S’ODE ANCORA IL MARE

Già da più notti s’ode ancora il mare Lieve, su e giù, lungo le sabbie lisce. Eco d’una voce chiusa nella mente
che risale dal tempo; ed anche questo
lamento assiduo di gabbiani: forse
d’uccelli delle torri, che l’aprile
sospinge verso la pianura. Già
m’eri vicina tu con quella voce; ed io vorrei che pure a te venisse,
ora, di me un’eco di memoria,
come quel buio murmure di mare.

Premio Nobel per la letteratura 1959 – Wikipedia

SALVATORE QUASIMODO, 1947

Il poeta viveva a Milano, e scrisse questa lirica appena dopo la fine della guerra. La descrizione del paesaggio connota il tema principale, la nostalgia della Sicilia lontana. Il secondo è l’appello alla donna (il tu, montaliano) amata, affinché si ricordi di lui e del loro amore. L’incipit riprende il titolo; ‘mare’ apre e chiude la poesia, e funge da reagente semantico: sabbie, gabbiani, uccelli delle torri, la voce del mare, un’eco, murmure.
Strofa unica di 11 endecasillabi piani, sciolti, senza le rime. Il tempo sintattico è il presente indicativo, perché la rimembranza si rivolge al paesaggio marino; l’imperfetto indicativo, invece, riguarda la donna; ‘venisse’: congiuntivo ottativo, preghiera e desiderio. Serenità e rimpianto, filtrati dalla memoria. ‘Già’: un tempo; ‘ora’: adesso mentre sto scrivendo; ‘notti’ e ‘buio’ collaborano a costituire la struttura circolare.