Valeria Bianchi Mian: Ancora? un altro sogno ‘collettivo’

Ancora?

Un altro sogno ‘collettivo’, di quelli che vi mettono di buon umore la domenica mattina? 

Arrivo. Finisco il caffè.

Dunque stanotte c’era il Po in piena, gonfio tronfio giallo bruno, rapido isterico, scorreva inglobando una moltidudine di rami e foglie, scorreva senza freno tra la folla. 

“Non c’è nulla di poetico” in questo, pensavo. L’unica era preparare i bagagli, acciuffare i gatti – il che ci richiedeva un po’ di trambusto – e stipare la famiglia in auto per fare rotta verso la montagna. 

Una baita, un luogo piccolo e protetto ma soprattutto un luogo sopraelevato rispetto al fiume era da raggiungere al più presto. 

Occorreva dunque, questo consiglia il mio sogno, SOPRA-ELEVARSI.

Sì, perché nel frattempo dai muri delle abitazioni dei torinesi – e magari dei napoletani, dei romani, degli italiani – trasudava acqua, sempre più acqua, impregnando, imbevendo. 

C’era un bel motto finale, mentre noi filavamo via veloci con la macchina imbottita al limite dell’essenziale.

Non era “si salvi chi può” ma nemmeno “andrà tutto bene”. 

Era “facciamoci furbi”?

Boh.