Insieme: presenza aggregante o nuovo cespuglio?

Carlo Baviera

https://appuntialessandrini.wordpress.com

Alessandria: La partenza in sé è stata buona. Un Manifesto progettuale e di intenti, a fine 2019, per ridare una presenza dignitosa alla cultura politica di orientamento popolare e/o cattolico democratico, oggi soggetto alla diaspora prodotta dal secondo tempo della Repubblica a stampo maggioritario, e per fare da anima e collante al centro politico troppo frazionato. Soprattutto con il possibile ritorno al proporzionale una presenza contro il bipolarismo, sperando di diminuire la propensione ad astenersi dall’espressione del voto.

Poi un lungo periodo, anche dovuto al blocco da Covid, di elaborazione di programmi su argomenti quali lavoro, famiglia, welfare, autonomie, economia, ambiente, ecc. al fine di dare sostanza e concretezza ad una presenza nuova.

Infine, siamo al 3 e 4 ottobre, il lancio del nuovo partito: si chiamerà Insieme. Nel simbolo rappresentato da due anelli di una catena che si incrociano il richiamo all’Europa (le dodici stelle della bandiera europea)  e ai temi di lavoro e famiglia solidarietà e pace: obiettivi e radici che si intende rappresentare.

Tutto bene quindi? Direi di no, in prima battuta. Intanto perché, a fronte di un impegno profuso da molte persone (tante sono le associazioni locali e i singoli cittadini, il più autorevole Zamagni, che hanno aderito e si sono confrontate nei mesi passati) non c’è stato – salvo limitate eccezioni – un minimo di attenzione di stampa e TV; e noi tutti sappiamo quanto l’aspetto mediatico sia importante oggi. Forse, purtroppo, anche più dei contenuti. Quindi se l’opinione pubblica non è informata, se non si parla di te, se non si conoscono proposte volti obiettivi progetti, non esisti. Come fanno a votarti? A sostenerti e aderire?

Lasciamo da parte questi aspetti, per ora, e veniamo invece alla sostanza. Che poi è ciò che interessa. Mi permetto rapide considerazioni, valutando quelli che mi paiono i pro e i contro di questa operazione; da esterno ma con la speranza che almeno riesca ad intercettare quella parte di mondo cattolico (clero e laicato, e non pochi Vescovi) sempre disponibili ad essere risucchiati dal qualunquismo e da slogan sovranisti e nazionalisti.

Di positivo, secondo il mio modesto parere, c’è la voglia di rompere gli schemi imposti dalla cultura di oggi e dalle leggi elettorali che impongono il bipolarismo e obbligano a stare insieme a volte anche in modo forzato pur di battere gli avversari; un bipolarismo che ha ammazzato le culture politiche che nonostante errori e lentezze nell’aggiornarsi rappresentavano parti di società, di speranza, di pensiero, di visione sociale. C’è l’esigenza di ridare una voce a chi non si sente rappresentato, di ridare voce al centro (inteso come mitezza, moderazione e non moderatismo, non radicalismo); di avere un baricentro politico.

Di positivo c’è il recupero di radici che fondano nella Dottrina sociale e nel popolarismo: il richiamo alla dignità della persona, al ruolo fondamentale della famiglia, alla importanza delle comunità come base della sussidiarietà, al superamento di visioni campanilistiche, al lavoro come dignità e riscatto delle persone, alla pace e alla fratellanza fra i popoli, al dovere di accoglienza e condivisione, alla democrazia partecipativa che è alternativa alla democrazia diretta.

Di positivo c’è l’insistenza sull’economia civile, sulla necessità di cambiare paradigmi nella visione economica che deve essere poggiata su tre gambe: lo Stato, il mercato, la società (il terzi settore, la cooperazione, il volontariato organizzato, la gratuità). C’è il pensare allo sviluppo integrale che non è solo progresso o crescita, ma è tener conto di tutte le dimensioni umane (quella del corpo, ma anche quella dello spirito, delle relazioni). Di superare liberalismo e statalismo.

Passiamo agli aspetti che mi paiono problematici. Per prima cosa sottolineerei il fatto che si parta dalla considerazione che la politica sia, per così dire, orfana di una solida e visibile presenza cattolico democratica. Ciò è evidente, ma sarebbe probabilmente necessario che il ragionamento prendesse le mosse dai motivi che hanno causato la fine della DC (per la fine del PPI il discorso è più legato alla legge elettorale): la caduta del comunismo e il crollo del muro di Berlino, l’assuefazione al potere con la conseguente immedesimazione con gli incarichi istituzionali anziché con la società, la corruzione di alcuni esponenti o sostenitori incappati in “mani pulite” (va anche ricordato che molti inquisiti sono poi risultati non colpevoli e assolti!), il logoramento di alleanze puramente formali per il mantenimento del potere senza più strategie, la secolarizzazione della società, una serie di leaders privi di qualità ma solo capaci di pensare ai consensi. Quindi non è sufficiente un semplice rimettere a posto le cose, perché nel frattempo, come ci ricorda Papa Francesco siamo entrati prepotentemente in un cambiamento d’epoca e tutto va ripensato e tradotto in una cultura completamente rinnovata.

Per seconda cosa è da valutare se abbia ancora senso un partito identitario; in pratica uscire dall’equivoco dell’essere partito di ispirazione cristiana pur se aconfessionale e laico. Rischiando anche di restare molto minoritario: ormai i cittadini che possono guardare ai valori proposti dalla cultura politica derivante dalla Dottrina Sociale, i famosi praticanti e osservanti, quelli impegnati in associazioni o attività parrocchiali, sono molto ridotti di numero e fra gli stessi partecipanti alla messa domenicale ci sono opinioni molto diverse su temi significativi, perciò non ne è certo assicurato il sostegno elettorale. Aggiungo, citando Sturzo, che la politica (a differenza della religione che unisce) divide anche i credenti.

E qui scatto il terzo argomento critico. Il partito di centro, il partito moderato o dei moderati (pur nel senso di mitezza anziché di arroganza e radicalismo). Se è giusto criticare il bipolarismo all’italiana dove si è quasi obbligati a scegliere o di qua o di là, o a destra o a sinistra, è probabile che non sia sufficiente dichiararsi centrali ed equidistanti. Serve una visione, un progetto , un programma: è per la verità questi ci sono, come ho già ricordato. Come si spende questo progetto, questo programma? Attendendo che altri partiti li accolgano e facciano da supporto per tradurli in Leggi? Perché ciò si realizzi serve trovare convergenze e alleanze anziché dichiararsi semplicemente diversi e alternativi a tutti gli altri.

Ecco allora il quarto dubbio. Se è positiva l’ambizione di distinguersi da altre proposte e da altre visioni, non va abbandonata invece la cosiddetta politica della “mediazione”, che è stata per qualche lustro una caratteristica fondamentale del cattolicesimo politico e dei grandi personaggi cattolici che hanno servito la Repubblica. Aggiungo che non è solo questione di rimettere insieme (come dice il Card. Bassetti) “quelli della morale e quelli del sociale”: conosciamo tutti persone con sensibilità sociale ma schierate a destra, e persone che difendono le questioni etiche e antropologiche pur riconoscendosi nel campo riformatore e progressista. Perciò servono progetti e programmi chiari (rifacentesi alla cultura popolare e alla Dottrina Sociale) che siano comprensibili e accettati dall’elettorato, superando l’equidistanza dagli altri schieramenti. Il magistero di Papa Francesco dovrebbe aiutare anche nella ricerca di alleati e nello schierarsi. Diceva Radomiro Tomic (cileno) che “non esiste il centro tra giustizia e ingiustizia”!

Ultima perplessità (oltre alla incertezza su quali potranno essere i dirigenti di Insieme perché alcuni aderenti al Manifesto programmatico vengono da percorsi distanti tra loro rispetto all’accelerazione assunta dall’insegnamento sociale della Chiesa e alle interpretazioni di Francesco riguardo a ecologia integrale, fraternità, sviluppo umano integrale, amicizia sociale, dove hanno spazio consistente i movimenti popolari del terzo mondo e un’economia basata su paradigmi diversi) quella della collocazione in Europa. Quale la famiglia politica? Molti insistono sull’approdo al Partito Popolare Europeo. Ne ho già accennato altre volte. Il PPE non è più quello delle origini, che sarebbe lo sbocco naturale per la nuova formazione; si è trasformato, ha addirittura inglobato per un certo periodo i Conservatori britannici, vi siedono partiti di democrazia “illiberale” dell’Est Europa o appartenenti alla impostazione “frugale” e non solidarista comunitaria, vi è Forza Italia e c’è chi chiede che vi approdi la Lega: devo aggiungere altro? 

Ecco i dubbi che mi spingono ad interrogarmi se Insieme sarà finalmente la risposta alternativa alle attuali proposte politiche oppure semplicemente  qualcosa di aggiuntivo nelle tante sigle che occupano il centro.