“Il matrimonio di Mara”, di Salvatore Turiano 

Da: https://www.tomarchioeditore.it/

“Il matrimonio di Mara” è un romanzo storico di Salvatore Turiano, suddiviso in sette capitoli: Il feudo Bardella, Il bosco ceduo, Mandrie di bovini, La pastorizia, I vignaioli, Il matrimonio di Mara, La visita del principe al casale.

“Indagare sull’antico mondo rurale dei Gravina, nel ’600, non è stato un vuoto sentire della storia, bensì aver raccolto pazientemente i cocci dispersi di una realtà che ebbe effettiva presenza nel corso degli avvenimenti. La storia è uno scrigno dentro cui si custodiscono quelle vicende umane che aspettano di essere riportati in vita.” – Salvatore Turiano

Estratto dal primo capitolo “Il feudo Bardella”:

Il territorio della Bardella, nel ‘600 era dominato prevalentemente da boschi; esso apparteneva alla baronia dei Cruyllas, e faceva parte del feudo di Calatabiano. Proprio in quell’ambiente silvestre cominciava a delinearsi, in maniera assai indistinta ed approssimata, la storia del Casale Gravina, il cui territorio era caratterizzato da terre vulcaniche e da colline ondulate, argillose e bianche, che un tempo molto lontano furono coperte dal mare, così da essere chiamate terre oceaniche. La formazione originaria, determinata da una struttura morfologica di natura marina, non lasciava dubbi sulla loro autenticità, tanto da rivelare, infatti, le sue antiche origini, in ritrovamenti fossili, che si ritenevano legati alla evoluzione geologica del sistema orografico e acquifero della zona, di antichissima origine.  […]

Il viandante che in sella alla propria cavalcatura si incamminava sui tornanti della Bardella, soleva fare una sosta, quando occorreva, nella bottega del “mastru “bardunaru”, per riparare la bardella (o u barduni) del proprio mulo, cavallo o asino, che dir si voglia; quadrupedi questi che nelle epoche passate furono i mezzi usuali di comunicazione, per gli spostamenti e i commerci umani.

Nell’antico casale, e poi nell’abitato che ne seguì, diversi furono i “bardunara” che operarono, per l’acconciatura delle selle e per riparare le bardature, con le rifiniture annesse. A questa attività si aggiungeva quella dei maniscalchi, gli addetti alla ferratura delle cavalcature, per cui se ne potevano vedere in ogni angolo di strada.  Nel Seicento, epoca da cui partiamo per esaminarne i contenuti del nostro discorso, la locomozione delle lunghe e delle brevi distanze avveniva solo ed esclusivamente con l’ausilio degli animali da tiro e da trasporto. Molte altre attività furono legate alla presenza di animali da trasporto nel lavoro e nell’uso quotidiano.

https://www.tomarchioeditore.it

Invio manoscritti:info@tomarchioeditore.it

Segreteria ed info:segreteria@tomarchioeditore.it