Quei Giorni Assieme in Java, una storia vera di Carlo Gabbi, poeta italiano in Australia, parte 3° e 4°

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Parte 3° e 4°

Scritto da © Carlo Gabbi –

PARTE TRE

Questo è come venni a conoscere Francisca. Ero arrivato al “Losari Retreat and Coffee Plantation” in un tardo pomeriggio di settembre. Si era al finire della stagione delle piogge, durante le quali le precipitazioni giornaliere sono spettacolari. Ora, col giungere della stagione secca, si susseguivano unicamente rari acquazzoni serali che non avrebbero interferito con la mia attività diurne, durante la settimana di permanenza in quel magnifico “Resort”.

Fuori, dalle ampie finestre del soggiorno potevo ammirare l’immensa coltivazione di caffe ‘con la piacevole vista delle piante verdi e rigogliose che facevano intravvedere i loro rossi frutti. In lontananza si innalzava una lunga catena di montagne, molte delle quali avevano fumaioli che sprigionavano nubi bianche che si alzavano al di sopra delle cime salendo verso il cielo, ed i fianchi di quei monti erano coperti da una folta vegetazione di un verde intenso, la quale rispecchiava la tipica regione tropicale nell’immediato entroterra.

Nella tarda sera ero seduto al bancone del Bar, avevo un aperitivo in fronte a me, nell’attesa del pranzo serale. Ad un tavolo della sala, poco distante, sedeva una giovane donna, vestita elegantemente, ed appariva una vera regina, ed era corteggiata apertamente da tre aitanti giovani uomini. Incredibile di quanto fossero dissimili nell’apparenza, razza e forse anche educazione. Senza dubbio uno di loro era indiano, il secondo un arabo ed il terzo poteva essere sia tedesco che olandese, ma qualunque fosse la sua origine, era ben rubicondo e rosso in viso. Erano uniti da un cameratismo forzato, perché ognuno di loro battagliava con la buona ragione, nell’essere galanti e intraprendenti, nella speranza di aggiudicarsi alla fine il posto di onore nel cuore di quella dama stupenda.

Riconobbi che ne valeva la pena perché era una donna di una bellezza non comune. Era senz’altro nativa del luogo ma nel suo vestire era molto più affine ai costumi Europei, ed era stata capace di creare per se stessa l’immagine di una dea, mettendosi in risalto come lo avrebbe fatto nel passato una sacerdotessa vestale. Infatti anche la nuova Venere era vestita unicamente con una semplice tunica semitrasparente, ben attillata, capace di mettere in risalto le dolci curve del suo corpo.

Dopo quella svelta ispezione iniziale mi sentii ancor più incuriosito di lei. Ero desideroso di approfondire le mie ricerche della sua bellezza ed iniziai così una minuziosa ispezione delle sue grazie, sia quelle evidenti come pure quelle seminascoste dalla trasparenza della sua tunica.

Giunsi alla mia prima conclusione che la Venere in disguisa agiva come una attrice nata, desiderosa di attrarre su di se l’ammirazione di coloro che le erano vicini, specialmente mirava ai molti visitatori stranieri che formavano il nucleo maggiore in questo luogo elegante. Poi pensai che la maliarda, astutamente e con malizia, aveva rinunciato di indossare un reggipetto, con l’evidente risultato che ora i suoi turgidi capezzoli cercavano di perforare il leggero tessuto per poter apparire al di là della leggera stoffa. Aveva capelli neri, tagliati corti e lisci sopra la nuca. Pensai che aveva creato questo stile di capigliatura con una buona ragione, perché in quel modo coraggiosamente contrastava con le altre donne locali che si trovavano in quella sala e che per i doveri imposti loro portavano chiome lunghe e ben lisce. Le sopracciglia della sconosciuta erano ben curate ed arcuate, aveva occhi grandi ed ardenti, brillanti di luce propria, profonda e scura. Mi piacquero le sue labbra carnose, ben modellate, che prendevano forma e rilievo con l’astuto tocco di un rossetto glossy, che le si addicevano, creando in lei sensazioni sconcertanti con quel forte colore violaceo che chiaramente rimarcava la sua sessualità ribelle.

La tunica attillata, come una seconda pelle naturale, metteva in risalto il suo corpo perfetto e quella bellezza era ancor più ampliata con la rivelante ampia scollatura che scendeva liberamente tra l’incavo dei suoi seni che apparivano ben modellati e di giusta proporzione, né troppo grandi o piccoli e incredibilmente eretti. La tunica aveva pure due larghi spacchi laterali che salivano inverosimilmente, lasciando libere le sue lunghe gambe, finemente affusolate.

La sua carnagione era infine stupendamente liscia, di un colore favolosamente bronzeo-ambrato che senz’altro era, a mio giudizio, null’altro che il completamento della sua bellezza femminile.

Dopo questo mio attento studio della sua femminilità non mi stupii più di tanto nel notare il modo in cui era corteggiata da quegli strani giovani seduti attorno a lei, ma posso garantire che non erano gli unici. Riceveva gli sguardi di molti altri ammiratori che dai tavoli vicini si riversavano su di lei, e chiaramente parlavano di sogni erotici e desideri carnali.

~ * ~

Fu nelle tarde ore di quella stessa sera, e dopo alcuni Whisky già bevuti, che ebbi modo di notarla nuovamente. Mi trovavo nuovamente seduto sull’alto sgabello al bancone del bar, mentre la giovane donna era seduta allo stesso tavolo di prima, assieme agli stessi tre giovanotti con cui si trovava assieme durante il pomeriggio. Quei giovanotti erano ora intossicati per il troppo bere e si arruffavano a parole, cercando di contestarsi il privilegio dell’essere il preferito dalla giovane dea. Ma differentemente lei a questo punto, dopo tutte le loro bravure, sembrava alquanto annoiata.

~ * ~

Era prossima la mezzanotte quando la Venere Ambrata venne a sedersi al mio fianco, “Sono annoiata da morire, mi offra da bere, per favore.”

“Certo. Un Martini?”

“Qualcosa di più forte per poter ricreare la forza di sorridere nuovamente e dar inizio al buon umore. A double whisky on the rock will do fine, please. Sono Francica e tu?”

“Gianni, piacere di conoscerti.”

“Where do you come from? Scommetto sei Italiano.”

“Do you speak Italian? Dove l’hai imparato?”

“A Roma, ho studiato là come farmacista per un anno, ma mi sono laureate a Sydney. Dimmi, Gianni, perché mai hai lasciato la bella Italia?”

“E` una domanda che mi sono posto troppe volte fino all’esaurimento. Fu quando pensavo veramente al ritorno che capii che era troppo tardi. But in confidence, I’m not homesick.”

“Me too, whenever I am abroad. Mi sento homesick degli altri paesi, quando sono a casa. Beside, my countrymen hate me.”

“Perché mai dici che i tuoi Connazionali ti odiano? Come posso crederti? Sei la più bella donna nella sala ed ho notato come tutti ti ammirano…”

“Già, tutti meno che gli Indonesiani. Mi trovano troppo diversa da come loro pensano la loro donna perfetta dovrebbe essere. Per loro la donna deve avere una carnagione molto chiara. Sicché io sono per loro troppo scura. Poi la donna deve portare capelli lunghi e lisci. Io invece li tengo tagliati corti sulla nuca, (questo come disdegno verso loro ed esprimere il mio logico disgusto.) Infine le loro donne devono essere sempre docili e servili ai loro voleri, rispondendo prontamente al loro comando. E qui è esattamente dove sta il mio forte. Nessuno, sino ad ora mi ha fatto genuflettere al loro volere. Comprendi ora Gianni di quanto diversa sia dal loro tipo femminile?

“Poi, come ultima cosa, e credo lo hai già intuito, mi piace essere indipendente, di fare a modo mio come l’opportunità del momento mi indica sia più opportuno. Questo è il motivo per cui stasera, stanca da morire, ho lasciato quei giovani a finire di azzuffarsi tra loro in inutili discussioni. Avrebbero dovuto chiedermi direttamente, ma nessuno, in tutte quelle ore assieme fu capace di invitarmi di passare la notte in buona compagnia. E poi vogliono chiamarsi uomini, ma sono senza coraggio ed negativi nella loro maschilità, sanno dire unicamente parole semplici e banali…mi comprendi vero? Naturalmente mi hanno stancata da morire.”

“Accidenti che bel tipo sei! Ma dimmi allora, come fai a vivere in questa civiltà Islamica? E cosa mai pensa tuo padre del tuo modo di fare?”

“Questa è la ragione che vivo da sola nella nostra casa di campagna. Tutti gli altri se la godono nella casa paterna in Jakarta.”

“Questa non è una risposta valida alla mia domanda. Te la devo ripetere?”

  “Ok. Va bene! Ho zittito mio padre e lo ho ammonito. Gli ho detto che dopo tutto è colpa sua, perché ho imparato dal suo modo di vivere. Gli dissi che faccio null’altro che seguirlo nei suoi stessi passi e apertamente gliela cantai pure, ‘Voi uomini siete tutti  porci. Per voi va bene avere mogli e concubine e ve ne infischiate se la povera donna che vive con voi sia felice. Volete che sia la vostra schiava e disponibile a tutti i vostri sporchi voleri.’

 “Dovresti aver visto mio padre! Era diventato rosso come un gallo, sbuffava da morire, ma poi alla fine sbottò in una risata assieme a me.., ‘Non ho figli maschi, ho solo femmine. Tu sei l’unica ad avere quel caratterino e mi piaci. Sei un maschiaccio.’  Dopodiché tra le risa, mi ha abbracciato e mi ha detto, ‘Brava Francisca, sei coraggiosa. Questo è il modo come ti ho sempre voluto. Sei proprio mia figlia e sono orgoglioso di te.’  Fu un paio di settimane dopo quella discussione, che come premio mi offrì di essere sua partner in affari.”

“Sicché` anche tuo padre e` farmacista?”

“Ma che scherzi? È un generale ed è anche potente. In Jakarta tutti lo riveriscono.”

“Davvero mi stupisci, Francisca. Mai e poi mai avrei pensato di trovare tale “FEMMENA” come tu sei, qui in Indonesia.”

“Caro Gianni, lo sai che mi piaci pure? Cosa fai qui in Java e quanto a lungo stai?”

“Sarò qui alla piantagione per una settimana. Non ho ancora deciso cosa fare dopo. Sono venuto come turista, desidero vedere e conoscere un po il paese. Per fare ciò ho bisogno di una guida capace e bella. Are you available for the position?”

“Cerchi di indurmi in un lavoro così inferiore? Per quello che cerchi posso darti il mio servo come guida, lui va a piedi dovunque e conosce il paese meglio di me. Ma… proposta alla tua proposta ed a te ad accettare, se proprio mi vuoi avere. Mi sento annoiata per mille cose. In questo stato e da sola non sarò capace di dormire in tutta la notte. Vuoi tenermi buona compagnia e bere assieme? Ho bisogno di avere qualcuno abbastanza intelligente per poter scambiare qualche cosa di ben più interessante che il solo discorrere di banalità. Che ne pensi? Una domanda ancora, dimmi Gianni, quanto romantico sei? Dimmi per quanti giorni posso contare sulla tua compagnia ed il tuo amore…? Dimmi apertamente se pensi che sono una ragazza troppo viziata?”

~ * ~

Uscimmo all’aperto e ci accolse l’aria fresca che scendeva da quella vicina catena di vulcani per la maggior parte spenti. Attorno si snodava un lungo viale che portava lontano entro quell’immenso parco e giardini equatoriali che erano coperti da innumerevoli palme tra le quali rifulgevano maestose ed imponenti le palme a ventaglio con foglie larghe e rigogliose e da quelle ribollivano immensi fiori a testa di pappagallo in color oro, blue e rosso. Al di sotto di quelle si notavano letti fioriti, ben mani curati e leggiadri. Qua` e la`, lungo la via, sia per dar riposo o meditare, erano stati eretti padiglioni accoglienti, con poche pareti perimetrali per dare modo alla frescura di crearsi, e pavimentati con leggiadre mattonelle di marmo locale. Questi luoghi erano confortevoli, con soffici divani e cuscini ricoperti di sete pregiate, che certamente erano invitanti con la penombra che sempre esisteva per chi volesse scambiare un bacio, un pensiero, un abbraccio.

La Croce del Sud, risplendeva al disopra, elegantemente allungandosi nel cielo sovrastante indicando l’estrema posizione Sud, e gareggiando in bellezza, con la moltitudine delle altre stelle accese nel cosmo, per luminosità e splendore.

Francisca si era ora fatta piccina, mentre sedevamo in uno di quei bungalow aperti. Si era rifugiata vicino a me, inondandomi con il suo calore ed il suo profumo di donna e ne ero inebriato.

“Non giudicarmi male, desidero aver sesso, ora, ma perché poi non lo dovrebbe essere? Sono giovane e piena di vita, non ti pare sia giusto?”

“Ti comprendo, Francisca. Tutti noi ci sentiamo dominati da questi impulsi che si propagano dall’interno del nostro essere primitivo. Ma dimmi, è solo sesso che cerchi da me?”

 “No, cerco da sempre. Cerco il vero amore, ma dimmi, lo hai mai trovato? esiste veramente? Mai ho sentito il brivido creato dal vero amore. Sono sempre attorniata da uomini che mi vogliono, come hai visto pure stasera, ma nessuno è capace di offrire quello che da sempre voglio. Dubito che l’amore esisti. Penso che è stato creato da poeti e scrittori. Ma dove e` mai veramente? Dove sono i veri Romei preparati a dar la loro vita per la loro amata? Dubito che al giorno d’oggi gli uomini sappiano amare. Sono solo capaci di dire un’immensità di parole, ma poi, alla conclusione, ed io credimi lo so` bene, quello che vogliono, pensano e poi quello che domandano e` una cosa sola. Vogliono avermi nuda sopra un letto e trastullarsi carnalmente col mio corpo di donna. È questo quanto si può chiamare amore?”

“Quanto dici, in molti casi è la realtà. Nella maggioranza l’uomo è adulatore perché ha un fine ed uno solo. Averti per una notte o due, e poi buttarti e sparire al più presto. Non è quanto avviene a te?”

“Bravo, Finalmente ho trovato un uomo onesto. Mi piaci. Penso che se ti fermi qui un po` potremo essere più che solo amici.”

Quelle furono le nostre prime confessioni. Sapevo per esperienza che in amore prima di tutto bisogna essere onesti e dire quanto si pensa. Comunicare è l’essenza e l’inizio nell’entrare in quel mondo in cui, più tardi, la comunicazione dei nostri io avverrà con spontaneità lasciando tempo all’altro di comprendere ed apprezzare quale siano i nostri sentimenti di vero amore ed il desiderio di essere assieme.

Continua… 

PARTE QUATTRO 

Improvvisamente mi chiese “Che ore sono?”

“Sono le 3.30. È ancora notte. Non puoi dormire?”

“Appena svegliata, vuoi parlare?”

“Stavo pensando…di quanto le cose siano cambiate, dal momento che arrivai in Java. Ripensavo al modo in cui ti notai la prima volta al bar. Fui improvvisamente preso dalla tua bellezza e mi compiacqui. Ti vidi super dotata, l’unica vera “Donna” tra tutte le altre presenti. Fu allora che incominciai ad inalare il profumo della tua femminilità e ti trovai diversa. Poi, quando la sera stava per finire venisti a sedere vicino a me. Fui sorpreso del tuo modo di fare, ma fui pure compiaciuto. Poi, quella stessa notte, ci unimmo nel nostro primo amplesso e lo trovai di fuoco. Più tardi capii che desideravi evadere… Perché?

“Mi sentivo troppo sola, sebbene, come sempre, fossero in troppi attorno a me, sentivo il bisogno di qualcuno che mi capisse… lo stavo cercando in giro. Poi ti notai al bancone del bar e sono venuta. Ti avevo visto diverso e…non volli perderti.

  “Mi hai stupito, e non solo per quello, vuoi sapere il perché? Dicesti quanto una donna mai mi aveva detto prima. Pensai quanto fosse assurdo il tuo pensiero. Come poteva essere possibile che una bella donna come te non potesse credere all’amore? Categoricamente lo negasti, dicesti che era null’altro che la creazione di poeti.”

“Gianni, mi devi credere. In tutta la mia vita il mio cuore aveva mai accelerato i suoi battiti al bussare dell’amore. A volte, assieme a qualcuno avevo sentito un po` di tiepidezza, null’altro che quello, tanto che incominciai a credere che l’amore duraturo fosse impossibile. Ogni giorno avevo vicino uomini nuovi, a volte anche un po` adulatori, ma raramente tra loro vi fu uno capace di trasmettermi pensieri profondi. Nessuno fu capace di farmi comprendere cosa fosse quell’arcano mistero che si chiama amore. Tutti unicamente ronzavano vicino unicamente presi dai loro miseri piaceri sessuali. Disillusioni, meschinità da quei pretendenti, lasciandomi fredda nei miei desideri di donna, lontana dalle emozioni vibranti che si dovrebbero sentire allorché si ama! Sapesti quanto a lungo ho atteso per il mio Lui, quello capace di far sussultare la mia anima e inondarla con il calore tanto atteso. Lo sognavo capace di rendere il sapore dei baci differenti dagli altri che avevo sempre ricevuto. Ho sentito dire, e l’ho pure letto, che i baci d’amore sono inconfondibili, che sanno donare una gioia che discende nel cuore dell’amato in un modo inconfondibile e sublime.”

“Ti sto` ascoltando, dimmi…”

“Capisci, caro Gianni, perché non potevo credere all’amore?  Ma con te è stato differente sin dai primi momenti assieme. Ti ricordi quando mi sono rannicchiata vicino a te in quel padiglione all’aperto? Fu allora che avvenne. Ti volevo e avevo bisogno del tuo calore umano, perché mi sentivo piccina e persa, perché avevo bisogno di piangere sulla tua spalla. Tu mi abbracciasti, mi tenesti stretta a te, mentre sussurravi parole rassicuranti, senza chiedere niente altro…senza dire, come tutti gli altri, che volevi il mio corpo…Quello fu quando ti sentii umano verso di me. Mi incoraggiasti e mi sentii rasserenata, perché tu non chiedevi nulla da me, ma sapevi donare ed incominciai a comprendere la verità. Tu, senza bisogno di parole, mi rivelasti molte cose. Nel tuo silenzio mi facesti comprendere che, anche se condizionatamente, l’amore può anche esistere. Ti avevo al mio fianco, sentivo il calore del tuo corpo, ed allora incominciarono a fluire quelle onde magnetiche da te e mi raggiunsero. Quella fu la prima vera gioia che tu mi diedi e mi colse all’improvviso ed incominciarono a far sussultare il mio cuore. Fui sorpresa, presa alla sprovvista da tale emozione che mai avevo provato prima. Da quel momento tutto mutò, e  trovai quanto diverso fosse il modo in cui i nostri corpi nell’unirsi nel primo abbraccio generarono felicità . Più tardi, quando ti offrii il mio corpo, capii pure che non era l’usuale amplesso scambiato ogni giorno, quello di ieri o il giorno prima, o il modo usuale di aver sesso che non donava emozioni. Assieme a te incominciai a sentire uno strano ronzio…che arrivava come musica alle orecchie… Non so se posso rendere chiara l’idea, ma questo fu cosa provai assieme a te… Seguii quella musica, che in breve tempo mi stava parlando… mi sentii differente, compresi che quella musica era null’altro che l’inno chiamato amore!”

“Quanto mi dici, Francisca, sembrano cose irreali. Com’è possibile che sia avvenuto in questo modo?”

“Si Gianni, credimi! Sento ora che la mia vita è differente. Mi sento diversa, tutto è reale e vivo senza l’usuale noia giornaliera. Ho aspettato a lungo che il mio Lui arrivasse. Dimmi, è mai possibile che tu sia quel Lui? Tu fosti il portatore di quella musica, capace di avermi fatto conoscere sentimenti nuovi, mai conosciuti prima… Ti sentivo vicino, e con un salto mi hai condotto al di là di quella barriera che mi ostacolava a comprendere i miei sentimenti… Prima di te, posso dire, era null’altro che “Falsità!” Tu mi hai indicato un nuovo modo di vivere, sconosciuto e che mai era esistito prima. Ho conosciuto nuove emozioni, capaci di unire corpi ed anime, e ridonare il piacere di vivere. Parlami, Gianni. Per favore abbracciami, tienimi stretta a te e dimmi che sei il mio uomo, quello che ho bisogno e che ho sempre cercato. Dimmi che farai di me quella donna che ho sempre desiderato di essere. Baciami ora, e donami il piacere di vivere… Sento che è il destino ti ha mandato da lontano, e sai il perché? Hai fatto sì che i miei sogni si avverassero. Da sempre ti attendevo. Rendimi felice e non solo per oggi. Dimmi che porti l’Amore. Fammi gioire, fai sì che i miei sogni di sempre, diventino possibili e reali.”

“Si, Francisca. Sarò lieto di condividere i tuoi desideri, anche se, come ben dici sono unicamente sogni. Sono arrivato come un occasionale visitatore. Non voglio creare illusioni.  Dici che fu come un sogno. Sai bene che i sogni non sono duraturi, esistono per breve tempo, anche se sono belli e sanno donare piaceri, ma non possono mutare il ciclo della vita.  Ti prometto che fintanto che saremo assieme, cercherò di donarti gioia. Sarò un buon ascoltatore e cercherò di esaudire i tuoi desideri d’amore. Così parlami liberamente dei tuoi desideri e delle tue fantasie in amore e cercheremo assieme di far si che diventino reali.”

“Si, Gianni. Aiutami a creare quel tipo d’amore che mai ho conosciuto. Chiudo i miei occhi, per concentrarmi meglio. Incrocio pure le dita della mano destra in segno di scaramanzia. Intensamente desidero che tutto si avveri, che sia reale e duraturo.

Mai come ora mi sono sentita leggera e felice. Adoro i nostri oggi assieme, sperando che vi sia un domani e settimane e mesi ancora per me. Capisci il mio bisogno di averti vicino? Voglio donarti il mio amore. Sappi che ti amerò come mai ho amato prima.”

“Perché mai?”

“Semplicemente perché sei mio, perché assieme a te mi sento felice, perché so` che sei l’unico che saprà condurmi sulla via che si chiama amore. Avevo urgenza di dirti tutto ciò. Questo è il perché ti ho chiamato nel bel mezzo della notte. Prima che queste sensazioni svaniscano con l’arrivare dei primi chiarori dell’alba. Capisci l’urgenza di dirti tutto?

~ * ~

Ricordo quella conversazione nel mezzo della notte, una delle tante notti assieme. Quanto mi disse fu una rivelazione sconcertante, dopo alcune ore da quando mi aveva confessato che aveva dubbi sull’esistenza dell’amore, e sarcasticamente aveva annunciato la sua incapacità di amare.

Pensai che il suo problema maggiore era di non aver mai trovato un uomo capace a trasmettere i sentimenti d’amore e far nascere in lei una passione duratura.

Molte volte, avviene allorché una donna è troppo bella. Fa nascere nell’uomo pensieri di cupidigie carnali, l’istinto primordiali di possedere la donna con forza, brutalmente volendo il suo corpo. Quindi è impossibile l’unione spirituale degli animi, e creare la purità dell’amore sincero.

Altre volte è colpa della donna avida, che conoscendo di essere bella ed ammirata, vuole che l’uomo la compri a prezzo d’oro.

Ma questo non era certamente il caso di Francisca. Capivo che i suoi desideri erano sinceri e voleva amare per amore. Era pure indipendente sul lato finanziario, quindi libera nella scelta dell’uomo con cui aver sesso.

Soffriva nel sentirsi ostracizzata dall’egoismo di coloro che volevano unicamente il suo corpo senza donarle carezze, baci e parole dolci.

Perciò Francisca aveva inconsciamente creato la sua corazza di difesa, chiudendosi in se stessa, combattiva contro i costumi atavici e rifiutando quelle leggi tipicamente maschili di sopruso verso le donne.

Inoltre vi era un secondo gruppo di uomini che pur desiderandola non erano migliori degli altri. I molti che venivano da paesi europei, arabi, o asiatici, e che vedendola sola, bella, attraente, desideravano il suo corpo, in gioie fittizie e di breve durata, forse una sola notte di amplessi, per godere il suo corpo giovane e bello. Erano uomini che non avevano tempo da perdere. Turisti ed uomini di affari, con il desiderio di assaporare il suo corpo e poi gettarla al più presto, perché nell’indomani sarebbero ritornati alle loro case tra le braccia delle loro mogli.

Compresi che quello era il suo dilemma e capii i suoi timori, e perciò il naturale rifiuto di voler credere all’esistenza dell’amore. Desideravo poterle donare un po` di felicità ed affetto e far così nascere il lei un sorriso di gioia, attimi di felicità, che le erano stati negati prima. Volevo che comprendesse che si, l’amore e` possibile. Doveva conoscere il piacere che un uomo può trasmettere e capaci di entrare in lei, l’amare liberamente, l’amore che libera dagli affanni, e dai tormenti e che la rendevano schiava. Doveva imparare a lasciare libero il pensiero, per ricuperare la spiritualità e la leggerezza d’animo. Solamente in quel modo, sentendosi leggera e libera nel suo intimo, avrebbe potuto ascoltare il nuovo amore, trasportata dal vento del desiderio, e vagare alta nel cielo, piena di felicità, assieme ad un compagno fedele nella vita, capace di guidarla, comprendendola e donandole affetto, e capace di darle un bacio d’amore al momento giusto. Solamente così, Francisca, avrebbe imparato ad apprezzare il vero amore, donatole da un uomo considerato che sapesse infondere in lei la tenerezza e la spiritualità di cui aveva bisogno.

Solamente cosi, Francisca avrebbe compreso il soffice tepore dell’essere amata, che e` altrettanto necessario quanto lo e` il calore del sole che genera la gioia di vivere.

A quel momento compresi il mio bisogno di lei, ed assieme creare il miracolo di un nuovo amore. Sentii di essere diverso. Il mio cuore pulsava ora rapidamente. Cercavo pensieri e parole d’amore nuove per dirle il mio stato d’animo. Erano desideri assopiti da troppo a lungo. Ma speravo ugualmente nel miracolo dell’amore assieme a lei.

 Il tempo per noi era limitato e purtroppo presto avremmo dovuto separarsi. Ma sarebbe stata unicamente la separazione dei nostri corpi, perché sapevo che i nostri animi sarebbero rimasti uniti a lungo. Poi in noi sarebbe rimasto il ricordo, Forse a volte assopito, ma con il ritornare del pensiero a quei giorni trascorsi assieme, la gioia sarebbe rinata addolcendo nuovamente il nostro animo.

E così venne il giorno della nostra separazione. Fu penoso lasciarla. Ma il destino umano e` pur sempre stato scritto sin dal giorno della nostra nascita, e inconsciamente accettiamo la nostra sorte.

Nella vita di ognuno di noi i ricordi sono molti, a volte dolci ed altre tristi. Questo fa` pure parte della vita umana. Viene spesso da pensare che i piaceri sono sempre troppo pochi mentre le sofferenze sono sempre troppe.

Mai sarà possibile cambiare quanto e` avvenuto nel passato, sebbene sappiamo che se fosse oggi si agirebbe in modo differente.

Così la mia vita avventurosa mi condusse in terre differenti e lontane.

Venni a contatto con altri popoli, vidi altri luoghi. In quel modo persi tutti i contatti con Francisca. La nostra corrispondenza finì. Mi auguro che ora, nella sua maturità conosca la saggezza insegnatole dalla vita, ed abbia la sua famiglia. Spero che si senta felice.

Come oggi posso dire che fui felice di averla incontrata e di avere trascorso assieme a lei giorni indimenticabili di felicità ed amore. Oggi, dopo tanti anni da quei giorni passati, sento ancora desiderio di lei. La penso ancora come l’adorabile Venere Ambrata. So` che ha creato una nicchia nel mio cuore, so` che e` in me e mai la potrò scordare. Di tanto in tanto guarderò le sue foto, risentirò da quel “casset” la sua voce e riudirò con piacere le sue parole d’amore che mi disse allora. In questo modo sarò nuovamente assieme a lei. Sarò felice nel ricordo di quei giorni passati assieme, dei suoi baci ardenti e del suo corpo divino. La rivedrò con il mio pensiero ed in quel modo rivivrò nuovamente con la mia Venere, che amai in tempi lontani in quella piantagione di caffè in Java. In questo modo il suo ricordo ed il suo amore rimarranno imperituri in me, vividi e reali. Penso che molte volte la separazione dei corpi crea un amore più sublime e duraturo di quanto lo possa essere una lunga vita vissuta assieme, perché mai potrà essere contaminato da screzi, e liti. Riterrà quindi tutta la purezza e fragranza di un splendido sogno.

    FINE

 Brisbane, Australia, May, 2012