Tutta l’ America è stata un sogno di castelli di sabbia, di Giuseppe Scolese

Tutta l’ America è stata un sogno di castelli di sabbia

Siamo in Via dei miracoli fra la quinta strada e il porto.

Attraverso le finestre del nostro piccolo appartamento

guardiamo i pesci che entrano ed escono.

Le stelle sono troppo lontano da Central Park,

la luna si è messa in prima fila nel giorno del ringraziamento,

i tacchini si strappano le penne disperatamente.

Witman si è tagliata la barba,

non servirà a salvare i tacchini, ma non importa,

qualcuno doveva fare qualcosa.

Non dobbiamo amare per forza diavolo! Ma Dio non interviene

quasi mai, un papavero vale quanto un tacchino,

l’uomo vale più di un papavero?

Il gelataio di Piccola Italia fa il miglior gelato di tutto lo stato

di New York, il pistacchio è di un suo lontano cugino di Bronte.

Le malelingue dicono che ci mette del papavero per far dormire

i bambini e far sognare le donne.

Al numero 5 il droghiere spaccia valeriana, timo e origano,

il centocchio e la crotonella non li conosce nessuno,

così pure la drosera e il caglio zolfino.

C’è sempre qualche curioso che legge come fossero preghiera

poi guarda il droghiere, si segna e dice:- amen.

La fruttivendola è molto interessante, porta una gonna troppo corta e vende ceste di mele per soli uomini.

Meloni e angurie, peperoni obesi, zucche parlanti,

carciofi appuntiti come lance e piselli in fila come soldatini.

Non ci sono più le berline, i dischi di vinile, i flipper, il giubbotto

di pelle nera.

Elvis ha perso il ciuffo, Jimmy è rimasto senza corde e Janis Joplin è partita per Summertime.

Tutta l’ America è stata un sogno di castelli di sabbia.

Giuseppe Scolese

13-08-2015

foto pexels