Pioviggina senza ritorni
in cerchi di respiro calibrato
un timore di non riuscire più a scuotere le stelle
le sento in echi di ematite partorire carboni
– ricordo un giorno un matto
voleva ammazzare lo yin,
il nero che oggi mi arriva dal fianco giusto
un dolore mancino dello stagno
con l’acqua presa a prestito.

Pioviggina una grazia d’inesistenza
un gelicidio che non sa farsi neve
ombrose le tue orchidee
le vedo sorridere in lenta mutazione
un soffio a bocca chiusa, quante volte cielo
di sogni assolti dal crederci molto.

ph. Francesca Woodman