“Linea 429” é romanzo dalla scrittura scorrevole, il lettore viene subito coinvolto nella lettura. Vite che s’incontrano nel quotidiano come in un dipinto vengono immortalate dalla penna dello scrittore.

Una giornata normale, una quotidiana routine può trasformarsi in modo imprevedibile? 

L’autore ci rende spettatori degli eventi, come se sbirciassimo dalle finestre, per entrare nel vivo delle vite di ogni personaggio. In seguito, il coro dei vari soggetti s’intrecciano e davanti una pensilina si ritrovano. Tante maschere con cui possiamo identificarci: il signore che sorride al bambino che aspetta impaziente l’autobus, insieme alla madre; la coppia di ragazzi che hanno fretta per arrivare ad un appuntamento, e così via.

L’autobus diventa il mezzo o la causa per passare da maschere a volti. Lo scrittore sapientemente definisce i vari caratteri, le varie personalità attraverso colpi di scena, che ci terranno incollati al romanzo, scopriremo come reagiscono agli avvenimenti. L’uso costante di iperbole, come a voler essere sarcastico ed esaltare l’ironia della sorte che si sta per abbattere sui suoi personaggi, è un pregio che ho ammirato nella scrittura.

Pagina dopo pagina sarà come entrare nella scena, alla continua scoperta di quei particolari che rendono uniche le varie persone,  a cui ci affezioneremo, da essere totalmente coinvolti. 

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Linea 429      

Un autobus di una qualsiasi linea urbana, in una città congestionata dal traffico; una qualsiasi giornata, stramaledettamente uguale ad ogni altra.

Ma sarà veramente così?

Un nubifragio di eccezionale entità, metterà in ginocchio l’intera comunità cittadina. Le strade si trasformeranno in trappole piene d’acqua e di veicoli condannati all’immobilità. Il 429 si riempie, all’inverosimile, ed accoglie sempre più gente che vuole evitare la pioggia e la bufera che si abbatte sulla città. Le lunghe ore di permanenza nella vettura, mettono a nudo le caratteristiche di ciascun utente dell’automezzo che, inevitabilmente, è paralizzato in mezzo ad un traffico bloccato da un evento atmosferico di immani proporzioni.

Che succederà all’interno del 429?

Il nostro Salvatore Scalisi riesce a disegnare figure espressive di ogni loro peculiarità e, con il consueto gusto per la “suspense”, riesce a regalare, ancora una volta, al lettore, una narrazione piena di pregnante umanità e ricca di colpi di scena.

Prof.ssa Maria Carmela Benfatto.

È un risveglio come tutti gli altri.

Un nuovo giorno come tutti gli altri.

Maledettamente come tutti gli altri.

Con passo lento l’uomo attraversa la grande rimessa, si avvicina all’autobus di colore giallo, come tutti gli altri, vi sale e accende il motore, spezzando un silenzio a dire il vero mai pretenzioso.

L’autista, accomodatosi sul posto di guida, tira gli ultimi due bocconi di sigaretta come sua personale risposta al bistrattato divieto, dopodiché butta il mozzicone fuori, per terra, preme il pulsante di chiusura della bussola e mette lentamente in marcia l’automezzo.

                                                                       ***

Alcuni fogli di carta dattiloscritti vengono adagiati sul tavolo della cucina, sopra il quale due vassoi mostrano i segni inequivocabili di una colazione consumata. Romina si siede, mentre risponde all’interlocutrice attraverso il cordless.

– Già! Hai ragione. È la mia grande occasione…- La giovane donna avvicina la tazza alle labbra e beve l’ultimo sorso di latte macchiato con caffè. Ho sempre desiderato recitare a fianco di attori famosi…- Romina trattiene il respiro. – Ma la realtà supera ogni più rosea aspettativa; Enzo Craveri, è semplicemente una divinità del palcoscenico, ed io sto per raggiungerlo all’olimpo. È meraviglioso! – La donna è visibilmente raggiante.

– Stamattina ho un incontro con lui, insieme ad altri componenti della compagnia. Servirà anche per definire il mio contratto… – Romina ascolta l’interlocutrice. – Sì, nessun problema. Semplice formalità. Pensa, ho annotato per iscritto tutte le mie esperienze fatte in teatro, una specie di curriculum che farò leggere a Craveri. Non mi è stato chiesto – Puntualizza Romina. Il divino dice di conoscere, quanto basta, le mie doti recitative. –

Entra in cucina Rosario, il suo compagno, e la bacia sulle labbra.

– Rosario è qui. Già, avrebbe dovuto essere al lavoro; non gli è partita la macchina – dice la donna, prima della pausa concessale dall’amica al telefono. Poi riprende il discorso – non è possibile, ho portato la mia macchina l’altro ieri dal carrozziere per riparare la parte posteriore danneggiatasi nell’incidente di cui ti ho già parlato. No, niente taxi. Abbiamo deciso che prenderemo l’autobus insieme, come ai tempi del liceo… – l’uomo le elargisce un dolce sorriso. – Ok, ti farò sapere – Romina chiude la conversazione dopo aver salutato l’amica. La mano di Rosario si allunga per posarsi amorevolmente sul viso della sua donna.

– Era Giliola? –

– Già. Ti saluta. –

– È un tesoro; immagino che ti avrà fatto tanti in “bocca al lupo”. –

Romina annuisce. – Lei ha sempre creduto che prima o poi avrei fatto il salto di qualità… come te, d’altronde. –

– Credo di essere stato il tuo primo fan… –

-… le recite all’oratorio. –

– Eri già bravissima. –

– Mi sembravi interessato a ben altro, se non ricordo male. –

– I tuoi occhi mi facevano sognare… non riuscivo a distogliere il mio sguardo dalla tua persona. –

– Rammento bene – dice con un’espressione sorridente Romina.

-… è così ancora oggi – ammette Rosario, con aria da rubacuori.

– Lo vedo… –

                                                                       ***

È una bella mattina di primavera inoltrata.

Sulle strade la quiete comincia tristemente a dissolversi contemporaneamente al progressivo aumento del traffico.

Il bus giallo si accosta per fermarsi dinanzi alla pensilina; i primi viaggiatori vi salgono con la sufficiente calma che contraddistingue l’inizio di ogni giorno e si accomodano sui sedili.

L’autista, dopo aver chiuso la bussola e rispettato il rito di guardare, attraverso lo specchietto retrovisore, all’interno del mezzo di trasporto dietro le sue spalle, mastica amaro, in attesa di giungere al capolinea, per non potersi fumare la sua “bionda”.

                                                                       ***

Il desiderio carnale annichilisce ogni possibile altro pensiero.

Indumenti, compresa biancheria intima, sono lasciati cadere frettolosamente sul pavimento della cucina.

A cavalcioni sul suo uomo, seduto sulla sedia, sente succhiare i suoi seni come fossero nettare.

– Oh, amore, mi fai salire in cielo – dice Romina, tra profondi sospiri … ma, ho paura di dover scendere per non far tardi all’appuntamento. Anche tu rischi di fare tardi… –

-… al diavolo l’ufficio! Per quanto riguarda il divino Craveri, aspetterà pazientemente la sua futura prima attrice – replica Rosario, poco incline a parlare, sempre più spinto a perlustrare minuziosamente il magico mondo dell’eros.

– Dovrò dare una giustificazione plausibile, e lo sai che non sono molto brava a mentire. –

– Digli la verità, sono sicuro che un vero artista come Craveri saprà apprezzarla. –

– Finiamola di sprecare fiato… –

                                                                       ***

L’apice dell’orgasmo sessuale colora di rosso fuoco i volti della coppia.

– Ho veramente toccato il cielo – sussurra Romina abbracciatasi stretta al suo uomo.

– Ne valeva la pena trascurare per alcuni minuti il divino Craveri – osserva Rosario.

– Evidentemente sì. Mi sento così bene che rimarrei ancora un po’… ma il tempo fugge via ed è meglio quindi alzare le chiappe – dice la donna.

– Sono d’accordo – replica Rosario. Scendiamo insieme. –

– Ok. –

                                                                       *** 

Lo maneggia con delicatezza e lo ammira quasi con incanto; nonostante che con il suo lavoro di rappresentante orafo gliene siano passati fra le mani tanti e di veramente meravigliosi, l’uomo non sembra soffrire di assuefazione. Il rolex d’oro viene adagiato e bloccato nell’apposito spazio sul fondo di una valigetta a fare compagnia ai suoi “fratellini.”

La camera d’albergo è accogliente è luminosa.

L’uomo apre il mini frigo, prende una bottiglia di succo di frutta ne toglie il tappo e l’avvicina alle labbra bevendone un po’, mentre il televisore acceso posto su una mensola di un armadio a giorno tenta di calamitare l’attenzione con un programma di intrattenimento:

“Carissimi telespettatori, è una bellissima giornata, ed è proprio questo che ci fa sentire bene. È il risveglio della natura, che ci avvolge e ci fa amare prima di tutto noi stessi e, di conseguenza, tutto ciò che ci circonda.”

Il conduttore televisivo ostenta un largo sorriso. ”Quindi, amici miei, godetevela questa bellissima giornata, iniziando a seguire il mio programma, naturalmente!”

Spegnere il televisore è la personalissima risposta del rappresentante orafo:

– Ho ascoltato abbastanza e non ho in mente di guastarmi questa bellissima giornata con le tue cretinate. –

L’uomo sorseggia il succo di frutta, rimette la bottiglia nel frigo, poi va a richiudere la valigetta poggiata sul tavolo, prende lì accanto la cintola con all’interno la pistola e se la sistema sotto l’ascella.

Che sia una di quelle giornate dove è veramente impossibile non lasciarsi avvolgere da una sensazione di benessere, il rappresentante orafo non ha dubbi mentre osserva dalla finestra e respira quell’aria purificatrice. Sul volto dell’uomo traspare un’espressione di piacere; dopodiché si allontana dalla finestra, indossa la giacca e si avvia ad uscire dalla camera d’albergo con in mano la valigetta.

                                                                       ***

Succede spesso che nell’angusto spazio di un ascensore si percepiscano in modo palese gli umori più intimi.

– Credo che tu vorresti dirmi qualcosa, non è così? – chiede con dolcezza Romina.

– Cosa fai, leggi nei miei pensieri? – risponde con un simpatico sorriso Rosario.

– Non mi è difficile capirlo. –

– Devo ammettere che sei brava. Come sempre. Forse non lo sono altrettanto io a celare i miei più intimi sentimenti; la mia maschera non ha segreti – continua l’uomo. – Stavo pensando che sarai circondata e ammirata da persone del mondo dello spettacolo, di cultura, insomma; da gente importante…-

– Oh, mio dio! Sei geloso? –

– Qualcosa di simile inizia a farsi sentire… non ci trovo nulla di strano, penso che sia una cosa umanamente normale. –

– Be’, certo… – dice visibilmente compiaciuta la donna. – Amo recitare, il mio lavoro; anche se non gradisco l’ambiente che lo circonda; ma, soprattutto, amo te. E lo sarà per sempre – afferma Romina, mentre adagia il suo capo sul petto di Rosario.

– Mi ritengo fortunato e pienamente soddisfatto del mio grande amore – risponde con dolcezza Rosario. –

– La fortuna si posa su chi la merita. –

L’ascensore arriva a piano terra. I due sguardi si specchiano intensamente, le mani si cercano per incrociarsi, stringersi, come gesto tangibile del loro affetto.

– Mi sembra di vivere in un’altra vita; sono anni che non riesco a separarmi dalla comoda è disponibile macchina – confessa Rosario, messosi in cammino insieme alla sua compagna.

– Nessuno ce lo vieta di riprovarci – dice Romina, in un’atmosfera di condiviso piacere.

– Questo è sicuro. È un’ottima idea. –

                                                                       ***

Il semaforo è rosso. L’uomo osserva il display del navigatore satellitare posto sul cruscotto della propria macchina; scatta il verde quando la berlina di colore bianco si rimette in movimento sul percorso cittadino. La congestione del traffico di automezzi è una realtà che si ripete giornalmente ed assume una dimensione da incubo; ma il bus giallo, in alcune strade del centro con corsia preferenziale, ha indubbiamente vita più agevole.

La berlina di colore bianco scende in un parcheggio sotterraneo della città.

Risparmiata, insieme al conducente, da una condizione a dir il vero insostenibile, l’autovettura viene lasciata a riprendere fiato nel grande garage.

Convinto di aver preso la giusta decisione, il rappresentante orafo scende dalla macchina, la richiude e si avvia a piedi all’uscita dell’autorimessa con in mano la valigetta.

                                                                       ***

Là, dove il mare sembra sconfinare nell’infinito, il sole ha iniziato da qualche ora ad alzarsi. La poca neve che copre l’imponente montagna sul versante nord della città, si ritira a vista d’occhio a causa dell’inevitabile aumento della temperatura.

– È una stupenda giornata – osserva Romina, mentre s’incammina con il suo compagno.

– Già. Ormai il rigido e piovoso inverno di quest’anno e da considerarsi solo un fastidioso ricordo – replica Rosario.

– Adoro la primavera! Se potessi, andrei a vivere in uno di quei posti dove tutto l’anno ci si sta vestiti con una semplice camicetta; niente pullover pesantissimi, coperti da cappotti che, più che indumenti, sembrano delle zavorre. –

– Sono d’accordo, anche se non possiamo lamentarci visto come vanno le cose in altre parti del globo. –

– È una consolazione abbastanza buona. –

– Direi proprio di sì.

                                                                       ***

– Pensavo che saresti andato a pescare stamattina – dice il barista mentre poggia la tazzina sul bancone –

– Ricordi bene – risponde l’amico, prima di sorseggiare il caffè caldo. – Ma ieri sera il meteorologo mi ha dissuaso. Diceva che in giornata sarebbe dovuta arrivare una perturbazione, con tanta pioggia – continua l’uomo.

– Non è la prima volta che non ci azzeccano – replica il barista.

– Già! – gli fa eco l’amico. – Ma sono talmente bravi a convincerti che hanno sempre ragione loro. –

La giovane aiutante attraversa la sala con un vassoio con sopra un cappuccino e una brioche; lasciata la consumazione sul tavolino, la barista regala un simpatico sorriso al cliente. Il rappresentante orafo ringrazia con un cenno del capo, rimanendo con lo sguardo fisso, deliziato, sulla sinuosa figura femminile che si allontana.

– Sarò obbligato a ringraziare il meteorologo – dice il barista, sempre concentrato sul suo lavoro.

– Cosa vuoi dire? – replica l’amico, con l’aria di chi sa già la risposta.

– Be’, credo che oggi siano stati risparmiati molti pesci: un piccolo vantaggio per un povero dilettante come me. Me lo devi concedere – dice sornione il barista.

– Ci puoi giurare! C’è del vero in questa tua facile ironia; mai una volta, che io ricordi, abbia goduto a cena del tuo pescato. –

– Ricordi perfettamente bene; così come io, al tempo che regolarmente dedichi alla tua amata canna. È una questione di esercizio. –

– Già, come il tuo buon caffè. –

Il rappresentante orafo esce dal locale lasciando i due amici a confrontarsi sulla loro abilità nella pesca.

                                                                       ***

Dinanzi alla stazione ferroviaria centrale della città, il via vai di persone, taxi, autoveicoli in generale, rende l’atmosfera estremamente convulsa.

Una dozzina di autobus sono fermi nella loro corsia prima di ripartire.

Il conducente del 429 passeggia lentamente per sgranchirsi le gambe con la desiderabile “bionda” tra le labbra.

– È una bellissima giornata – dice un uomo, cinquantenne, prima di salire sul bus.

Il conducente annuisce timidamente e lo sguardo che si alza in direzione nord-ovest dove, in lontananza, una macchia di nube scuri sembra intenzionata a vestire i panni del guastafeste.

– Ciao, come va? – gli chiede un collega, avvicinatosi.

– Al solito. Che linea stai facendo? –

– Il 536. –

– Ti ci sei abbonato a quanto vedo. –

– Mi ci trovo bene e i capi non hanno nessuna difficoltà ad accontentarmi; dopotutto ormai manca poco per andare in pensione. –

– Come ci si sente? –

– Non te lo so dire esattamente, prima non vedevo il momento di arrivarci, ora, provo una strana sensazione di tristezza. Forse, fino a quel giorno sarà il caso che io non ci pensi. –

– Ehi, non ti sentirai mica vecchio? – dice il conducente del 429, porgendogli il pacchetto di sigarette.

L’amico ne sfila una. – Mi sento un leone, ed è questo il problema. –

– A mio avviso non esiste nessun problema se non di pensare seriamente a organizzare la tua nuova vita – replica l’uomo mentre si avvia a salire sul pullman.

– Hai visto laggiù quell’ammasso di nuvole nere? –

– Sì. Cos’è, ti mettono paura? –

– Ho sentito alla radio che oggi potrebbe cadere tanta di quell’acqua da potersi fare il bagno. –

– Esagerati, un po’ di pioggia non fa male a nessuno. E poi, noi non abbiamo nulla da preoccuparci, non ci bagneremo di sicuro, non credi? –

– Avviserò mia moglie di portarsi l’ombrello se dovesse uscire. –

– Se la cosa ti fa stare più tranquillo – Il conducente avvia il motore del 429.

– Sì, è così. –

– Ok, ci sentiamo. –

-… ciao. –

                                                                       *** 

La banca dei pegni è sicuramente un’ancora di salvezza, o semplicemente una boccata di ossigeno, per tutti coloro che hanno un urgente bisogno di liquidità di denaro.

La sala come tutte le mattine è affollatissima. La donna alta attende pazientemente in piedi il suo turno.

Dopo un’ora buona, tira un sospiro di sollievo.

L’impiegato riceve un numero di banconote che conta scrupolosamente, alla fine consegna alla donna una piccola busta di plastica trasparente contenente oggetti d’oro, che lei pensa bene di custodire all’interno della sua borsetta a tracolla prima di girarsi, allontanarsi dallo sportello e avviarsi all’uscita della banca.

Un giovane le sfreccia vicino, quasi sfiorandola, rincorso a perdifiato da un anziano uomo che urla disperatamente per attirare l’attenzione dei passanti. – !… Bloccatelo, è un ladro! –

– Non si vive più tranquilli in questa città, le autorità dovrebbero una volta per tutte mettere un freno a questa escalation di criminalità… – si lamenta uno spettatore sentitosi impotente e alquanto disgustato.

La spilungona, ripresasi dallo spavento, s’incammina stringendo a sé la borsetta.

-… sembra se ne stiano all’erta, fuori dalle banche dagli uffici postali, e appena fiutano il malcapitato lo seguono fino al momento propizio per sottrargli, in qualsiasi modo, quanto di valore possiede – continua il cittadino irritato, a fianco della donna alta, la quale ascolta sconfortata.

– Dovrebbero esserci più controlli da parte delle forze dell’ordine – commenta la spilungona.

– Dice bene, ma non è così. È tutto fiato sprecato, la verità e che le cose debbano andare avanti così, come in una sorta di equilibrio sociale, ne sono sempre stato convinto. –

– Un rimedio deve pur esserci? – replica la donna.

– Sì, certo, stare vigili! –

La donna come risposta stringe ancora più forte la borsetta.

– Sia attenta, si guardi bene intorno. –

                                                                       ***      

Il giubbotto di jeans sull’avambraccio sinistro e fra le dita della mano destra, l’ultimo mozzicone di sigaretta; l’uomo, di giovane età, si siede sulla panchina sotto la pensilina della fermata degli autobus, con la “bionda” rimessa nella sua collocazione naturale per essere aspirata profondamente, dopodiché, consumatasi, viene buttata sul selciato.

Percepito l’odore insinuante, sgradevole del fumo della sigaretta, la donna alta, seduta accanto, presta attenzione per pochi attimi all’inquinatore d’atmosfera che, celato dietro grandi occhiali scuri da sole, ricambia impassibile.

Qualsiasi pensiero che prova a prendere forma nella mente dell’uomo, viene bruscamente interrotto dall’avvicinarsi, in direzione della sua tempia destra, di una canna di pistola.

– Beng! Beng! – fa il bambino con la sua arma giocattolo.

La mamma lo richiama. – Cristian, lascia stare il signore, vieni qui! –

Un flebile sorrisetto traspare dall’uomo, che rimane nel suo totale mutismo, mentre la donna e il bambino rimangono in piedi come fossero castigati.

– Credo che vi convenga sedervi – dice la donna alta.  – Con questo traffico non c’è da sorprendersi più di tanto se i bus ritardino, e anche di molto – continua, scostandosi per fare maggiore spazio. – Ci si sta un po’ stretti, ma c’è posto per tutti. –

– Grazie. –

– Si figuri. –

– Stiamo aspettando il 429, sa dirmi se è passato. –

– Sono qui da poco; no, non è passato. Anch’io l’aspetto – dice la spilungona. – Questo simpaticissimo giovanotto immagino che sia suo figlio. –

– Già. –

– Sei davvero carino. Oltre che essere un eccellente pistolero, sapresti dirmi il tuo nome? –

Il bambino la osserva senza spiccicare una parola.

– Dai, cosa aspetti, dì alla signora come ti chiami – lo sprona la mamma.

– Il bel giovanotto è timido – osserva simpaticamente la donna alta.

– Solo quando è lui a deciderlo – dice la sua mamma.

-… Cristian – il bambino rompe gli indugi.

– È un bel nome, perché tenerlo nascosto… beh, avrai i tuoi buoni motivi, su questo non ci sono dubbi – dice la spilungona, per poi rivolgere l’attenzione all’orizzonte. – Non se ne vede nemmeno uno… di autobus. –

L’uomo col giubbotto sull’avambraccio, seduto all’estremità della panchina, si accende l’ennesima sigaretta.

– Non stia a lasciarsi prendere dall’ansia – le dice la mamma di Cristian. – Forse non è abituata a spostarsi con gli autobus. –

– In verità non mi capita spesso di uscire da casa, e quando lo faccio, di solito non mi allontano molto dal comprensorio dove abito. –

– Capisco, non è abituata a queste lunghe e avvilenti attese. –

– È proprio così. Ma so che esistono. –

– Già. Io, dal momento che ho deciso di non prendermi la patente, purtroppo non posso farne a meno, visto che i parenti e gli amici abitano quasi tutti distanti da casa mia.

Il fumo della sigaretta impregna l’aria, già di per sé non pura, e spinto da un leggero venticello attraversa la panchina. La donna alta, appiccicata all’inquinatore, infastidita si alza.

– Dovrebbe avere il buon senso di riservarsi il suo momento di estasi in assoluta solitudine – dice la spilungona rivolgendosi all’uomo, il quale la guarda impassibile. Dalla panchina si alzano in successione la mamma e il suo bambino.

– Così sta più largo – la donna non fa mancare il suo disappunto.

                                                                       ***  

La bussola anteriore si apre: due passeggeri salgono sul bus e vanno a sedersi negli ultimi posti liberi.

Il mezzo di trasporto si rimette in movimento. Alcune immagini, tra questi video musicali privi di audio e luoghi della città di interesse architettonico e culturale, si alternano, accompagnati da una didascalia che augura “buon viaggio”, nel piccolo schermo 14 pollici posto davanti in alto, appena dietro le spalle del conducente. L’espressione rilassata del suo volto è indice del momento di calma che regna all’interno del pullman, prima dell’inevitabile “invasione umana.”

“Vettura video sorvegliata” dice una scritta adesiva sulla parete appena sopra il finestrino.

– Credi davvero che ci stanno riprendendo? – chiede una donna dalla capigliatura rossa al suo compagno.

– Cosa? –

Un semplice cenno col capo da parte di lei in direzione della scritta, è più che sufficiente:

– Non lo so. Beh, forse sì – risponde con evidente indecisione l’uomo. – Cosa vuoi che ne sappia, per me neanche il conducente sa darci una risposta. –

 – Ho dimenticato di portare l’ombrello – dice la donna.

– Sì, l’ombrello, per ripararci dal sole – è la risposta ironica dell’uomo. – Ma come ti è venuta in mente una simile sciocchezza? –

– Stai pensando per caso che mi sia improvvisamente rimbecillita? Già! Dimentico che non hai visto le previsioni del tempo. Bene, ti informo che oggi sarà una giornata molto piovosa. Guarda quelle nuvole laggiù – dice la donna al suo compagno. – È da un po’ che le osservo, e ti dico che si stanno avvicinando velocemente. –

– Lasciale avvicinare, può darsi che non si fermeranno e passeranno avanti. –

– Scherzaci pure, le forze della natura sono strane e imprevedibili, dovresti guardare i documentari alla TV… –

– Stamattina sei catastrofica. –

Il conducente del 429 sembra aver ascoltato la conversazione della coppia perché punta lo sguardo su quell’enorme massa scura in lontananza.

– Ti va di scommettere? –

L’uomo l’osserva perplesso.

– Io dico che pioverà, e di brutto anche, tu invece no; scommettiamoci sopra – propone la donna con la capigliatura rossa.

– E cosa sarebbe l’oggetto della scommessa? –

– Se per te sta bene, una magnifica vacanza di una settimana a Barcellona… ci penso da parecchio tempo, lo sai adoro questa città. –

– E se questo nubifragio non dovrebbe esserci? –

– Nulla, si rimane a casa. –

– Va bene ci sto; vada per la vacanza a Barcellona… ammesso che l’ipotetico nubifragio di cui hai paura ci lasci vivi – dice con tono ironico l’uomo.

                                                                       ***

Raffinatezza allo stato puro. È uno di quei luoghi dove una volta entrati non bisogna mai chiedere il prezzo di ciò che interessa vedere, ed eventualmente comprare.

Rosario e Romina lo sanno benne. Loro si limitano ad ammirare i gioielli esposti nella bacheca d’ingresso del negozio.

– Ho chiamato Francesco chiedendogli se poteva sostituirmi in ufficio. Me lo deve – dice Rosario.

– Perché? – gli chiede Romina.

– Lo trovi così difficile da indovinare? –

– Hai deciso di accompagnarmi all’appuntamento? –

– Indovinato. Se a te fa piacere. –

 – Certamente! – è la risposta sintetica ma gioiosa della donna – Solo che non me l’aspettavo… sì, sono contenta. –

– Naturalmente, niente a che vedere col discorso della gelosia – tiene a precisare Rosario.

– Ne sei proprio sicuro? –

– Sicuro! –

– Be’, questi gioielli sono veramente favolosi, ma non credo siano alla nostra portata, e poi, abbiamo ben altro a cui pensare. –

                                                                       ***

All’interno del negozio, la commerciante non allontana lo sguardo dalla valigetta aperta poggiata sul tavolo.

– Si starà chiedendo cosa penso? – Dice la donna.

– Non vorrei sembrarle indiscreto… beh, sì – risponde il rappresentante orafo.

Lei alza lo sguardo in direzione dell’uomo:

– Ad un regalo. Sto pensando ad un regalo. Uno di questi splenditi orologi sarebbe la soluzione ideale. –

– Sono d’accordo. Suo marito è un uomo fortunato. –

– Mio marito è una persona eccezionale e probabilmente anche fortunato, ma, non credo sappia apprezzare un simile regalo. –

Sull’argomento, l’uomo non sente di aggiungere altro.

La commerciante distoglie l’attenzione dal suo interlocutore, attratta dalla flessione della luce solare che penetra dalla vetrata d’ingresso, supportata in maniera eccellente da una moderna illuminazione artificiale.

– Lei è sposato? –

– Sì. –

– Immagino felicemente sposato. –

– Sì, esatto. –

– Lei, mi creda, è un uomo fortunato. –

                                                                       ***

La grigia massa nuvolosa, ormai predominante, provoca a Romina, che guarda il cielo, una sensazione di amarezza mentre passeggia sul marciapiedi insieme al suo compagno.

– Era tutto troppo bello, perché qualcosa non dovesse andar male. –

– Ti riferisci all’imbruttirsi del tempo? – le chiede Rosario.

– Già. –

– Perché non dovrebbe essere invece di buon auspicio – l’ottimismo di Rosario coinvolge la donna.

– Ricordo che al nostro primo incontro pioveva da mettere paura. –

– E continuò così per tre giorni di fila. –

– Questo non ci vietò di vederci. –

– Eravamo zuppi e fradici; ma chi se ne fregava… –

Due scossoni, uno dopo l’altro, sono schegge di paura:

La visione di due ragazzi che si rincorrono serve alla coppia per riprendersi dallo spavento. Una mano si abbassa sulla spalla di Rosario. Un nuovo sussulto.

– Salve! –

– Carlo, accidenti a te! Mi hai fatto venire un colpo – esclama Rosario.

– Cosa vi succede? Sono anni che non vi vedevo passeggiare di buon’ora. Avete messo qualche chilo in più? –

– Già che sei anche tu appesantito potresti unirti a noi – suggerisce Romina.

– No, grazie, ho la macchina parcheggiata qui vicino. Vi ho visti, così sono sceso per salutarvi. Se avete nel frattempo cambiato idea, mi riferisco alla passeggiata, posso darvi uno strappo. Mi rimane del tempo libero. –

La coppia di amici si guarda negli occhi per trovare una risposta d’intesa che non appare affatto difficile.

– Sai, credo tu abbia ragione, negli ultimi tempi siamo aumentati di peso. Una passeggiata ci farà bene –

La simpatia della donna coinvolge Carlo.

– Mi sembra giusto. Allora vi lascio. Sentiamoci. Non state poi così tanto male…-

L’amico si allontana. Rosario e Romina ritrovano il sorriso.

                                                                       ***

Quello che era un cielo sereno, meravigliosamente soleggiato, ora è un semplice ricordo. La copertura nuvolosa si fa sempre più scura e minacciosa, e crea un’atmosfera tetra.

Fermo sul marciapiedi, uno sguardo al cielo, il rappresentante orafo è indeciso se riprendere la macchina, o proseguire. Pochi secondi bastano per convincersi dell’inutilità di porsi particolari problemi per il tempo inclemente. L’uomo prosegue a piedi.