Lo scrittore, in questo racconto, ci fa fare un viaggio all’interno della mente del protagonista. Ci fa riflettere sulle tante maschere che conosciamo, all’apparenza felici di essere circondati da amici, di avere un ottimo lavoro, una vita serena.Quante facciate conosciamo che nascondono dietro alla spigliatezza, alla simpatia, un animo sensibile e nella loro mente invece vi è una matassa di buie idee? Idee che serpeggiano nelle ombre, inquinando quello che può essere di veramente bello: la vita.Lo scrittore, ogni volta che il protagonista ha di questi pensieri distruttivi, lo mette davanti a delle realtà che effettivamente avrebbero tutto il diritto di disprezzare la loro esistenza eppure lottano per non soccombere. Fabrizio, il protagonista ha una vita piena, lo scrittore ci delinea una personalità amichevole, sempre in ottima compagnia, eppure quel mostro che s’inalza senza alcun motivo è lì, bussa insistentemente reclamando la cosa più preziosa. Fabrizio non riesce a spiegarsi da dove provenga quel disagio, fin da ragazzo si sente diverso dagli altri, i pensieri mostruosi sono incalzanti. Spesso parla con sé stesso, cercando nella visuale introspettiva una soluzione. Non riesce a parlarne con chi gli è vicino, ha il timore di far fronte alla loro naturale curiosità. È una parte di sé che tiene nascosta.Il protagonista ha una accesa discussione sulla fede con un amico, il pensiero di cambiare si aggroviglia, sarà sufficiente per una svolta?Bisogna scoprirlo solo leggendo…

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È notte inoltrata quando Fabrizio fa rientro a casa. Impiega poco tempo a svestirsi e a buttarsi a letto, ma fa una maledetta fatica ad addormentarsi. Nella sua mente si agitano una miriade di pensieri, molti dei quali in conflitto fra loro. Inutile negarlo, la sua nuova amica, Antonella gli ha creato un certo subbuglio.

«… è troppo tardi» dice tra sé e sé Fabrizio, disteso supino sul letto. «Non riesco a godere appieno delle opportunità che la vita mi offre. Ho sempre saputo che sarebbe finita così e nemmeno un miracolo potrà tirarmi fuori da questa situazione. Sono io che non lo voglio … sono una persona logorata, malata, che attende solo di andarsene. Vorrei addormentarmi e non svegliarmi più … »

***

Il suo desiderio non viene realizzato; l’indomani mattina si sveglia. Anche se ancora intontito, riesce benissimo a capire di trovarsi nel mondo dei vivi; non è un bel risveglio. Iniziano così le mattine, con un senso di amarezza. La buona abitudine la mattina di farsi la doccia è un vago ricordo; era diventata una seccatura, come tante altre cose. È sufficiente lavarsi quando se ne ha bisogno. Prende una drastica decisione: non andrà più a lavorare. «In settimana toglierò il disturbo». Vuole andarsene senza soffrire, senza accorgersene, è questo il vero problema. Ecco perché ha sempre desiderato che accadesse di notte, durante il sonno, tramite un infarto fulminante, o qualcosa di simile. Si ricomincia daccapo; la solita routine. Il solito calvario. Quando sente alla televisione di casi di suicidio, Fabrizio, prova quasi una sorta di ammirazione per queste persone, per il loro coraggio. Perché lui non ci riesce? Forse non è pronto? Cosa lo trattiene? Poco importa, ormai è lì vicino, è sufficiente chiudere gli occhi e lasciarsi andare. È quello che farà da lì a poco; questione di ore, o al massimo di qualche giorno. Questa volta è sicuro; lo sente. Nell’attesa del momento fatidico, l’uomo rimane in casa, quando squilla il cellulare; è Biagio che gli chiede se può fargli un favore: accompagnarlo in ospedale per ritirare delle analisi.  Fabrizio non può esimersi nel dare il suo aiuto all’amico, così va a prenderlo a casa con la macchina, ed entrambi si avviano a raggiungere la struttura sanitaria.

«Mi dispiace averti disturbato … ho cercato di avviare il motore della macchina, ma niente, sembra in uno stato comatoso.»

«Ma cosa dici! Non mi hai disturbato affatto; me ne stavo ad oziare.»

«Non sei andato a lavorare?»

«No; non ne ho voglia.»

«A chi lo dici! Io non ne posso più; vorrei liberarmi, ma ho paura di non potermelo permettere. Attendo che la dea bendata mi aiuti, magari attraverso un importante vincita.»

«Mai perdere la speranza» replica Fabrizio, lui che l’ha persa da molto tempo. «Cosa devi fare in ospedale?

«Devo ritirare delle analisi.»

«Di cosa si tratta?»

«Da un po’ di tempo mi sento strano, così mi sono rivolto al medico che mi ha consigliato di fare degli accertamenti. Non si sa mai.»

«Certo. Che cosa accusi esattamente?»

«Stanchezza, perdita dell’appetito …   negli ultimi giorni ho avuto anche un po’ di febbre.»

«Hai fatto bene a rivolgerti al medico.»

***

Dopo aver ritirato gli esami e parlato con uno dei medici del nosocomio, Biagio si avvicina a Fabrizio, seduto su una panca in sala d’attesa, con un’aria afflitta.

«Cosa c’è?» gli chiede l’amico.

«… non ci sono buone notizie.»

«Cosa?»

«Sì, non ho ricevuto buone notizie» risponde Biagio, mentre con Fabrizio si avvia all’uscita del reparto ospedaliero.

«Allora, cosa ti hanno detto?»

«Ho un problema serio … un tumore al fegato.»

«Cristo! È proprio sicuro?»

«Sì, sembra molto chiaro, anche se devo fare degli ulteriori accertamenti, se non altro per capire la reale entità del carcinoma.»

«Andiamo a prenderci un caffè?»

«Ne ho proprio bisogno.»

I due amici entrano in un bar e si siedono ad un tavolo.

«Può darsi che non sia nulla di male … voglio dire, che si possa eliminarlo» dice Fabrizio.

«In effetti, sembra che sia di piccole dimensioni … in questo sono stato fortunato; di solito, quando manifesta i primi segnali è già troppo tardi.»

«Andrà tutto bene, ne sono convinto.»

«Me l’aspettavo. Nella mia famiglia ci sono numerosi casi di decessi per tumore; l’ultimo in ordine di tempo è stato mio padre, morto per un cancro all’intestino.»

«Sì, ricordo.»

«Prima ancora era toccato ad una mia zia, morta anch’essa per un tumore. Quindi, uno deve aspettarselo prima o poi» dice Biagio, sorseggiando il suo caffè.

«Fortunatamente il tuo è stato preso in tempo.»

«Staremo a vedere.»

«Glielo dirai a tua madre?»

«Non posso nasconderglielo; sarà un duro colpo per lei. Per non parlare di mia moglie.»

«Sì, lo immagino. Devi farti forza ed affrontare il problema con determinazione; l’aspetto mentale è importante» gli consiglia Fabrizio, probabilmente il meno esperto in materia.

«Sì, lo so. Non intendo dargliela vinta, su questo ci puoi contare.»

«Bene. È quello che voglio sentirti dire.»