Buon viaggio don Roberto, prete degli ultimi, di Lorenzo Tosa 

Don Roberto Malgesini, 51 anni, era appena uscito dalla sua casa di Como per il giro di distribuzione delle colazioni, come faceva ogni mattina, quando ad attenderlo ha trovato il suo assassino, un senzatetto di origini tunisine con gravi problemi psichici. Uno di quelli che don Roberto seguiva e assisteva personalmente, come faceva con tutti gli ultimi, i fragili, gli emarginati.

Perché don Roberto questo era: un prete di strada. Uno che ha dedicato la propria vita al prossimo, quasi come una missione.  

Mentre altri si limitano a parlare di fede e di cristianesimo, lui per anni ha trasformato in carne e ossa il messaggio cristiano, portando la colazione ai poveri, fornendo beni di prima necessità, accompagnando personalmente i suoi ospiti dal medico ogni volta che ce n’era bisogno, gestendo la mensa e il dormitorio comunali, che accoglieva soprattutto migranti. 

Per questo in città era mal sopportato da chi attorno alla caccia all’immigrato e al “prima gli italiani” ha costruito un intero messaggio politico. Gli stessi che oggi, a cadavere ancora caldo – a cominciare da Salvini – usano don Roberto per la loro squallida propaganda anti-migranti. 

Perciò giù le mani e le vostre bocche miserabili da quest’uomo che in vita ha incarnato esattamente l’opposto di come vorreste far passare la sua morte. Uno che ha rischiato e perso la vita per aiutare gli altri e che merita di tutto tranne diventare un simbolo della vostra miseria.

Don Roberto non era e non voleva essere simbolo di nulla e di nessuno.

Voleva solo rendere il mondo in cui viveva un posto più umano e sopportabile. 

Buon viaggio don Roberto, prete degli ultimi. 

Un Uomo.

Dalla pagina Facebook di Silvia Campagnolo

Don Roberto