LA MIA ESTATE, di Mirella Ester Pennone Masi

LA MIA ESTATE

Il giardino fu la mia oziosa estate,

la fuga, quando tutto taceva…

Il sole verticale scaldava la pelle,

uniche condivisioni nel silenzio

a colmare il vuoto che provavo

fu il frullare spensierato di minute ali

e un gracchiar di raganelle.

Il sole pomeridiano ardeva crudele

contro le persiane appena socchiuse,

allora correvo fra i prati verdeggianti

punteggiati dai rossi papaveri.

Supina sull’erbetta osservavo le vette lontane, 

dove la neve svapora al sole;

pigra socchiudevo gli occhi sognanti

a quel percepire di profumi d’erica

e di biondi allori.

Il chiacchiericcio dell’acqua dai fossi

sussurrava: “Vieni, canta anche tu…

nel grande oblio della solitudine!”

Ma sul tutto increspava lo splendore

poi, dissolveva in ombra la luce diurna,

stormivano alte le fronde, oltre i tetti.

Settembre arrivò presto 

e fu generoso di frutti e d’uve:

“così moriva il volo stanco di una farfalla”.

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