Ti trovo un po’ pallida, di Dario Fornaro

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Qui Alessandria ● Dario Fornaro

Ad Alessandria da un anno e mezzo sono in corso giganteschi lavori di sbancamento strade per la collocazione, debitamente interrata, della futura rete di teleriscaldamento urbano (almeno della prima, importante sezione, afferente alla Centrale Sud già realizzata). Prosegue del pari la provvisoria “sistemazione” – almeno in senso viabilistico – degli scavi: eseguiti, utilizzati e tombati.

I quartieri (e gli abitanti relativi, a un dipresso 10.000 persone) finora investiti dallo “tsunami” dei lavori in corso, sono per ora Europa e Pista: uno spicchio di città certamente parziale, ma non tanto da rendere conto del silenzio, amministrativo e mediatico, che accompagna sistematicamente l’avanzamento di questi enormi lavori e i disagi inevitabilmente inflitti ai cittadini coinvolti (invero tolleranti, pur all’interno del diffuso silenzio testé ravvisato).

Assunta, a suo tempo, la decisione comunale, fatta la gara e assegnati i lavori (un pacchetto da 100.000 euro!) sembra che l’unico soggetto operativo, e vivacemente operante, sul Progetto Teleriscaldamento alessandrino sia debitamente rimasto la Società esecutrice, sia pure con la robusta Finanziaria soprastante.

Il Comune appare totalmente e pervicacemente defilato, come di chi ha esaurito il suo complessocompito di “lancio” dell’ambiziosa Operazione Teleriscaldamento ed ora attenda in pace di partecipare ai festeggiamenti, quando ci saranno, per il taglio dei nastri e per la raccolta dei consensi politici alla storica operazione. Il sistema informativo e quel che resta degli Organi di partecipazione civica sembrano simmetricamente impegnati in un problematico sur place.

Difficile immaginare che lavori tanto vasti e impegnativi, per gli esecutori e per i cittadini-utenti, non abbiano suscitato qualche dubbio o problema di “convivenza”, anche superato, ma tant’é. Neanche uno schema della rete ciclopica che è in via di essere calata sulla  città (quantomeno nella “fase I): i pochi appassionati potranno dedurla seguendo il procedere dei lavori.

La strana situazione mi avrebbe indotto ad intitolare, in bozza, questa nota con un impegnativo: Telesilenziamento.

Praticamente nessun messaggio dell’Amministrazione alla cittadinanza, a cominciare da quello di cui si sentiva – e si sente – sostanziale bisogno, vale a dire la rassicurazione che al termine dei lavori tutte le strade e le aree pubbliche “compromesse “dagli scavi e dai depositi-cantieri saranno decorosamente “rimesse in pristino”, quantomeno alle condizioni di partenza.

Dice: ma questa “sistemazione finale” è già pacificamente ricompressa (si suppone), nelle esplicite condizioni della concessione per la rete realizzanda. Vero; ma molti cittadini coinvolti negli scavi amerebbero sentirselo dire, o ripetere, dal pulpito comunale: così, tanto per tenere il cuore in pace rispetto ai disagi subiti, diretti e indiretti, per le innegabili e travolgenti esigenze tecnico-costruttive dell’opera.

Avviandomi a concludere la nota, mi coglie un salutate, tempestivo refolo di dubbio, in specie sul titolo primigenio.

Chi mai, e come, può “silenziare”, senza ombra di eccessi, tutta una città?  No, non si può.

Casomai – in pura e denegata ipotesi – è la città stessa, nei suoi vari strati e umori, che, ad un certo punto secerne, chissà perché, un generale atteggiamento di distrazione o sospettosa indifferenza ai problemi importanti, recenti o ereditati, e alle notizie connesse (manca la domanda!).

Il pensiero corre inevitabilmente anche agli altri ”grandi progetti” e alle “mirabili prospettive” che hanno percorso, di clamore in clamore, almeno l’ultimo paio di decenni e che ormai, salvo transitori sussulti, non fanno neanche più cronaca.

Vedi in primis la Cittadella, la mitica “seconda Venaria” che non muove un passo verso una sistemazione lontana ma definitiva in usi e strutture; vedi la missione restauratrice e funzionale del complesso San Francesco-Ospedale militare; vedi il secondo ponte sul Bormida; vedi il recupero urbanistico della zona Zuccherificio; vedi l’eterno Scalo…delle mie brame; vedi l’ondivago Marengo Hub, vedi il restyling di Piazza Libertà; vedi..; vedi…

Allora il sentimento, scaturito dal Teleriscaldamento in marcia, si è fatto più trattenuto e meno giudicante: non è un episodio, sia pure monumentale, ma un indizio di diffuso malessere comunicativo.

Giova perciò ricorrere, per riassumere il busillis, al bel titolo, e rilassante, di Carlo Fruttero (romanzo leggero del 2009) che suona appunto: Ti trovo un po’ pallida.

Cara la mia città, anch’io ti vedo un po’ pallida. Qualche problema di salute civica?