorni. Aggiustò con una torsione del busto lo zaino che aveva sulle spalle e rinfrancato continuò quella marcia tormentosa. Non fece caso che il caldo che percepiva non era provocato solo dal suo immane sforzo, ma da qualcos’altro che nemmeno sospettava. Tutta l’aria, davanti a lui tremolava come se ondeggiasse e, asciugandosi la fronte con il dorso della mano, imprecando contro il cielo, si consolò pensando che, quando sarebbe arrivato, dal suo zaino avrebbe potuto estrarre della fresca bevanda conservata nel termos refrigeratore a batterie. Sostanzialmente si sentiva un uomo felice quando… avvertì un profondo senso di vertigini e la terra cominciò a roteare intorno a lui. Cadde sulle ginocchia e si nascose la faccia fra le mani come a voler fermare il mondo che girava, cercò, con grandi sforzi, di rimettersi in piedi, ma nulla: tutto roteava intorno a lui.

«Sto per morire.» Pensò in preda al terrore, e un grande freddo si appropriò del suo corpo, quando improvvisamente un’onda di caldo soffocante lo investì. Chissà perché gli venne in mente che fosse lo stesso calore che sentirono gli abitanti di Hiroshima allo scoppio della prima bomba atomica. Allora l’uomo alzò gli occhi al cielo ed ebbe come l’impressione che il sole fosse diventato più grande, almeno quattro volte più grande di come lui se lo ricordasse. Ebbe addirittura la sensazione che gli stesse cadendo addosso e di colpo richiuse gli occhi per non accecarsi. Poi… più nulla, solo il nulla! Un enorme meteorite, come in una carambola universale, aveva colpito la terra e tutto fu: vapore acqueo. La terra, così colpita, deviò dalla sua orbita celeste e si avvicinò solo di qualche centinaia di chilometri al sole entrando nel suo campo gravitazionale; e questi l’aveva irrimediabilmente attratta in un abbraccio mortale a sé. Come d’incanto tutte le cose umane cessarono di esistere: non più gioie e dolori, guerre fratricide, bombe atomiche, palazzi, arte e cultura, le piramidi, l’impero Romano, la civiltà, gli animali, le piante e i mari. Tutto svanì in un baleno, in un lampo. Il nulla si era impossessato dei pianeti del sistema solare.

Nel frattempo su un pianeta del sistema solare Alpha Centauri, simile al nostro, distante solo 4,3 anni luce dalla terra, praticamente dietro l’angolo di casa nostra, l’osservatore astrologico Sgrufin Laborinut, il più anziano del gruppo di scienziati addetti all’osservazione astrale, era particolarmente arrabbiato e nervoso. Quella mattina aveva litigato con la moglie su quale tipo di regalo fare al loro figlio maggiore che di lì a poco avrebbe raggiunto la maggior età.

«Centocinquant’anni si compiono una sola volta nella vita, ed è l’età che fa da “spartiacque” che conduce nostro figlio dalla minore alla maggiore età. Non possiamo non fargli un regalo che non sia degno della nostra posizione sociale; per cui un veicolo spaziale che gli permetta di uscire dallo spazio libero antistante il pianeta mi sembra il minimo che gli possiamo e dobbiamo fare»

«Tu parli bene, ma lo sai che è ancora un ragazzo senza esperienza di navigazione? Potrebbe correre dei rischi e cadere in qualche forza gravitazionale negativa e rischiare qualche brutto incidente. No! Non se ne parla nemmeno; al massimo potremmo regalargli qualche veicolo antigravitazionale ma che non gli consenta di oltrepassare la nostra atmosfera»

Con questi tristi pensieri si era messo nella postazione da dove osservare le correnti gravitazionali che da qualche giorno stavano interessando una parte dello spazio siderale, a ovest di Proxima Centauri. Doveva trovare degli argomenti ancora più convincenti per fare desistere la moglie da quello che lui riteneva un errore.

Imprecando si slacciò la cintura del sedile a cui era agganciato, quando ad un tratto la sua attenzione fu attirata da un bagliore che proveniva dallo spazio siderale che stava osservando. Era un bagliore più intenso di quello studiato negli ultimi giorni e sembrava essere accaduto nel sistema solare dove c’era un pianeta, il terzo in ordine di distanza dalla sua stella, quello appunto sotto esame. Osservò attentamente ma quello che percepì fu solo una leggera variazione dello spettro solare e qualche passaggio più numeroso di piccole meteoriti.

Finito il suo turno di osservazione annotò sul registro giornaliero che riguardavano le indagini in corso: leggere variazioni nelle attività solari sotto esame. Dinamicità trascurabile senza annotazioni di particolare interesse astronomico.

Timbrò il cartellino e infilatosi il giubbotto salì sulla sua astroauto per correre a casa, aveva cose più importanti da risolvere: convincere la moglie a non regalare il veicolo spaziale al figlio. Troppo pericoloso alla sua età!

È TUTTA QUESTIONE DI RELATIVITÀ