Con grande abilità descrittiva, il nostro Salvatore Scalisi delinea la figura di un detective di straordinaria umanità

Incalzato costantemente dal dolore per la morte della moglie, Parker cerca di proseguire la sua vita dividendosi tra ufficio, lavoro e cura della figlia, affidata alla dedizione della nonna paterna.

Nel racconto il “male” è rappresentato da Giacchetti, un losco individuo alle prese con uno sporco giro d’affari illeciti, mascherati dalla gestione di un elegante e raffinato ristorante. Il personaggio porta a compimento una serie di delitti con i quali distrugge anche la propria famiglia.

Parker, dopo aver risolto brillantemente il ”caso Giacchetti”, deve continuare a fare i conti con la sua solitudine e le sue angosce. Ma le ultime esperienze di lavoro e di rapporti umani, lo hanno avviato al superamento dei suoi incubi; egli è più sereno e pronto a ricominciare, insieme con Kate, la sua unica figlia. È per lei che proverà ad avere fiducia nell’avvenire; è per lei che riproverà a vivere.

Prof.ssa  Maria Carmela Benfatto

Nell’ampio ingresso adibito a sala d’attesa, Jennie, la bionda e giovane segretaria di Parker, è seduta dietro una grande scrivania angolare; sul tavolo trovano posto tutti gli oggetti necessari al suo lavoro: il telefono e il fax, un computer…

Nell’altra ala della sala, contraddistinta da un arco in legno noce chiaro, con parete a giorno lavorata a rete e ornata da alcune piante rampicanti plastificate, c’è una donna seduta sul divanetto, settantacinquenne, di piccola statura, capelli ricciolini grigi. Attraverso gli spazi della parete, l’anziana donna osserva con curiosità Jennie, quando dalla porta d’ingresso entra Parker con in mano il sacchetto del supermercato. La segretaria lo saluta con un cenno.

– Questo è per Paul – dice il detective, tirando fuori dal sacchetto della spesa un pacchettino di patatine fritte.

– Robert dice che lo stai viziando, e credo che abbia proprio ragione – replica la donna. – Paul chiede tutti i giorni di te, sarò costretta a portarlo qui… mi sembra che ultimamente abbia combinato abbastanza guai – continua Jennie.

– Già, questo è vero; credo che dovrò pensarci su e valutare la situazione con più calma – conclude ironicamente Parker, mentre si accinge a entrare nel suo studio.

– Ha telefonato Cellier, mi è sembrato agitato… desidera avere la relazione per fine settimana. –

– Desidera… imbecille; prima si fa fregare dal suo direttore, uomo di massima fiducia, così diceva, ora non sta più nella pelle. Ted? –

– Ci sta lavorando sopra, ha bisogno di alcuni giorni. –

– Cellier aspetterà! – e senza aggiungere altro, l’uomo chiude la porta del suo studio.

Jennie riprende il suo lavoro, quando a un tratto sente dei colpi di tosse provenire dalla sala d’attesa. La segretaria alza gli occhi dalla scrivania e scorge dai fori della parete l’anziana donna seduta sul divanetto.

– Oh… mi perdoni – dice la giovane visibilmente imbarazzata, mentre si alza dalla scrivania. – È rimasta per parecchio tempo in silenzio che mi sono persino dimenticata di lei … prego! –

Bussa alla porta dello studio di Parker.

– Si? –

La segretaria apre la porta.

– La signora Bacon… è da parecchio che aspetta. –

-… si accomodi. –

Jennie richiude la porta lasciandoli soli.

– Prego, si sieda. –

La donna si accomoda sulla poltrona rivestita in pelle nera, osservando con occhi incuriositi tutt’intorno.

– In cosa posso esserle utile – le chiede il detective.

-… il mio nome è Bacon, Anna Bacon. Provo una strana sensazione, e come se mi trovassi in uno studio legale, o in una stanza dove si discute di marketing, anche se non ci sono mai stata. –

– Mi dispiace se l’ho delusa. –

– Oh, no! È solo colpa dei miei ricordi, sono molto affezionata ai film di una volta… che sciocca che sono, immaginare che mi sarei trovata in un ufficio investigativo di molti anni fa, magari con il suo disordine, il suo fascino… mi perdoni non volevo divagare. –

Parker osserva la donna in silenzio, con simpatia, attratto dalle sue parole.

– È stato ucciso un uomo tre mesi fa, si chiamava David Scott, lavorava come vigilantes… ecco, vorrei che si scoprisse chi è stato ad ucciderlo. –

Dalla borsetta la donna tira fuori una busta grande, del tipo di quelle che si usano per la corrispondenza, e la poggia sulla scrivania.

– Dentro ci sono quindicimila dollari, tutti in biglietti di grosso taglio, altri quindicimila li riceverà alla fine del lavoro… sono i risparmi di una vita. –

– È una bella somma! – esclama Parker. – Purtroppo non li posso accettare; voglio dire, mi occupo d’altro, da qualche anno non faccio più questo tipo di lavoro. –

– Mi hanno parlato bene di lei, ma, non è nel mio carattere insistere. Credo che sarà difficile che io vada da un altro investigatore. –

Delusa, la donna si alza dalla poltrona e rimette la busta con i soldi dentro la borsetta.

– Mi perdoni per il disturbo… – Si avvia verso l’uscita, quando…

– Signora Bacon… –

– Si? –

Il detective abbassa lo sguardo, sembra esitare come a mostrare un atteggiamento di arrendevolezza, poi fissa la signora Bacon in viso e le chiede:

– Chi era esattamente per lei, David Scott? –

– Un amico! –

– Si risieda, la prego. –

– Ci ha ripensato? –

-… può darsi. –

– Spero, che non le avrò suscitato compassione. –

L’uomo ammicca ad un sorriso. – Niente di simile, semmai un’irresistibile simpatia. –

-… grazie. Non vorrei, però, che per colpa mia scompigliasse la sua normale routine di lavoro.  –

– Sarebbe come ritornare alle origini. –

– Se la sente? –

– Prima o poi sono convinto che l’avrei fatto – ammette l’uomo. – Già, è inevitabile, sarebbe stato solo una questione di tempo. –

– Trasportato dalla vocazione. –

– Qualcosa di simile. –

– È commovente l’amore che un uomo provi per la propria professione – replica la signora Bacon.

– Come l’affetto che la legava al suo amico che è stato ucciso. –

-… era un brav’uomo, non meritava di andarsene così. Chi è stato a spezzare la sua giovane vita, deve pagare… –

– Ci sono gli organi di polizia che adempiono a questo compito e lo fanno anche bene… –

– Forse, i troppi impegni castigano il risultato del loro lavoro – replica sorniona la donna.

– Già. Forse… –

***

Premessa i libri del genere giallo non sono molto nelle mie corde da lettrici, infatti l’ho lasciato per ultimo, quindi un po’ titubante ma fiduciosa nello stile di Scalisi l’ho letto.

La sua scrittura, dopo che s’ingrana, si riconosce subito e t’intrappola in un caso da risolvere. Il lettore raccoglie le informazioni attraverso i dialoghi, facendosi un’idea chiara fin da subito ma che verrà stravolta totalmente, in un turbinio di colpi di scena da mozzare il fiato. 

Attraverso dei flashback conosceremo meglio il nostro detective che ci delineerá un personaggio sensibile, dilaniato dalle ombre del passato.

John Parker il detective è la punta dell’iceberg, una saga che comprende altri 19 episodi.

Se il genere giallo vi piace non riuscirete a farne a meno.

Buona lettura