Dal 29 agosto 2020 Palazzo Albergati di Bologna ospita la mostra Monet e gli Impressionisti. Capolavori dal Musée Marmottan Monet, Parigi.  Si tratta di 57 capolavori di Claude Monet e dei maggiori esponenti dell’Impressionismo francese, provenienti dal Musée Marmottan Monet di Parigi, che, per la prima volta dalla sua fondazione nel 1934, ha accettato di prestare un corpus di opere uniche, molte delle quali mai esposte in Italia e nel resto del mondo.

Sebbene meno noto del Musée d’Orsay, il Marmottan è ritenuto, non a torto, la “casa dei grandi Impressionisti” ed ospita una ricca e variegata collezione di opere di Monet, a cui si affiancano pregevoli tele dei principali interpreti del movimento artistico che ha rivoluzionato la pittura mondiale.


La mostra si propone anche di rendere omaggio ai collezionisti e benefattori – tra i quali molti discendenti e amici degli stessi artisti in mostra – che, a partire dal 1932, hanno contribuito a costituire la prestigiosa collezione del museo parigino, rendendola una tra le più ricche e rappresentative dell’arte impressionista.

Il percorso espositivo è articolato in sei sezioni suddivise sui due piani del palazzo.

Nella prima sezione, all’ingresso del piano terra, sono presentate alcune figure importanti per la nascita della collezione.Il museo prese corpo da una donazione, realizzata da Michel Monet, di opere che il padre Claude aveva conservato a Giverny, e da una serie di tele messe a disposizione da Victorine de Bellio, figlia di Georges de Bellio, collezionista e grande estimatore degli Impressionisti. Proprio i ritratti di Victorine de Bellio (1892) e di Julie Manet, figlia di Eugene Manet e di Berthe Morisot (1894), realizzati magistralmente da Pierre-Auguste Renoir, aprono questa prima sezione della mostra insieme a due grandi capolavori di Claude Monet come Il ponte dell’Europa, Stazione Saint-Lazare (1877) e Il treno nella neve – la locomotiva (1875).

La seconda sezione raccoglie opere della pittrice Berthe Morisot, mettendo l’accento sulle difficoltà di un’artista donna ad imporsi in un’epoca in cui ancora un essere umano di sesso femminile, perché tale, non poteva frequentare l’Accademia delle belle arti, e aveva, anche nella vita quotidiana, un ruolo subalterno rispetto all’uomo. E la determinazione di questa pittrice emerge in modo significativo dal piccolo Ritratto di Berthe Morisot distesa (1873), realizzato dal cognato Édouard Manet, mentre della Morisot sono esposte diverse opere tra cui Donna con ventaglio (1874)e Porto di Nizza (1882), con una resa di colore straordinaria del movimento delle onde marine.

La terza sezione è dedicata alla pittura en plein air, peculiarità del movimento impressionista e scelta rivoluzionaria rispetto ai soggetti che caratterizzavano le esposizioni nei Salon parigini. Maestri del genere, oltre a Monet, furono soprattutto Alfred Sisley, di cui sono esposte alcune tele tra cui Primavera nei dintorni di Parigi, meli in fiore (1879), e Camille Pissarro, presente con l’incantevole Boulevard esterni, effetto di neve (1879). Scontata la presenza in questa sezione di alcuni capolavori di Claude Monet, tra cui Passeggiata vicino ad Argenteuil (1873) e Campo di Iris a Giverny (1887).

In contrapposizione al paesaggio, la quarta sezione è dedicata alla pittura di figura, tramite la quale gli Impressionisti risposero a chi li accusava di non saper disegnare; le opere di Edgar Degas, come il Ritratto di Henri Rouart (1871) e il Ritratto di Madame Ducros (1858), esposte in questa sezione, insieme a quelle di Renoir e Morisot delle sezioni precedenti, dimostrano una grande capacità dei pittori impressionisti nel ritratto.

Le due ultime sezioni sono collocate al piano superiore di Palazzo Albergati e sono pressoché totalmente dedicate a Claude Monet, con la sola eccezione di alcune prove in bianco e nero di Paul Signac.

Il periodo è quello di Giverny, sua dimora, tuttora visitabile, dove fece realizzare un giardino con un laghetto artificiale che divenne il suo laboratorio ma anche tutto il suo mondo, dove dipingeva e riceveva amici e colleghi ma anche giornalisti. A Giverny Monet poté coltivare entrambe le sue passioni: la pittura e il giardino (Monet dichiarò che se non avesse fatto il pittore avrebbe fatto il giardiniere tanto era forte la passione per i fiori).

In questa parte conclusiva della mostra il visitatore si trova subito come immerso in questo giardino-laboratorio, grazie a opere straordinarie come Ninfee (1916-1919 ca.), Glicini (1917-1920 ca.), Lo stagno delle ninfee (1916-1919 ca.), e alle diverse rappresentazioni del Ponte Giapponese, quadri in cui, in parallelo all’avanzare della cecità dell’artista, il soggetto diventa via via meno definito nei contorni, mentre si accentua la violenza dei colori.

La mostra si chiude con Le rose (1926), l’ultima tela, parzialmente incompiuta, di Monet, dipinta proprio pochi giorni prima di spegnersi, all’età di ottantasei anni, quasi a voler celebrare quei fiori che sono stati i suoi principali compagni di vita per diversi decenni.

La mostra Monet e gli impressionisti è realizzata con il patrocinio della Regione Emilia Romagna e del Comune di Bologna, prodotta e organizzata dal Gruppo Arthemisia in collaborazione con il Musée Marmottan Monet di Parigi e curata da Marianne Mathieu, Direttore scientifico del Museo. Sarà visitabile tutti i giorni, con orario continuato dalle 10.00 alle 20.00, fino al 14 febbraio 2021.

SITO UFFICIALE: http://www.palazzoalbergati.com