Lindau, di Eugenio Montale, recensione di Elvio Bombonato

La rondine vi porta

fili d’erba, non vuole che la vita passi.

Ma tra gli argini, a notte, l’acqua morta

logora i sassi.

Sotto le torce fumicose sbanda

sempre qualche ombra sulle prode vuote.

Nel cerchio della piazza una sarabanda

s’agita al mugghio dei battelli a ruote.

EUGENIO MONTALE, 1932 (poi nelle “Occasioni”, 1939)

Lindau è una cittadina medioevale in un’isoletta del lago di Costanza (Svizzera). 

La rondine che prepara il nido e che ‘non vuole che la vita’ trascorra, si contrappone, con ossimoro, all’acqua stagnante del lago, che logora i sassi’. Nella notte le figure umane sono ombre spettrali (‘e l’altre ombre che scantonano nel vicolo’, “Ti libero la fronte dai ghiaccioli”) di una folla anonima esagitata (la sarabanda: frenetica danza spagnola). 

La poesia, pertanto, è costituita da quattro immagini (Dante Isella): la rondine, l’acqua morta, le ombre, e quella fonosimbolica del rumore causato dai battelli.          La lirica consta di due quartine, legate dalla rima alterna, ABAB, CDCD. Versi piani, di cui azzardo la scansione: settenario, doppio settenario ipometro, endecasillabo, quinario; endecasillabo, dodecasillabo, endecasillabo ipermetro, endecasillabo.