n una cittadina apparentemente tranquilla, due coppie di amici vanno insieme in vacanza, tra i loro figli, che si conoscono fin dall’infanzia, nasce un’intesa che si trasforma in qualcosa d’importante che li porterà in seguito a fare progetti per il futuro. La felicità dei preparativi alle nozze imminenti è oscurata da una figura che si diverte a minare la loro stabilità emotiva. 

Questa figura che aleggia in sottofondo, ordita dalla penna dell’autore, porta nel lettore il desiderio di scoprire la sua evoluzione, elaborando delle ipotesi, ma di chi ci si potrà mai fidare?

Buona lettura

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RELAZIONE DI SANGUE 

La sfera di plastica di colore bianco è rimandata a una velocità tale da esigere da parte della bambina, otto anni, un’adeguata risposta.

– Papà, non sono io la più brava? – dice con tono compiaciuto, mentre gioca a pallavolo con il fratello di due anni più grande nell’ampia terrazza situata nel retro della casa, nell’occasione divisa in due da una corda tesa per delimitarne l’area di gioco.

– Più brava un corno! Prova ad alzare un po’ più la palla, se ti riesce – risponde il fratello, mentre papà, intento ad annaffiare i fiori nella piccola aiuola, sembra gradire il simpatico, frizzante scontro d’idee dei suoi ragazzi.

– Sì, è lo spirito giusto per diventare dei veri campioni – osserva il padre.

Tutta l’energia che il ragazzo ha dentro la sprigiona in una veemente battuta della palla.

– Prendi questa! –

La sorella non viene per nulla intimorita tanto da rispondere alla grande. Nel frattempo la donna di casa sta sistemando alcuni indumenti in un armadio, quando sente suonare alla porta.

– Chi è? –

– Polizia! Apra la porta! –

Presa da un improvviso stato di angoscia, la donna rimane come pietrificata.

– Non abbiamo molto tempo da perdere, si sbrighi ad aprirla. –

– Un attimo, vado a chiamare mio marito – dice la donna dopo aver guardato dallo spioncino. Trascorre qualche minuto prima che l’uscio si apra quel tanto consentito dalla catena di sicurezza.

– Cosa volete? –

– Se vi decidete a farci entrare, vi assicuro che tutto sarà chiarito. –

– Avete un mandato? – chiede l’uomo.

– Sicuro! – replica il poliziotto. La catena dalla porta viene tolta, simultaneamente una mezza dozzina di agenti in divisa che in abiti civili, pistola in pugno, irrompono sparpagliandosi all’interno dell’appartamento, rovistando in ogni angolo dello stesso.

– Dov’è? – domanda un agente in borghese.

– Non capisco! Non so di cosa stia parlando! – risponde sbigottito il marito della donna, mentre sopraggiungono nel soggiorno i suoi due figli.

– Chi sei tu? –

– Il padrone di casa! –

– Allora, padrone di casa, dove sta Mauro Bonfiglio? –

– Non conosciamo nessun Mauro Bonfiglio. Siete entrati in casa nostra come dei selvaggi, che cosa vi ha autorizzato a farlo? Ha detto di avere un mandato, vorrei vederlo se non le dispiace. –

– Cos’è, l’è inceppato il disco, non sa dire altro, il mandato. Non si masturbi il cervello con queste fesserie, non stiamo giocando a guardia e ladri. Come vi chiamate? –

– Antonio Pacelli. Lei è mia moglie. –

– I vostri figli? – dice il poliziotto in abiti civili facendo cenno ai due ragazzi.

– Sì. –

– Qui non c’è – dice un collega dell’uomo. – Nessun’altra persona è in casa. –

– Da quando tempo abitate qui? –

– Quattro mesi, sì, all’incirca quattro mesi. –

Il poliziotto si guarda attorno con irriverenza tenendo in pugno col braccio abbassato la sua pistola semiautomatica, mentre i suoi uomini con le rispettive armi si muovono nel soggiorno come fossero automi, non curanti della presenza dei bambini.

 – Stai forse pensando che abbiamo preso una cantonata? –

– Mi sembra chiaro – risponde Antonio Pacelli. – Tranne che non abbiate da dimostrarci qualche altro motivo il quale vi ha spinto ad autoinvitarvi da noi. Comunque, può capitare, anche se non ho condiviso il vostro modo irruento di presentazione. –

– Probabilmente questa bella casa non è più la dimora di Bonfiglio, ma ti posso assicurare che l’ho si è visto aggirare nelle vicinanze un paio di giorni fa; quindi, se fossi in voi, me ne guarderei bene nell’ostentare tanta serenità – l’uomo continua a guardarsi attorno. – Non ho mai avuto una buona memoria, ma voglio

confessarti che qui dentro ci sono già stato e non mi sembra proprio che si sia fatto cambio di arredamento. Non so se mi spiego.  –

– L’abbiamo presa in affitto così – interviene la donna. – Pensiamo di comprarne una al più presto. –

– Saggia decisione. –

I bambini si stringono l’una con l’altro.

– Tornate a giocare – dice loro la mamma. – Non c’è motivo che stiate qua. –

Il loro silenzio equivale a un tacito disobbedire.

– Avete un regolare contratto di affitto? – chiede il poliziotto.

– Sì, certo – replica il signor Pacelli.

– Allora doveste sapere che il vostro padrone di casa è Mauro Bonfiglio. –

– A noi risulta che sia Katia Allevi. –

– L’irreprensibile cognata. –

– Sentite, a noi non interessa quello che fa questa gente, o volete per questo accusarci di superficialità? –

– Potrebbe essere un valido motivo, non crede? – replica il tutore dell’ordine, mentre si sofferma a guardare l’ampia scollatura della donna, la quale, a scanso di equivoci, decide un po’ goffamente di restringergli il campo visivo chiudendo il bottone della camicetta. – Mi sembrate una brava famigliola perché vi si possa immaginare impelagati in situazioni torbide – dice con espressione sornione

l’uomo. – Ma, a volte ci si trova dentro a cose spiacevoli senza nemmeno saperlo, con conseguenze non proprio gradevoli. –

Antonio Pacelli e la sua famiglia sperano che gli indesiderati ospiti tolgano quanto prima il disturbo. – Beh, qualsiasi cosa vogliate chiederci, saremo a vostra disposizione in qualsiasi momento – dice.

– Ne siamo convinti – replica il poliziotto, non risparmiando l’indiscreta attenzione nei confronti della piacente figura femminile che ha dinanzi. – Il Bonfiglio, ha degli interessi, oltre ad avere stretti legami familiari qui nella zona, quindi, se dovreste vederlo ci fareste un piacere a comunicarcelo – continua l’uomo, mentre i suoi colleghi rimangono immobili come belle statuine con le pistole impugnate rivolte verso il basso.

– Mi sembra alquanto improbabile che ciò possa verificarsi, non conosciamo il suo volto – dice Pacelli.

– È molto strano, è famoso quasi come un divo del cinema. Provvederemo comunque a farvi avere una delle sue migliori foto. Vi servirà anche ad evitare delle brutte sorprese. –

– Ci spiace, ma viviamo un’esistenza ovattata. Tutto quello che succede nel mondo, ci mette paura –

– Più che ragionevole. –

– Non so nemmeno come mai vi abbiamo fatto entrare. –

– Per paura. Immaginavate che avremmo in ogni caso buttato giù la porta. –

– Sì, deve essere così… non tanto per noi ma per i bambini, capisce… –

– Certo. – risponde il poliziotto, volgendo il suo sguardo malizioso e conturbante alla donna. – Fuori è infestato da balordi di ogni genere capaci d’inaudita violenza. –

– …si è fatto tardi, dobbiamo prepararci in fretta per andare dal dottore – interviene lei, consapevole di apparire agli occhi dell’uomo come un’irresistibile fonte di desiderio.

– Forse i bambini preferirebbero tornare a giocare. –

Il marito si avvede con notevole disappunto dell’evolversi della situazione.

– Signori, se non abbiamo nient’altro da aggiungere, vi prego di lasciarci ai nostri inderogabili impegni. –

– Togliamo il disturbo, naturalmente – dice il poliziotto con l’aria sibillina. – Spero almeno vi fidiate di noi, perché nel caso contrario sareste veramente molti soli… – i suoi colleghi decidono finalmente di deporre le pistole nelle rispettive fondine.

– La vostra presenza, se proprio ci tiene a saperlo, non ci è stata di conforto – ammette Pacelli. – Anzi, per certi aspetti, è da considerare deleteria. –

– Non si rende conto cosa sta dicendo. Pensi, se a entrare a casa vostra fossero malviventi, o peggio ancora, psicopatici e stupratori – replica con decisione il poliziotto. – Alla fine è sempre da noi che vi rivolgete per difendervi da questo marciume. –

– Lei sta esagerando! Non può venire a casa mia parlandomi con questo tono, dinanzi a mia moglie, i miei figli… –

– Mamma… –

– Tesoro, non preoccuparti, capita anche fra noi adulti di trovarci in disaccordo – la donna stringe a sé la sua bambina.

– Vi chiedo di lasciare immediatamente questa casa! – tuona secco Antonio Pacelli mentre si avvia ad aprire la porta.

– Stai perdendo le staffe – replica con tono serafico il poliziotto. – Non sei un bel vedere agli occhi della tua famiglia. –

– Ora basta! Qui non c’è, andiamo via – interviene un collega in borghese.

I poliziotti escono uno ad uno dall’appartamento, quello che sembra essere il loro superiore si ferma per ultimo sull’uscio. l’uomo prima di andare via “regala” un lieve sorriso, tagliente come una lama sottile, mortificando ancora di più l’intera famiglia.

– Chi è questo Mauro Bonfiglio? – domanda la donna.

– Non lo so, probabilmente abitava in questa casa prima di noi. Un poco di buono – risponde il marito volgendo lo sguardo ai suoi ragazzi, rimasti immobili, turbati nella loro innocenza, risucchiati troppo presto da una realtà cinica, violenta.

***

In un ambulatorio veterinario, l’uomo, assistito da una giovane bella donna, sta eseguendo un delicato intervento chirurgico di ripristino di un’ala a un’aquila.

***

È una serata calda, una macchina della polizia si ferma dinanzi ad un palazzo.

– A domani – dice l’agente rimasto alla guida dell’autovettura.

– Ok, ciao. –

L’uomo con indosso l’uniforme da poliziotto, dopo aver salutato il suo collega, si addentra nell’edificio, chiama l’ascensore e vi entra non appena arriva, seguito senza accorgersene da una persona.

– Io salgo al sesto piano – dice il poliziotto allo sconosciuto, il quale non lo degna neanche di un pur minimo segno. Con visibile disappunto a tale atteggiamento, l’uomo preme il pulsante del sesto piano. Lo spazio angusto dell’ascensore annichilisce la più ostentata sicurezza, fa affiorare nella mente la propria vulnerabilità; il poliziotto non ha il tempo per pensare ed attuare una concreta strategia di difesa e, mentre tenta goffamente di estrarre la pistola, il braccio medesimo è infilzato da un lungo coltello a serramanico. Il lacerante urlo di dolore è soffocato dalla mano dello sconosciuto messa sulla sua bocca, poi estratto il coltello glielo conficca violentemente nella gamba, e ancora vibrato all’addome. Il poliziotto moribondo si lascia cadere nel piano ascensore; la bussola dello stesso si apre mentre lo sconosciuto si allontana dopo aver avvolto il coltello in uno strascico di stoffa e messo dentro uno zainetto.

***

– Presto ritornerà a volare – dice Bruno, un prestante uomo di mezza età, riferendosi al rapace da poco finito di operare.

– Sei stato bravo, un meritato plauso al mio amatissimo papà – risponde Federica.

– Non mi sognerei nemmeno di ottenere questi risultati senza la mia valida collaboratrice e adorata figlia… –

Con indosso il camice da lavoro i due familiari si lasciano andare in un abbraccio affettuoso.

– Trascorreremo insieme una bella vacanza, da ricordare per tutta la vita – continua l’uomo con espressione compiaciuta.

– Non faccio altro che pensarci – afferma la giovane donna.

– Anche se provassi a nasconderlo il mio viso ne sarebbe sfacciatamente testimone. –

– Già, sprizzi gioia come una ragazzina da riuscire a contagiare persino un vecchio orso come me –

– Un vecchio orso piuttosto atipico – dice col sorriso sulle le labbra Federica mentre adagia, sotto l’effetto dell’anestetico, il grosso uccello all’interno di una gabbia. – È un bellissimo esemplare. –

– Sì, è molto bello, forse fra i belli della sua specie – ammette Bruno. – Purtroppo ne sono rimasti un numero esiguo. È sempre un piacere poterne aiutare qualcuno – l’uomo si toglie il camice e lo appende. – Immagino a cosa stai pensando. –

– Davvero? –

– Certo. Avresti desiderato che sulla barca ci fosse assieme a te un altro genere di compagnia. È normale. –

– Cosa intendi, un altro genere di compagnia? –

– Un fidanzato, mi sembra ovvio alla tua età. –

– Sarà ovvio, ma ti assicuro che non ci penso nemmeno. –

L’uomo replica con un sorriso di simpatica incredulità.

– Amo il mio lavoro e la mia bellissima famiglia e questo fa di me una donna felice – sostiene con estrema convinzione Federica.

– Chiunque abbia in mente di infrangere il magico momento, se la vedrà di brutto con me. –

– Conoscendoti non ho dubbi, ma l’amore, credimi, è una cosa tremendamente folle, perciò, è consigliabile su certe affermazioni andarci cauti. –

– Interessante! Beh, ora è meglio che vada, prima di finire in una di quelle trappole tremendamente sdolcinate – dice la donna, togliendosi così dall’impiccio con un sorriso amabile. – Papi, ci vediamo a casa. –

***

Bruno va ad aprire la porta. – Mi spiace, non volevo sembrarle scortese, ma come le ho detto, l’ambulatorio è chiuso. –

– Sì, ha ragione, mi scusi – l’uomo, con indosso un impeccabile divisa da poliziotto, appare desolato nonostante la sua faccia rude. – Non ho portato con me nessun animale da farle visitare, volevo solamente chiederle il suo parere sul mio gatto, piuttosto pigro negli ultimi tempi da mettermi paura. –

– Spesso lo sono per natura, come noi esseri umani d’altronde – risponde Bruno. – Entri pure. –

– Grazie. Mi auguro non ci siano animali feroci in giro per lo studio. –

– È proprio di loro che dovrebbe avere paura, non del suo gatto – replica con ironia il dottore sedutosi dietro la scrivania, invitando il poliziotto a fare altrettanto dinanzi. – Cos’ha esattamente? –

– Improvvisamente sembra stanco, con sempre meno voglia di giocare, insomma non è più il gatto giocherellone di prima. –

– Quanti anni ha? –

– Quattro, forse cinque anni – l’uomo si guarda attorno. – Pensavo di trovare una donna. Voglio dire una dottoressa. –

– Si riferisce a mia figlia, è andata via pochi minuti fa. Se desidera parlare con lei, la prossima volta si ricordi di non fare così tardi. –

– Niente di personale, l’amico che mi ha indicato di venire qua ha usato parole di stima nei confronti di sua figlia. –

– Non posso dubitarne. Pensa ancora di parlarmi del suo gatto, o crede sia meglio rinviare il colloquio e affidarlo totalmente alla dottoressa? –

– Non potrei mai mancarle di fiducia per quello che ha fatto, e poi, lei ne è il maestro. –

– Bisogna dare spazio ai giovani – commenta Bruno. – Da dopodomani noi non ci saremo per una settimana, al nostro posto ci sarà un valido sostituto, se a lei va bene, posso prenotarla… –

– Preferisco che siate voi a visitare il mio gatto. –

– Vuole dire, mia figlia. –

– Faccia lei.

– Fra quindici giorni, va bene? –

– Ok. –

– È necessario che porti il suo gatto. –

– Certo. Nessun rancore? –

– Niente di personale. –

***

Lo strascico di stoffa avvolto viene srotolato e il coltello a serramanico sporco di sangue al suo interno portato sotto il rubinetto del lavabo e pulito minuziosamente, dopodiché viene avvolto

Nuovamente.

***

Dopo essersi data una rinfrescata, Federica appende l’asciugamani ed esce dal bagno per raggiungere il soggiorno.

– Che tipo è? È perlomeno un bell’uomo? –

– Ti riferisce al poliziotto che ha chiesto di te? –

– Sì. –

– Pensavo di aver capito che la cosa non fosse di tuo interesse. – risponde Bruno, seduto sulla poltrona a sbirciare fra le pagine di un settimanale.

– Semplice curiosità, nient’altro. – Federica si siede sul divano.

– Già, è caratteristico di voi donne. –

– Forse mi affascinano gli uomini in divisa. –

– Credevo che questa loro peculiarità fosse ormai in declino – sostiene Bruno con gli occhi incollati al settimanale. – Evidentemente riescono ancora a fare breccia nei vostri cuori solitari. –

– Non dicevo sul serio. –

– Lo so. Sei bellissima. –

– …lo dici senza nemmeno guardarmi. –

– Cosa te lo fa pensare che non lo stia facendo. –

– … non sono cieca, sei immerso nella lettura. –

L’uomo si volta a guardarla accennando un dolce sorriso.

– Come immaginavo, sei bellissima. –

***

Bruno dà gli ultimi controlli alla graziosa imbarcazione da diporto ormeggiata al porto; la moglie Nadia e Federica sembrano rinfrancate dall’aria di mare, mentre sulla barca salgono due uomini e una donna.

– Come va, vecchio lupo di mare? – dice sorridente l’amico Roberto.

– È tutto pronto, vi stavamo aspettando – risponde Bruno.

– Auguri Nadia, auguri per i vostri venticinque anni di matrimonio, che questa gita sia ricca di momenti felici, come lo è stata la vostra vita insieme – dice Anna, moglie di Roberto.

– Salve! – saluta con un sorriso accattivante Mirko, figlio trentenne della coppia di amici.

– Ciao Mirko… la tua fidanzata? – chiede Bruno.

– Non ve l’hanno detto i miei genitori? – risponde il giovane.

– Mi sono dimenticato di dirvelo – interviene Roberto. – Si sono lasciati circa un mese fa –

– Ma, eravate prossimi al matrimonio – dice Nadia.

– Sì, è vero, ma è stato meglio così; in verità non c’era molta intesa fra noi – precisa il giovane.

– Una bella vacanza è quello che ci vuole in questi momenti – commenta Bruno.

– È stata una vera faticaccia – precisa la mamma del giovane. – Con Roberto abbiamo dovuto sudare sette camicie per convincerlo.

– Credimi, alla fine ne è valsa la pena – dice Nadia.

– Marinai, vogliamo partire? – interviene decisa l’amica.

– Sì, non lasciamoci attendere troppo da questo meraviglioso mare – aggiunge Bruno.

– Ciao Federica. –

– Ciao Mirko. –

Bruno osserva impassibile i due giovani, sui cui volti traspare un’espressione di piacere.

***

La barca con sopra le due famiglie prende il largo, lasciando dietro di sé, anche se solo per alcuni giorni, lo stress di una società caotica, capace di produrre squilibri psicologici a volte

irreversibili, per ritornarci possibilmente più forti e rinfrancati ed affrontare le dure battaglie della vita.

***

Nadia, con indosso un bikini che ne esalta il corpo asciutto e giovanile, si sdraia bagnata, odorosa di salsedine, sull’asciugamano di spugna distesa sopra il ponte dell’imbarcazione, accanto ad Anna, da poco uscita dal mare e non del tutto asciugata dai potenti

raggi solari.

– È meraviglioso! – esclama Nadia, mentre dall’acqua limpida del mare emergono, con tutta la bellezza del loro giovane sorriso, Federica e Mirko. – Mi sento come rigenerata. –

– …ti capisco – afferma Anna.

– I nostri ragazzi si stanno divertendo – dice Roberto seduto nel ponte di comando.

– …già! – risponde serafico Bruno, con i suoi occhi verdi mascherati da occhialoni a specchio. – Per loro è tutto più facile. –

– Mi congratulo, avete messo al mondo una bellissima creatura. –

– Sono compiaciuto, devo ammetterlo. –

– Cara, sei in splendida forma, da fare quasi invidia – dice Anna all’amica sdraiata supina accanto.

– Sei carina, ma non credo che tu debba provare questo insano ed improprio sentimento. –

– Lo dici per confortarmi? –

– Semplicemente non ne vedo il motivo. –

– Vorrei crederti, ma l’ultima dieta alla quale mi sono affidata mi ha lasciato delle piccole smagliature al ventre, fastidiose a vedersi quanto difficili da eliminare. –

– Hai detto bene, nemmeno ci si accorge. –

– Roberto, non la pensa proprio così. –

– …lascia perdere, gli uomini, sanno solo criticare, sappi che non portano mai niente di buono. –

– La vita è veramente imprevedibile – dice Federica, poggiata con gli avambracci nel parapetto mentre affonda il suo sguardo nell’azzurro mare. – Avrei dovuto essere la testimone alle tue nozze e invece, mi ritrovo con il futuro sposo a trascorrere assieme una

vacanza da sogno. –

– Mi spiace aver scompigliato i tuoi programmi – dice Mirko. – Ritornerei sui miei passi, anche se malvolentieri, pur di vederti felice. –

– Non sopporterei l’idea di vederti costretto a fare qualcosa che non ti va. –

– Cosa suggerisci? –

Federica gli elargisce un affettuoso sorriso prima di scostarsi e tuffarsi nuovamente nell’aperto mare, seguita senza tentennamenti da Mirko.

Risalgono in superficie a poca distanza l’uno dall’altra; lui, con lente bracciate le si avvicina.

– Non avevo dubbi su come la pensassi, ho sempre ammirato il tuo carattere deciso. –

– Rinunciare a convolare a nozze a sei mesi dal fatidico sì, non è da sottovalutare – dice la donna.

– …niente male – replica con sottile sarcasmo il giovane. – Ero appena entrato con il falegname nella nostra futura casa, quando lei, seduta comodamente sul sofà, scombussola tutti i piani dicendo che a suo parere stavamo commettendo uno sbaglio, che andavamo bene come fidanzati, ma non eravamo fatti per essere marito e moglie. –

– Scusami, mi spiace. – dice Federica.

– In fondo aveva ragione. Mi è rimasta la casa, è stato un buon investimento. –

La donna accenna ad un sorriso per poi immergersi invitando l’amico a fare lo stesso.

***

Scendono nella profondità del mare attrezzati per la caccia subacquea circondati da un’affascinante natura. Mirko, rimasto qualche metro indietro sembra puntare il fucile in direzione di Bruno che, voltatosi accoglie l’incauto gesto con comprensibile paura. Mirko, allora fa cenno di aver visto un grosso pesce seminascosto dietro una roccia. Il pesce percepisce la minaccia e tenta una disperata quanto inutile fuga: dal fucile del giovane parte il suo messaggio di morte, che lo infilza impietosamente.