Racconti della Controra

oro

Giace il campo. Le pillole fragili, sparse a semenza, sono sottili come monete per gli occhi prima di partire. Chiudo il recinto che delimita questo non luogo, ma adesso il terreno è fertile; come una sacca sonante che potrei scuotere ancora un po’ per ascoltare il tintinnio di senso sparso, quasi aghiforme, che forse ferisce lievemente i timpani di chi vuole ascoltare (talvolta invece ne spalanca i segreti).
La sera, il silenzio mastica il buio senza alcun gemito, mi stendo sul corpo frammentato ma connesso in ogni parte da uno speciale mastice d’oro, etereo e brillante, che ne lascia in vista le cicatrici; le punte delle dita sono libere di ripercorrerne le trame che d’un tratto si fanno segnali, segni di intuizione naturale, lettere: le vocali, porose, sussurrano come fosse abissali, le consonanti cigolano nettamente come cardini ossidati. É quasi una preghiera questo respiro del mastice fra le zolle; niente…

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