Nell’ ultimo giorno della mia maratona poetica mondiale #PeetMeNotLeave, desidero concludere chiamando in causa una persona cui sono legata in modo particolare per la parte che ha avuto nella mia storia poetica: Marino Monti

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in dialogo con MARINO MONTI

Le foglie di quel tiglio
non si lasciavano toccare:
non ora,
non ancora!

Nella sua mente
il vento le sfiorava,
la pioggia le bagnava,
in autunno cadevano
e tutto era normale.

Ma solo nella sua mente,
là, tra le nubi, dove le aveva messe
il suo sogno mai sognato,
solo in un universo parallelo
disegnato.

Per questo non si lasciavano toccare,
né l’ amore né il dolore
le potevano sfiorare,
non ora,
non ancora.

E lui soffriva:
soffriva la loro invitante assenza,
la loro strana e sorda trasparenza.
Soffriva insomma
di non poter soffrire
per le sue foglie al vento
e alle tempeste
Per loro certo,
sarebbe valsa anche la pena di morire.

E diceva: “io vorrei cose
che non esistono,
fare cose che non si possono fare,
essere in un modo che non si può.
In parole povere
vorrei piangere un poco”

Ma non aveva dove piangere.
E sorrise

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