Cari amici di Alessandria Today, oggi è con noi un giovane toscano, autore del libro: “17:17” edito da Argento Vivo Edizioni. Ma andiamo a conoscerlo…

Benvenuto Marco! Presentati ai nostri lettori. Chi sei? Cosa fai oltre a coltivare la passione per la scrittura? Ciao Anna, è un onore per me avere l’occasione di condividere un po’ della mia storia con te e con i lettori.
Ho 32 anni, e vengo da Lucca, una verdeggiante città della Toscana centro settentrionale famosa per i  Comix, per le sue mura e anche per essere stata eletta da Forbes, alcuni anni addietro, come il posto più idilliaco in cui vivere in Europa. Vivo a Verona attualmente e gestisco il personale di un ‘ azienda che si occupa di servizi fiduciari. Mi sono trasferito nella città scaligera per lavoro un paio di anni fa. Adoro passeggiare nella natura, perdermi tra le note, sorridere, respirare, avere sogni, viaggiare, emozionarmi. Adoro vivere insomma! Strimpello la chitarra alcune volte, memore di un passato che mi pare lontano (ma non se ne è mai andato del tutto) in cui militavo come cantante in una rockband.
Bei tempi! Sopra ogni cosa ,comunque, amo scrivere.
Sono qui per questo in fondo, no?

“17:17” è il tuo libro d’esordio? Avevi scritto altro prima, anche di altro genere? Proprio così! La passione per la scrittura me la porto dietro da quando sono bambino ma a 30 anni, dopo decenni di carte stropicciate, storie e capitoli finiti chissà dove, ho deciso di credere fino in fondo in questo mio sogno che rischiava altrimenti di rimanere per sempre in quel famoso  cassetto a prendere polvere. Non è stato facile rimettersi in gioco in mezzo a orari impossibili, scadenze irrimandabili e agli imprevisti di una  vita che è bravissima a mettere sul cammino contrattempi di ogni genere ma la mia volontà di andare fino in fondo, alla fine è stata più forte di tutto.
Mi fa un certo effetto essere qui a parlare in veste di autore, è una bella sensazione. Prima di 17:17 avevo scritto numerose storie, cimentandomi in stili e generi anche molto diversi tra di loro.
Ho numerosi racconti di avventura, thriller che sto sistemando per ricavarne in futuro un’antologia. I racconti brevi e le poesie, prima di questo romanzo, erano il mio pane quotidiano.

Come è nato questo romanzo? Per rispondere a quale tua esigenza interiore? Questo romanzo è nato e si è sviluppato in un periodo cruciale della mia vita fatto di grandi cambiamenti e ridefinizioni di concetti che a una certa età diamo oramai per assodati.
Mi sono alzato spesso in quel periodo con la sensazione che la mia vita avesse bisogno di una scossa e quelle intuizioni, sul lungo, si sono rivelate giuste. Affrontare il cambiamento non è mai facile e sfidare i propri demoni e i giudizi del mondo, forse, anche più difficile.
Quando mi sono trasferito a Verona per ricoprire il ruolo di crew controller (gestivo da terra le crew di volo) per una compagnia  aerea, nell’arco di due settimane ho dovuto trasferirmi, cambiare casa, città lavoro, è stato tosto, dico davvero.
Lavoravo su una forbice di turni che si apriva dalla mattina presto fino alla sera tardi. Un lavoro duro peraltro, con molte responsabilità e ritmi frenetici che lasciava poco tempo per il resto.
Ho dovuto imparare a vivere da solo in una città in cui non conoscevo nessuno, farmi da mangiare, stirare ma, soprattutto, bastare a me stesso.
Una condizione che solo pochi fortunati riescono a sperimentare e apprezzare fino in fondo.
In quel periodo, oltre a ritrovare quelle parti importanti di me che avevo abbandonato per strada, ho imparato, forse per la prima volta nella mia vita ad amarmi e a capire chi ero e cosa volevo.
In mezzo a mille pressioni, il  pochissimo tempo e tanto stress ho lasciato che fossero i libri a saper far meglio quello che avevano sempre fatto: salvarmi la vita.

Lo avevi presentato ad altre case editrici prima di affidarlo ad Argento Vivo Edizioni? Sì. Ho inviato il libro a numerose case editrici e sono stato sorpreso da ricevere numerose proposte di collaborazione.
Il mondo dell’editoria per gli autori emergenti è un oceano vasto e sconfinato ed è difficile muoversi in mare aperto quando non sei nessuno.
Dal mio canto però ho sempre avuto in testa un’idea romantica di editoria che stride parecchio con ciò che si vede in giro la fuori. L’autore per me è sacro e ho visto sempre di cattivo occhio chi chiede contributi  per scrivere.
Sono io che porto a te la mia arte e devo anche pagare per farlo?
Un po’ assurdo, non trovi?
Ho atteso tanto a mandar fuori qualcosa e non ero disposto a gettarlo in pasto agli sciacalli.

Come è stata la tua esperienza con questa casa editrice?
Non posso che spendere parole belle per la Argento Vivo edizioni.
Hanno creduto in me  introducendomi al vasto universo che sta dietro al mondo libresco.
Lavorare con gli editor e assistere in prima persona a tutte le fasi di lavorazione del libro è stato straordinario e sicuramente molto utile anche per farmi crescere come autore.
La disponibilità e l’affabilità, ma soprattutto l’umanità e il rispetto con cui mi hanno trattato, per me, fanno tutta la differenza del mondo per cui ribadisco il mio grazie alla casa editrice per il supporto e l’ottimo lavoro svolto assieme.

Il protagonista maschile del tuo romanzo quanto ti somiglia e in quanto differisce da te? Il protagonista mi somiglia, sì, è cocciuto testardo, non si arrende nemmeno quando, forse, sarebbe anche lecito farlo.
Una persona maggiormente propensa e interessata a ciò che accade dentro piuttosto che fuori.
Il personaggio di Lorenzo mi ha dato molta forza per la stesura di questo libro. Mi rivedo molto in alcuni dei suoi tratti più marcati, primo tra tutti, la voglia di muovere sempre un passo in più in direzione dei propri sogni.

E la protagonista femminile? Sì, senza dubbio anche lei  ha qualcosa di mio. È stato bello, a proposito, confrontarsi con l’universo femminile e sforzarsi di immaginare il suo modo di pensare e sentire.
Le cose che sento più mie di Giulia sono la sua sensibilità, principalmente e il  modo che ha di vedere il mondo e farne vera esperienza.
La meraviglia insità nel l’immensità delle cose semplici che intrappoli per un solo istante prima di restituire al mondo sotto forma di emozione.
Entrambi i personaggi hanno qualcosa di me ma non sono comunque il mio alter ego letterario.

Come mai la scelta di questo titolo e di questo determinato orario?
La scelta del titolo è legata a un fatto molto particolare che continua tutt’ora ad accadermi con una certa frequenza.
Quasi ogni giorno, quando nel pomeriggio controllo il telefono o un orologio qualunque  per vedere che ore siano, il display mi restituisce sempre la solita ora: 17:17.

Quanto ha inciso nella stesura la musica e la Toscana?
Mi fa piacere che tu me lo chieda, è una domanda importante per me.
La musica è una parte fondamentale della mia vita.
Sono cresciuto ascoltando Rock grazie a mio padre, appassionato di Beatles, Rolling Stones e U2 e da adolescente ho iniziato ad avvicinarmi più concretamente a questo mondo acquistando la mia prima chitarra e prendendo alcune lezioni.
La musica per me è connubio di suoni e parole che si compenetrano diventando un tutt’uno inscindibile. Ho utilizzato alcune delle mie canzoni e dei miei artisti preferiti in questo libro – Springsteen e gli U2 su tutti- per colorare ancor di più un paesaggio emozionale già di per sé molto intenso.
Immaginare i paesaggi di questo libro è stato un viaggio bellissimo.
Scrivere del posto in cui sono cresciuto e avere modo di portarlo anche a chi non lo conosce “da dentro” è stato per me un modo bellissimo per rendere omaggio alle mie radici e a un luogo che continua ad affascinarmi ogni giorno. Ho viaggiato moltissimo in questi ultimi anni addentrandomi spesso anche negli anfratti della regione che mi ha dato i natali e che presumevo di conoscere a menadito.
Sbagliavo però, ed è stato bellissimo ricredersi e scoprire ogni volta luoghi meravigliosi.
I paesaggi in questo libro non sono semplici sfondi da cartolina ma vanno letti e rapportati al sentire del personaggio. Contribuiscono ad arricchire la scena con pennellate emozionali che divengono più violente o gentili a seconda delle circostanze.
Quello che mi interessa, quando traspongo sulla pagina un posto, è riuscire a inserirci le emozioni che contiene, quelle che fa vivere e di cui si nutrono i miei personaggi.

Hai già pronto un seguito o pensi che non ci sarà? Non penso che sia un libro adatto per un seguito.
Una volta messo il punto finale, ho sentito che questa storia era conclusa e il resto, grazie all’immaginazione fantastica che tutti possediamo, lo lascio immaginare a voi lettori se proprio ne sentite il bisogno.

Il tuo sogno di scrivere è stato realizzato, qual è il prossimo o i prossimi tuoi sogni nel cassetto? Beh, si e no in realtà. È stata una soddisfazione bellissima e una gioia enorme portare alla luce il mio primo libro ma non mi sento  arrivato da qualche parte.
Scrivere per me significa continuare a lottare per i miei sogni ogni giorno e tener fede alla parte più vera di ciò che sono.
Il lockdown mi ha permesso di portare a termine un libro su cui lavoravo da quasi un anno e di realizzarne un altro che è nato e finito a cavallo tra marzo e maggio.
Attualmente sto lavorando a un altro romanzo e mettendo mano ad altri progetti un po’ più piccoli ma non meno importanti.
Le idee non mancano per il momento, insomma.
Mi piace pensare che scrivere sia un po’ come la vita.
Non si arriva mai del tutto e i traguardi sono sempre provvisori ma ciò che conta, e quello che davvero fa tutta la differenza in fondo, è cosa scegli di fare col tempo che ti è stato concesso.


Grazie per il tempo che ci hai dedicato Marco e in bocca al lupo per i tuoi prossimi progetti!

Anna Pasquini – Alessandria Today