Week-end da sogno

Chi è la simpatica sessantacinquenne che Arturo incontra casualmente? Una chiaroveggente? Una chiromante? La fata delle fiabe d’una volta? Non lo sapremo mai! Per il protagonista è soltanto “La donatrice di sogni”. In questo romanzo particolarissimo, il nostro Salvatore Scalisi riesce a creare un’atmosfera surreale, quasi magica, sospesa tra sogno e realtà. Arturo, un giovane barista di modeste pretese, vive un fine settimana sorprendente e totalmente fuor da ogni sua aspettativa. Si trova, infatti, casualmente inserito in un gruppo di persone che lo trascinano in una serie di azioni spettacolari, ricche di colpi di scena, altamente drammatiche.  L’autore, con penna assolutamente felice, riesce ad effettuare un sondaggio nel mondo del mistero, dell’onirico, del sogno che ci porta via da ogni banale e deludente quotidianità, regalandoci un affresco del nostro mondo interiore in cui, spesso, sogno e realtà si fondono piacevolmente. La vita è un sogno o i sogni ci aiutano a vivere meglio? Chissà!

Prof.ssa Maria Carmela Benfatto

Se incontrassimo qualcuno pronto a esaudire i nostri desideri…

L’autore ci immerge in un racconto dove realtà e mondo onirico si confondono. 

Il protagonista, in seguito a uno strano incontro, elemento scatenante della narrazione, scombussola la sua quotidianità e porta il lettore in una rocambolesca avventura.

Una narrazione circolare, il suo finale riprende l’inizio del racconto, modificando alcune sequenze  portano il lettore a crearsi un’idea singolare. L’autore lascia libero il lettore se optare di vivere in un sogno oppure di esaudire il suo personale desiderio…

Instagram: solestellina78

L’interno di un bar nel centro della città è strapieno di clienti che si muovono con palese impaccio, mostrandosi indiscutibilmente irritati.

I due baristi, difesi dal solido e robusto bancone, svolgono con apparente calma il loro lavoro; nell’altra parte della sala, un’attraente donna è addetta al servizio tavola calda.

– Avevo chiesto un caffè macchiato – dice con garbo un cliente.

– Ci scusi; provvedo subito – risponde Arturo, giovane barista, stimato dai clienti e dal suo datore di lavoro non solo per i suoi meriti professionali, ma soprattutto per la sua affabilità.

– Il suo caffè. –

– Grazie. –

L’afflusso dei clienti continua sino all’inevitabile momento di relativa tranquillità.

– Come va la schiena? – domanda Arturo al collega.

– La forza di volontà mi fa stare in piedi senza nemmeno sentire dolore, ma credo che i problemi si presenteranno più tardi a casa quando dovrei godermi il meritato riposo. –

– Stai prendendo qualcosa? –

– No, non so neanche di cosa si tratta. –

– Be’, se vedi che persiste il dolore, vai dal dottore. –

– Ci puoi giurare; ho trascorso una notte da cani. –

– Non è nulla di importante; avrai fatto un movimento brusco, o semplicemente è dovuto ad una cattiva postura. –

– Già. –

– Questo fine settimana ti sarà di grande aiuto… a meno che, tu non avevi pensato di darti alla pazza gioia – dice con un sorriso Arturo.

– In effetti ci avevo fatto un pensierino, ma i buoni propositi non sempre hanno vita facile: vuol dire che mi accontenterò di farmi massaggiare la schiena dalla mia cara mogliettina. –

– Ottimo! –

*** 

Alle quindici di sabato la città vuota respira a pieni polmoni, rinfrancata dal sempre atteso amico week-end.

Arturo, uscito dal lavoro visibilmente affaticato, entra nella sua macchina color grigio topo e si accinge a partire quando dal parabrezza vede dinanzi a sé, immobile, una simpatica donna di circa sessantacinque anni. La donna si avvicina e si accosta allo sportello della macchina:

– Salve! –

-Salve! Ci conosciamo? – risponde interdetto Arturo.

– Non proprio –

-… posso fare qualcosa per lei? –

– Veramente sono io che volevo fare qualcosa per te – risponde la donna con espressione sorridente. – Posso darti del tu? Sei così giovane… –

– Certo! –

– Puoi fare la stessa cosa con me. –

-… ok. –

– Mi piacerebbe regalarti un sorriso. –

– Davvero! Beh, c’è riuscita! – risponde Arturo, mostrandosi compiaciuto. – Lei… tu possiedi un bel dono – dice il giovane, riprendendo il tono confidenziale chiestogli dalla donna.

– Non ho fatto nulla. –

– Il tuo buon umore è contagioso. –

– Sono contenta di rendermi utile; posso garantirti che riesco a fare di più. –

– Tipo? –

– Esprimi un desiderio, qualunque cosa desideri fortemente ti sarà esaudito. –

Arturo scuote la testa, scherzandoci sopra:

– Mi sarei aspettato di tutto, ma questa proprio no. Non so proprio cosa dire… –

– Esprimi il tuo desiderio… non devi dire nient’altro. –

-… va bene! Non vorrei apparire troppo pretenzioso, quindi, mi limiterò a un desiderio forse un po’ banale, ma sicuramente poco impegnativo per te. –

– Sarebbe? –

– È da parecchio tempo che non mi capita più di sognare… ecco, vorrei sognare, fare un bel sogno. –

– Lo immaginavo! Un sogno talmente bello da sembrare reale, è questo che vuoi, non è vero? –

– È il sogno di tutti. –

– Già! Dammi le mani. –

Il giovane ha un attimo di titubanza, poi si lascia andare porgendo le mani alla donna che le stringe fra le sue.

– Sei un bravo ragazzo, ritroverai il piacere perduto, la noia sarà un brutto ricordo che dimenticherai in fretta… te lo prometto! –

– Non ho detto di essere un caso disperato, ma va bene lo stesso. –

– Lo meriti. –

– Ok! Ora devo proprio andare… è stato un piacere conoscerti; se abiti distante, ti do un passaggio. –

– No, grazie! Alla mia età fare due passi a piedi fa bene. –

– Be’, allora, buon week-end. –

– Anche a te! –

– Speriamo di incontrarci – dice il giovane.

– È possibile – risponde la donna. L’auto si mette lentamente in marcia; Arturo accenna un sorriso mentre guarda nello specchietto retrovisore e vede la simpatica donna allontanarsi sempre di più.

***

Seduto a tavola nella cucina del sobrio appartamento dove vive da solo, Arturo mette dentro lo stomaco una frittata guardando un film alla televisione; dopodiché si sdraia sul divano per il solito pisolino pomeridiano, ma prima di lasciarsi prendere dal sonno, i suoi pensieri vanno alla simpatica donna conosciuta qualche ora prima e, in quel momento prova una strana sensazione di profondo piacere che il suo volto non riesce del tutto a mascherare, come di chi è consapevole che la propria vita sia in procinto di un improvviso cambiamento. Senza nemmeno accorgersene finisce fra le braccia di Morfeo…

***

Sul più bello, neanche a farlo apposta, un motivetto musicale apparentemente innocuo, spezza impietosamente la quiete del sonno. Mezzo intontito, Arturo allunga la mano ed afferra il cellulare posto sul tavolinetto.

-… sì? Ciao… indovinato! Stavo schiacciando un pisolino disteso sul mio comodo divano. Beh, non pensarci, ormai è fatta; tanto dovevo pur svegliarmi… certo, non penserai che sarei rimasto a dormire fino a stasera. Cosa? Che ore sono? Le venti! Dio! Ho dormito quasi quattro ore di fila; allora, hai fatto bene a chiamarmi… scusami… è stato così piacevole che ho dimenticato totalmente l’appuntamento. Sicuro che ci vediamo, non ho intenzione di rimanere l’intera serata a casa. Cos’hai pensato di fare? Cinema, come al solito… non abbiamo molta fantasia; una pizza non sarebbe male se fossimo in dolce compagnia… no, non mi viene in mente nessuno che possa aggregarsi a noi. Tu? Ok, provarci non costa nulla, magari è la nostra serata fortunata… se dovessi credere a quella donna… poi ti racconto; oggi pomeriggio ho conosciuto una strana persona… sì, una donna, un po’ “sui generis”; una specie di maga, chiaroveggente, non so come definirla. Già, mi ha predetto il futuro e a crederci la mia vita dovrebbe da qui a poco cambiare, naturalmente in positivo. Certo che non credo a queste cose; tranquillo, non le ho dato nemmeno un centesimo. Non ti nascondo, però, che mi ha messo di buonumore. Sì, può anche darsi che abbia qualche problema, e chi non ce l’ha in questo mondo! Se fosse stata giovane, probabilmente avrei fatto tutto il possibile per assicurarmi un week-end diverso. Sto scherzando! Mai e poi mai rinuncerei alle nostre uscite. Ok, fra un paio d’ore al massimo sarò a casa tua. _

Chiusa la conversazione, l’uomo pone il cellulare sul tavolinetto e rimane per qualche minuto sul divano in uno stato di contemplazione.

– Se Massimo riesce a convincere quelle due amiche a uscire con noi, beh, questa volta, alla bella mora non le lascerò scampo – dice tra sé e sé Arturo. – Forse intendeva questo la donatrice di sogni; mi accontenterei! – il giovane si alza dal divano e va in cucina a bere un bicchiere di acqua. – La verità è che sono un incallito sognatore; non mi piace la vita reale; è per questo motivo che cerco il riscatto nel mondo onirico; l’essere poco pratico non mi aiuta di sicuro nei rapporti sociali… quella donna, apparsami come un fantasma, sembrava che mi conoscesse bene – dice Arturo, andando nuovamente a distendersi sul divano. – Sarà un week-end eccezionale; lo sento! –

***

La sera è scesa da alcune ore quando la macchina color grigio topo percorre una strada nella periferia della città; Arturo, stimolato dalla musica rock trasmessa in stereofonia dall’autoradio, sente aumentare l’adrenalina e si lascia andare un po’ più del solito sul pedale dell’acceleratore. A questo stato di eccitazione consegue che ad un incrocio l’euforia del giovane svanisce paurosamente appena investe la fiancata posteriore di una macchina di grossa cilindrata, dalla quale scendono fulmineamente due uomini che, pistole in pugno guardandosi intorno, si avvicinano al giovane barista. Contemporaneamente sopraggiunge un’altra macchina, anch’essa di grossa cilindrata, scendono quattro uomini armati di pistola e mitraglietta.

Ad Arturo, superata la paura dell’incidente, sembra di svegliarsi da un incubo:

– Ehi, state attenti con quei giocattoli… non credo proprio di aver fatto niente di tanto grave nella mia giovane vita da meritare una fine così atroce. –

– Fai meno lo spiritoso e scendi lentamente dalla macchina con le mani alzate – dice uno dei sei uomini armati, vestito così elegantemente da sembrare un bel “figurino”, mentre un altro perquisisce Arturo sceso nel frattempo dall’autovettura.

– La vostra macchina ha riportato pochi danni, mentre la mia… comunque, è regolarmente assicurata. – dice con espressione candida Arturo, mentre si abbassa il finestrino fumé dello sportello posteriore della macchina investita, al cui interno appare una giovane e bella donna.

– Hai creato un po’ di scompiglio – dice la donna con un dolce sorriso che le sfiora le labbra

– Già! Mi dispiace! – risponde Arturo piacevolmente sorpreso da cotanta bellezza.

Il giovane barista si accinge a compilare il modulo assicurativo, quando gli viene chiesto di lasciar perdere. Alla fine ognuno riprende il suo posto nella rispettiva macchina per continuare il percorso interrotto. Penosi vari tentativi dell’autovettura color grigio topo, che non vuole saperne di ripartire, mentre le altre due auto sembrano deridere, ostentando le potenze dei loro cavalli. Il figurino seduto sul sedile anteriore accanto a quello di guida all’interno della macchina investita, volge lo sguardo dietro di sé e, con un’espressione significativa, esprime in modo lapidario la sua opinione:

– Quella ormai solo un ricovero dal meccanico la può far tornare in vita. –

– Cosa ne pensi? – chiede la donna seduta comodamente sul sedile posteriore della macchina.

– Sembra innocuo… non starai pensando? – risponde perplesso il “figurino”.

L’auto investita si accosta alla vettura di Arturo.

– Dov’eri diretto? – domanda la donna.

– Stavo andando da un amico… si pensava di trascorrere una serata insieme. –

– Al cinema, e magari a prendere una pizza. –

– Indovinato! –

– Da soli, senza donne. –

– Probabile. –

– È molto triste. –

– Ammetto che non è un periodo di massimo splendore, ma arriveranno momenti migliori; di solito queste cose vanno così. –

– Ti faccio i miei migliori auguri. –

– Grazie! Mi dispiace davvero per quello che è successo, ero distratto stavo ascoltando della musica ad alto volume… –

– È bello sentirsi l’adrenalina addosso, non è così? –

– Lo ammetto! –

– Improbabile che tu possa andare all’appuntamento con la tua macchina. –

– Già. –

– Sali, ti diamo uno strappo. –

-… grazie! –

Parcheggiata l’autovettura color grigio topo in modo tale da non intralciare la viabilità, Arturo sale sulla macchina investita.

– Per dove? – domanda l’uomo al volante.

– Diritto da questa parte. –

– Se fossi stato libero di impegni ti saresti potuto unire a noi – dice la donna con un’espressione birichina. – Ci sarà da divertirsi! –

– Cioè? – replica perplesso Arturo.

– Emozioni! –

– Da come siete organizzati, ci avrei scommesso. –

– Non hai la pur minima idea di quello che ci riserva la serata. Hai avuto un imprevisto, può capitare a chiunque, il tuo amico capirà. –

– Intende dire… –

– Rinviare la vostra magica serata in altra data; non sarà la fine del mondo. –

– Non l’ho mai fatto… –

– Sarebbe un bell’inizio. –

Il giovane si ritrova spiazzato tanto da rimanere senza parole.

– Ok. Ci sto! Magari sarà un segnale del destino – dice il giovane, pensando alla donatrice di sogni.

– Certo. Se hai un cellulare farai bene a chiamare il tuo amico; non è bello aspettare invano senza ricevere notizie. –

– Sì – il giovane chiama al telefono Massimo dicendogli dell’imprevisto e che rientrava a casa tramite un passaggio.

– Una piccola ed innocua bugia non è in grado di causare danni – osserva la donna. – A volte è indispensabile. –

– Ho molto da imparare. –

– Hai tutto il tempo a tua disposizione per poterlo fare. –

– È sicuro che non sto sognando? –

– Perché? Tutto questo ti sembra irreale? –

– Non lo so…

– Vorresti una prova tangibile che dimostri che sei perfettamente sveglio? –

– Be’, dipende… –

– Hai paura? –

– Un po’ di tensione, lo ammetto! –

– In questi casi è quello che ci vuole; eri in cerca di situazioni forti, o sbaglio? –    

– Qualcosa del genere… vi prego, non fraintendetemi, non mi è facile spiegare… –

– Tranquillo, è tutto chiaro; se sei in cerca di forti emozioni, oggi è il tuo giorno fortunato – replica con il solito dolce sorriso la giovane donna.

– Spero solo di poterlo raccontare. –

– Potresti persino scriverci un libro, se ci tieni. –

***

In un’atmosfera dove la realtà sembra rasentare i sogni proibiti di Arturo, o viceversa, le due auto riprendono il loro viaggio addentrandosi nel buio della sera.

-… mi chiamo Arturo… non l’ho scelto io questo nome; per quel che ne so, mia madre ne andava matta… proprio così – dice il giovane barista, seduto sul sedile posteriore della macchina, invitato dagli sguardi curiosi a dare le dovute spiegazioni sul suo nome.

– Io sono Sonia, il pilota è Francesco; lui è Giovanni, più comunemente conosciuto come il “figurino”; puoi capire da solo il perché – gli risponde la donna sedutagli accanto.

– Una bella scorta; immagino sei un giudice, o qualcosa di simile – domanda Arturo, attento a non essere troppo invadente.

– Qualcosa di simile – risponde con simpatia Sonia. – Ti sembro così vecchia? –

– No di certo! –

– Allora dammi del tu!

– Ok. Dove siamo diretti? –

– Non sperare che uno di noi te lo dica. –

– Non intendiamo guastarti la serata – interviene con tono ironico, Francesco. – Ce l’hai un’arma? –

– Sta scherzando – chiarisce Sonia.

– Davvero? Pensavo parlasse sul serio – dice il giovane.

– Il ragazzo è sveglio – replica Francesco.

– Stai attento alla strada, non vorrei che si verificasse un replay, magari con la conseguenza di dover rimorchiare qualche sfortunato autista – dice la donna.

– Staremmo stretti – commenta Arturo.

– Oculata osservazione – risponde con un sorriso, Sonia.

Il “figurino” gira il capo dietro di sé e osserva con una certa freddezza l’abbigliamento casual indossato da Arturo.

– Vestito così pensavi forse di fare colpo sulle donne? –

– Mi sarei accontentato di ricevere una normale attenzione – risponde il giovane. – Non ho mai dato importanza al vestiario. –

– Spero per te un buon successo malgrado l’abbigliamento modesto. –

– Non mi sono mai lamentato… – non è il caso di sminuirsi, pensa Arturo.

– Ben detto! – lo rincuora Francesco. – Non dargli retta, è convinto che le donne, attratte dall’ostentata eleganza, gli cadano ai piedi. –

– È quello che loro desiderano vedere – replica l’amico.

– Ne sei sicuro? – interviene Sonia. – Magari frequenti una tipologia di persone che io sconosco. Provate a rallegrare l’ospite invece di mortificarlo con assurde argomentazioni. –

– No, va bene, nessun problema – intende precisare il giovane.  – So stare allo scherzo, di qualsiasi genere. –

– Scherzo? Si parlava sul serio – replica Giovanni, mostrandosi molto sicuro.

– Cristo! – irritata, esclama la donna.

***   

Circa un’ora dopo, il gruppo di strani personaggi giunge dinanzi a una casa di campagna, nel cui spiazzo, una mezza dozzina di uomini che vigilano il territorio circostante non vengono minimamente turbati. Sonia, il figurino e Francesco scendono dalla macchina:

– Aspetta qui! – dice la donna ad Arturo. Sonia, insieme ai suoi compagni di viaggio, entra nella casa, fa un cenno di saluto ai due uomini seduti in altrettante poltrone, intenti a giocare a carte.

– Dov’è? – chiede la donna.

– È tutta la serata che se ne sta rintanato in cucina – risponde uno dei due giocatori.

***

Non sapevo di questa tua peculiarità – dice con una punta di ironia Sonia, appena entrata in cucina.

– Già! In effetti non mi sono mai espresso dietro i fornelli… forse non ho mai avuto il tempo di farlo, o forse per paura di fare brutta figura… ma è la mia vera passione e ti assicuro che tra poco si mangerà da Dio – risponde con una massiccia dose di convinzione un uomo di circa quarant’anni, barba incolta, un numero scarso di capelli sul capo, busto nudo con una fasciatura medica attorno alla spalla sinistra, indaffarato fra pentole e tegami.

– Come sta la ferita? – domanda la donna.

– Se non me lo ricorda qualcuno, rischio di dimenticarmela – risponde l’uomo.

– Passaporto, carta d’identità, patente, qui c’è tutto quello che ti occorre – dice Sonia mentre mostra i documenti al suo interlocutore. – Stai tranquillo, durante la tua assenza il tuo fidato cugino Gianni saprà cavarsela – continua la donna.

– E tu? –

– Il mio compito finisce qui. Ho fatto tutto quello che potevo; l’ho fatto con il cuore, ma non posso fare nient’altro. –

– Ti sei esposta fin troppo. –

– Pensi che potevo esimermi? – replica Sonia, ammiccando ad un sorriso.

– Grazie! – risponde l’uomo, baciandola sulla fronte. – Sei bellissima! –

– Sicuro di stare bene? Inizio ad avere forti dubbi. Non ricevevo un complimento del genere dai tempi del liceo. –

– La mente umana è difficile da comprendere, te lo assicuro! –

– In parte sono pienamente d’accordo. Quando è venuto l’ultima volta il dottore a visitarti la ferita? –

– L’altro ieri; mi ha detto che il decorso procede bene e che, se non sorgeranno problemi, potrò togliermi la fasciatura fra una ventina di giorni al massimo. –

– Questo significa che puoi permetterti di viaggiare? –

– Ha dato il suo assenso. –

– Se lo dice il dottore… –

– Non mi sembri molto convinta. –

– Conosci la mia opinione. –

– Già! Se fosse per te, dovrei starmene a risposo finché la spalla non ritorni perfetta. –

– Lo so; un desiderio non confortato dalle vicissitudini. Pregherò che il programma vada avanti fino alla fine senza intoppi di nessun genere. –

– Perché mai dovrebbero essercene? –

– In questi casi non si è mai sicuri. –

– Capisco la tua preoccupazione; ma ti assicuro che nessuno è al corrente di dove io mi trovi, a parte noi – afferma l’uomo.

– Intendi, tutti noi? – replica Sonia.

– Gli uomini sono a posto, su di loro ci scommetto la vita. –

– Sì, nulla da dire… –

– Sei diffidente. –

– In questo senso la vita è un gran maestro; dovresti saperlo. –

– La venderò cara, se necessario. –

– Come sempre. –

– Già. Non vorrei che tu venissi con noi – dice l’uomo.

– Ho già deciso; lo sai bene! –

– Sei una testa dura. –

– Può darsi – Sonia sta per uscire, quando ad un tratto ricorda di aver dimenticato qualcosa di importante da far sapere all’interlocutore.

– Spero che la cena sia ottima come dici… abbiamo un ospite! –

– Cos’è questa storia? – replica l’uomo mentre guarda il “figurino” entrare in cucina, il quale allarga le braccia come per dire: non rivolgerti a me!

– Non vorrai lasciare un povero giovane nella soffocante routine di tutti i giorni e negargli di trascorrere qualche ora in elettrizzante compagnia – risponde Sonia con la solita simpatica ironia. L’uomo con la fasciatura alla spalla, attonito, avvicina alla bocca, senza nessuna dovuta precauzione il cucchiaio con il sugo bollente per un rischioso assaggio, con il prevedibile risultato di una dolorosa scottatura.

– … Cristo! Cosa tramate voi due! –

– Mai distrarsi dietro i fornelli – commenta la donna.

– Di quale giovane parlavi? –

– Durante il tragitto un imprevisto ci ha permesso di conoscere un giovane le cui difficoltà insorte gli hanno impedito di continuare il viaggio. –

– Bene, allora? –

– Gli ho proposto se voleva unirsi alla nostra comitiva. –

– Cosa? –

– Con la macchina fuori uso i suoi progetti serali erano pressoché andati in fumo; l’unica cosa rimastagli era di fare l’autostop sperando che un automobilista generoso lo riaccompagnasse a casa.

– La fortuna non l’ha abbandonato, mi sembra di aver capito; non è nemmeno dovuto rientrare a casa. –

– No. –

– Ci sarà da divertirsi – si sfoga con sarcasmo, l’uomo.

– È quello che gli ho detto. –

***

– Puoi scendere se vuoi – dice Sonia, accostatasi al finestrino.

– Un bel posto tranquillo – osserva Arturo, sceso dall’autovettura.

– Già! Forse troppo, starai pensando. –

– È vero, mi aspettavo un clima meno rilassante. –

– Si tratta di un assaggio, il bello deve ancora arrivare. –

– Ne parli come se dovesse succedere qualcosa di veramente eclatante. –

– Hai ragione, evidentemente esagero nello stimolare la tua fantasia. –

– Allora perché lo fai? –

– Perché credo che ti faccia piacere. –

– Be’, in un certo senso è così.

– È probabile invece che non succeda nulla, anzi, lo desideriamo tutti noi. Ti sorprende? –

– Un po’. –

– Questo non significa che ci si debba annoiare; siamo un gruppo eterogeneo e ciò ci fa ben sperare.

– L’ho visto – dice con velato sorriso, Arturo.

– Passeremo la notte qui; sei nostro ospite se a te non dispiace. –

– La domenica è il mio giorno di riposo; Ok! L’importante è che rientri la sera perché l’indomani mi attende l’inizio di una settimana di duro lavoro. –

– Sicuro! –

– È una bellissima serata. –

– Una notte splendente – replica la donna alzando lo sguardo al cielo. – È da tempo che non osservavo le stelle con tanto piacere… –

– Nemmeno io. Merito dell’incidente. –

– Sembrerebbe proprio di sì. –

– Chi l’avrebbe immaginato. –

– Non ci proverai? –

– A tamponare un’altra vettura? No! Giuro di no! –

– Perché non è detto che si possa ripetere una simile avventura. –

– Già! –

– Bene. Godiamoci la serata! –

– D’accordo! –

***

– Non mi piace essere osservato mentre lavoro; perché sei rimasto in cucina? – dice l’uomo con la fasciatura alla spalla.

– Magari imparerò qualcosa; lo sai, sono negato per certe cose… – risponde il “figurino”.

– Credi che abbocchi! Aspetti che ti volti le spalle per fare qualche assaggio; come se non ti conoscessi. –

– Io al contrario di Sonia conosco ed apprezzo le tue capacità culinarie… –

– E questo ti permette di rimanere in prima linea. –

– Ne sono onorato. –

– Finiscila di dire stupidaggini; degusta quello vuoi, a patto che la fai finita. –

– Accetto la tua proposta – risponde Giovanni, mentre punta l’attenzione su un pentolone con dentro della carne di maiale al sugo.

– Non ti azzardare a prenderla con le mani – dice con tono deciso il provetto cuoco.

– Certo – il “figurino” si munisce di forchetta e infilza un pezzetto di carne che mette in bocca. – Una delizia! –

– Ti sei assicurato il bis a tavola. Piuttosto perché non mi racconti qualcosa in più del nostro ospite? –

– Ne so quanto te; è piombato su di noi come una meteora. –

– Portarlo qui è stata un’idea coraggiosa e alquanto avventata; per punizione vi metterei a digiuno. –

– Se fosse stato per me l’avrei lasciato a sbrigarsela da solo, ma sai come sono le donne … –

– Cosa ci stavate a fare voi? Credevate di essere in vacanza? Non ci si può fidare di nessuno! –

– Non preoccuparti; è un ragazzo tranquillo – afferma Giovanni, guardandosi intorno alla ricerca di un altro assaggio.

– Bè, se lo dici tu! – replica con ironia l’uomo con la fasciatura sulla spalla. – In ogni caso non perdetelo di vista. –

– Ci penserà Sonia, puoi scommetterci – risponde con un sorriso il “figurino”, attirandosi lo sguardo severo del suo interlocutore. – Sai come sono le donne… –

– Invece di continuare a ripetere la stessa frase che rischia di innervosirmi, perché non vai al nocciolo della questione? –

– Potrebbe aver provato una forte simpatia… –

– Di chi stai parlando? –

– Di Sonia, naturalmente! –

– Stai dando i numeri! –

– E perché? –

– Dannazione! Perché la conosco bene! Per lei al momento conta solo la famiglia e il lavoro. E basta! –

– Al tuo posto non ne sarei così sicuro; lo sai, ti do’ sempre ragione, ma in questo caso dimostri una certa superficialità. –

– Sta parlando il maestro di vita! –

– In materia ho una certa dimestichezza. –

– Sei semplicemente irritante! –

– Ok. Staremo a vedere chi di noi due avrà ragione. –

– Trovato qualcosa? Sembri un cercatore d’oro. –

– Ho l’imbarazzo della scelta… –

– Ti prego fai in fretta e sparisci! –

– Fatto! – risponde il “figurino”, scegliendo qualcosa di saporito e leggero come una melanzana impanata al forno.