AntonellaViola. Medico: “Inciampa piuttosto che tacere.”

“Inciampa piuttosto che tacere.”

(Ivano Fossati)

Mi scuso con chi troverà questo post lungo e poco interessante, ma dopo mesi di studio, stress e insonnia mi prendo un momento per una riflessione che mi sta a cuore. 

Come sapete, dall’inizio di questa pandemia, mi è stato chiesto di mettermi a disposizione per spiegare la situazione ai cittadini. 

Mi occupo di divulgazione scientifica e di rapporti tra scienza e società da molto tempo, ho iniziato come voce dell’AIRC, ho fatto parte di progetti europei per i giovani, della fondazione Bracco, Cicap… e molto ancora. 

Ho quindi accettato questo scomodissimo e faticoso ruolo di narratrice della pandemia perché non me la sono sentita di tirarmi indietro. Per i maligni, non sono mai stata pagata per farlo, la mia carriera è già al massimo livello possibile (ordinaria e direttrice) e non ho intenzione di entrare in politica. 

Quindi non ho alcun interesse personale. Ma non lo considero un lavoro in perdita. Credo moltissimo nella scienza e nella necessità di un suo maggiore dialogo con la politica e i cittadini. 

La scienza può offrire alla nostra società quell’approccio razionale e quella visione a lungo termine che non sono tipici della politica. E può fornire ai cittadini strumenti essenziali per l’analisi critica dei fatti. 

Ecco perché, mentre all’inizio della mia attività di informazione su Covid-19 mi rifiutavo di parlare di qualunque cosa che non fosse prettamente scienza, oggi mi avventuro anche sul terreno molto incerto delle valutazioni delle decisioni pratiche (senza mai essere però influenzata dalle mie simpatie politiche). 

Perché noi scienziati non possiamo sottrarci al dialogo con la società. Perché da sempre sentiamo le opinioni di chiunque (proprio chiunque!) su tutto e non si capisce perché proprio chi si occupa di scienza debba parlare solo di numeri. 

Questa scomodissima decisione (sì, scomoda, perché nessuno può attaccarmi se parlo di anticorpi, linfociti, vaccino… ma ovviamente appena si entra nell’ambito delle opinioni tutti siamo giustamente fallibili e contestabili) l’ho presa ripensando all’incontro, avvenuto molti anni fa, con l’allora Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. 

Nel 2010, in occasione delle celebrazioni per il 25 Aprile, il Presidente decise di invitare un giovane a tenere il discorso alla Scala di Milano insieme a lui. Voleva che una persona che non avesse vissuto la guerra, raccontasse il valore della libertà per la sua generazione, per la società. Ebbene, non a caso il Presidente scelse una ricercatrice per questo arduo e nobile compito. 

Chiedendo a me di essere su quel palco, il Presidente lancio’ un forte messaggio sull’importanza della scienza e sul suo ruolo decisivo nella lettura del mondo. 

Quando mi chiese di raccontare il significato della Liberazione e della Libertà non risposi “non posso perché io parlo solo di dati”. Mi chiusi in camera per un paio di giorni e cercai di scrivere qualcosa che valesse la pena ascoltare. 

Perché se l’aveva chiesto proprio a me, un motivo ci doveva essere. Perché se veniamo chiamati a svolgere un compito che può essere utile alla società, non possiamo tirarci indietro. 

Per i curiosi, qui l’intervento del 2010.