Massimo Sartelli. Medico. Covid 19: E’ una bufala che la mascherina chirurgica fa male

I NOSTRI EROI! Johann von Mikulicz Radecki e Paul Berger e l’uso della MASCHERINA CHIRURGICA.

L’uso delle mascherine chirurgiche è diventato uno dei pilastri del contenimento della pandemia.

Fino a qualche mese fa – prima che scoppiasse la pandemia di COVID-19 – il loro uso sembrava fosse quasi “stigmatizzato” al di fuori dei paesi asiatici, dove al contrario erano già largamente diffuse, sia come misura di protezione dalle infezioni, sia dall’aria inquinata.  Ma a chi si deve l’intuizione di usare la mascherina chirurgica per proteggere il paziente dalla contaminazione della ferita chirurgica?

È difficile determinare con esattezza quando sono state utilizzate per la prima volta le mascherine per il controllo della sepsi chirurgica.  Si sa che nel 1897, il chirurgo austriaco Johann von Mikulicz Radecki descrisse una maschera chirurgica composta da uno strato di garza. In quegli anni, l’igienista tedesco Carl Flügge aveva dimostrato che la normale conversazione poteva diffondere goccioline cariche di batteri dal naso e dalla bocca, confermando la necessità di una maschera efficace per il viso. Ciò diede inizio alla consapevolezza del pericolo legato all’espirazione umana come causa di sepsi chirurgica della ferita.

Altri attribuiscono il merito di essere il primo a indossare una maschera chirurgica al chirurgo francese Paul Berger nell’ottobre del 1897. Il Professor Berger aveva notato alcuni casi di suppurazione dopo operazioni altrimenti pulite con un assistente affetto da un ascesso alveolare. Egli notò anche gocce di saliva proiettate dal chirurgo o dall’assistente quando parlavano.

Consapevole della scoperta di Carl Flügge di agenti patogeni nella saliva, decise di proteggere le sue operazioni da questa forma di contaminazione, e nell’ottobre 1897 iniziò a indossare “un impacco rettangolare di sei strati di garza, cucito sul bordo inferiore al suo grembiule di lino sterilizzato (aveva una barba da proteggere) ed il bordo superiore tenuto contro la radice del naso da corde legate dietro al collo“. Lungo un periodo di quindici mesi egli si convinse che l’incidenza dell’infezione era stata ridotta.

Davanti alla Società Chirurgica di Parigi il 22 febbraio 1899 Paul Berger presentava una lezione “Sull’uso della maschera durante l’operazione”. La sua lezione iniziava con l’affermazione: “Da alcuni anni mi preoccupo che le gocce di liquido proiettate dalla bocca del chirurgo o dei suoi assistenti possano causare infezioni che si vedono ancora di volta in volta in condizioni di asepsi chirurgica apparentemente soddisfacenti”. La lezione concludeva così “È esattamente perché mi rendo conto che la perfezione nello svolgimento delle operazioni in modo asettico non deve occuparsi di un punto ma di tutto, e non deve trascurare alcun dettaglio, che sono stato così ansioso di insistere su una precauzione, il cui uso ha contribuito non poco a migliorare i miei risultati operatori. Mi rendo conto che questo sia uno shock troppo grande per l’abitudine dei miei colleghi e non mi illudo di ricevere un’accoglienza molto più favorevole di quella accordata dai chirurghi tedeschi ad un’analoga comunicazione del professor Mikulicz.”

A proposito, è una bufala che il suo uso faccia male. Io da 20 anni la uso ogni mattina!!!