Quando l’altra arriva, lei è già sotto casa, fascinosa e dark, prima con i capelli lisci, vaporosi e neri, e ora mossi, dai riflessi rosso mogano. Lei sa trattarli i capelli, ha fatto la scuola da parrucchiera dopo la scuola normale. Ha imparato l’arte e l’ha messa da parte.
A casa sua c’era una testa di polistirolo su cui faceva i compiti quando l’altra arrivava. Quella volta la macchina era la sua. Adesso invece è l’altra che guida.
La porta a Baia Flaminia, oppure in viale Trieste. L’ultima volta sono state in centro, hanno guardato le vetrine e riso davanti ad abiti che non indosserebbero mai. Eppure lei starebbe bene con una camicia maculata, l’altra glielo dice convinta.
Insieme camminano, parlano, si raccontano. Mariti, figli, genitori, ricordi, delusioni, amici.
Lei ha l’occhio clinico, vede le persone per quel che sono, l’altra è romantica, sogna a occhi aperti, spera. L’altra ha sempre fame, “no, non è vero”, dice lei, “io mangio troppo”.
Lei è concreta, essenziale, l’altra si deve dare delle regole per procedere e poi le smonta perché non si piace. Piace a lei che la riempie di complimenti, allora l’altra si rilassa, si sente a casa e non vorrebbe più andare via.
Il prossimo appuntamento, ormai fisso, tra due settimane, senza sgarrare, segnato sul calendario altrimenti l’altra si dimentica, è distratta, invece per lei è precisa.
Tutte e due guardano la stessa cosa, per lei è una sorpresa, per l’altra è pericolosa, o era il contrario?

Michela Santini

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