“Linea 429” è romanzo dalla scrittura scorrevole, il lettore viene subito coinvolto nella lettura. Vite che s’incontrano nel quotidiano come in un dipinto vengono immortalate dalla penna dello scrittore.Una giornata normale, una quotidiana routine può trasformarsi in modo imprevedibile? L’autore ci rende spettatori degli eventi, come se sbirciassimo dalle finestre, per entrare nel vivo delle vite di ogni personaggio. In seguito, il coro dei vari soggetti s’intrecciano e davanti una pensilina si ritrovano. Tante maschere con cui possiamo identificarci: il signore che sorride al bambino che aspetta impaziente l’autobus, insieme alla madre; la coppia di ragazzi che hanno fretta per arrivare ad un appuntamento, e così via.L’autobus diventa il mezzo o la causa per passare da maschere a volti. Lo scrittore sapientemente definisce i vari caratteri, le varie personalità attraverso colpi di scena, che ci terranno incollati al romanzo, scopriremo come reagiscono agli avvenimenti. L’uso costante di iperbole, come a voler essere sarcastico ed esaltare l’ironia della sorte che si sta per abbattere sui suoi personaggi, è un pregio che ho ammirato nella scrittura.Pagina dopo pagina sarà come entrare nella scena, alla continua scoperta di quei particolari che rendono uniche le varie persone, a cui ci affezioneremo, da essere totalmente coinvolti.

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Il suo è un continuo abbraccio. Questo è ciò che pensa la donna alta sul suo “angelo custode” col giubbotto sull’avambraccio posto alle sue spalle, che sembra aver scelto proprio lei come anima da proteggere.

Ci si aspetta da un momento all’altro che la tempesta diminuisca gradualmente d’intensità.

Una speranza che non trova conforto osservando dai finestrini del 429 l’immane forza distruttiva simile al diluvio universale. Ormai le grate delle strade, ostruite dai detriti, sono del tutto inutili.

In ogni caso ben poco avrebbero potuto fare con un corso d’acqua così abbondante e violento capace di trascinarsi alberi, motorini, cassonetti della nettezza urbana …

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Nonostante i passeggeri tentino di rassicurare i propri cari, l’autobus sembra una barca in un mare in tempesta.

– Papà, stai tranquillo! Sono sul pullman, non può succedermi niente – dice una ragazza parlando al cellulare.

– Certo che siamo fermi. È tutto paralizzato. Sì, ho visto che manca la corrente elettrica. Non preoccuparti. A più tardi – dice un giovane uomo col cellulare all’orecchio.

Quasi un rito, che non risparmia nessuno dei passeggeri del 429:

– Sì, a pranzo, quantomeno, dovrei fare in tempo. –

– Ti è entrata acqua in casa? Da dove? Dalla porta d’ingresso? Incredibile! Beh, anche qui siamo con i piedi a mollo. –

– No, fortunatamente mi trovo sul bus. Tu dove sei? –

– Stai scherzando, certo che finirà. –

– Dal panificio non credo che ci passerò… non sarà la fine del mondo se per un giorno non mangeremo pane. –

– Lascia stare la giocata al lotto, non penserai di uscire con questo tempo? –

– Cosa? Mi stai raccontando che per via della mancanza della corrente elettrica non hai potuto seguire un’interessante puntata della telenovela? Cristo, stai dando i numeri! –

– Ok, ieri non hai visto le previsioni del tempo, e allora? Cosa sarebbe cambiato? –

– No, che non mi sono portato l’ombrello. –

– Sicuro, ne parleranno tutti i giornali e le TV, e ci sguazzeranno sopra come sempre. Questo lo sappiamo. Già, più il quadro si farà drammatico e più si aprirà loro il cuore dalla gioia… esattamente, come degli avvoltoi, non più e nemmeno come la categoria degli avvocati… sì lo so che sei un avvocato, e spero proprio di non venire mai a chiederti aiuto. –

– Ehi, certo che verrò, non mi trovo mica in un campo di battaglia. –

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Una sinfonia di sirene e relativi lampeggiatori in movimento dà quel tocco di fascino maledetto che ancora mancava. Una macchina rovesciata, per fortuna senza occupanti, galleggia nella corsia adiacente sbattendo su ogni ostacolo che trova sul suo cammino.

Trovarsi all’interno di una struttura metallica apparentemente solida, evidentemente non è sufficiente ad alleviare l’angoscia che si legge sui volti dei passeggeri sul 429.

La tensione nervosa crea una repentina alternanza del colore della pelle, passando ora per il rosso, il violaceo e il bianco.

– Chi l’avrebbe immaginato che la situazione si facesse così drammatica – dice un passeggero visibilmente preoccupato.

– Le forze della natura sono imprevedibili e non sempre clementi – commenta un altro passeggero lì accanto.

– Più che le forze della natura, sembra il castigo di Dio. –

La donna con la maschera di trucco seduta a fianco di Cristian, attirata dalla conversazione rivolge loro lo sguardo.

– Addossargli le colpe per ogni cataclisma, mah! – replica il passeggero.

– Io non vedo nessun’altra spiegazione, se non quella che ci troviamo sempre di più nel baratro, pronti a espiare i nostri peccati – afferma l’uomo pseudo religioso.

– Be’, a questo punto non so cosa pensare… –