Massimo Sartelli. Medico. Italia. Covid 19: Oltre 30.000 nuovi contagi, +199 decessi, + 1.000 ricoveri e +95 in terapia intensiva

“La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti…”

La Salute prima di tutto, se serve anche con un nuovo lockdown!

OGGI (30 OTTOBRE) 

+199 decessi (ieri +217) 

+31.084 contagi (ieri +26.831)                                                                          

+1030 ricoveri (ieri +983) in totale 16.994 pazienti ricoverati

+95 malati gravi in terapia intensiva (ieri +115) in totale 1.746 pazienti ricoverati in terapia intensiva.

14.4% il rapporto tra casi positivi e casi totali testati (ieri 13.3%).

L’epidemia peggiora. L’indice Rt, che calcola la capacità di replicazione dei contati in Italia è a 1,7, ancora in crescita e tutte le regioni sono sopra il valore Rt 1 e molte anche significativamente sopra, e questo è un elemento importante che porterà inevitabilmente verso ulteriori misure restrittive almeno mirate sulla base epidemiologica.

Mentre la pressione sugli ospedali aumenta e l’epidemia cresce, le onnipresenti star mediatiche nei talk show si rinfacciano le loro opinioni con argomenti che, spesso, non hanno più carattere scientifico ma piegano sul privato, con allusioni che cominciano ad avere uno sgradevole sapore di banalità e, in alcuni casi, di offesa verso i sanitari che lottano in prima linea 24 ore al giorno e 7 giorni su 7! 

La percezione è che la sanità territoriale sia in difficoltà e sta lavorando al di sopra delle proprie forze, con il sistema di testing and tracing che non riesce più ad identificare tutti i casi. 

Gli ospedali sono in affanno in gran parte d’Italia, e per recuperare risorse stanno, un po’ ovunque, riducendo i trattamenti per le altre patologie.

I sanitari che avevano straordinariamente risposto all’emergenza primaverile, e che ovunque hanno nuovamente indossato i “pesanti” sistemi di protezione, sono stanchi e spesso sconfortati da dei sistemi sanitari che poco hanno pianificato e molto poco si sono rinforzati nei mesi scorsi!

Tuteliamo i pazienti fragili e le persone più anziane in cui l’infezione si manifesta con forme più serie. 

Proteggerle non significa isolarle! 

Nella storia moderna l’emergenza che stiamo vivendo è paragonabile solo a quella della seconda guerra mondiale. Tutti i paesi europei sono nelle stesse nostre condizioni, con sistemi sanitari in affanno e una società impaurita e disorientata.

Con la globalizzazione, il mondo è diventato più strettamente connesso e le persone possono interagire facilmente tra loro senza ostacoli. La libera circolazione di persone, beni e servizi determinata dalla globalizzazione ha stimolato lo sviluppo socioeconomico, ma è diventata anche un canale per la diffusione di malattie. Di conseguenza, un’epidemia come il Covid-19 si è trasformata in una grave pandemia che ha colpito le persone di tutto il mondo indipendentemente dalla loro posizione geografica, dalla loro razza e dalla loro lingua.

È chiaro che non ci sarebbe stato momento migliore per iniziare a guardare davvero la sanità da una prospettiva globale. Sicuramente avremmo capito ed accettato meglio la pandemia. Avremmo dovuto studiare cosa hanno fatto altri paesi, come hanno combattuto il Covid-19, dove hanno avuto successo e dove avrebbero potuto fare meglio. Questo tipo di analisi ci avrebbe aiutato a fare meglio e soprattutto avremmo meglio capito le nostre fragilità ed i nostri limiti! 

Al di là di responsabilità che sicuramente ci sono state, c’è urgente bisogno di unità e progettualità. In questo momento tutti dobbiamo partecipare a questo sforzo per contenere il il virus e i risvolti sociali ed economici che il virus porterà inevitabilmente con sé. C’è bisogno di medici che continuino a combattere in prima linea il virus, di politici che smettano di mandare messaggi falsamente ottimistici e promesse a cui non crede piú nessuno e che decidano per il bene comune abbandonando ogni forma di opportunismo, dei media che diano informazioni semplici senza necessariamente ricercare lo scoop, degli scienziati che smettano di litigare e mandare messaggi conflittuali, e dei cittadini che non facciano piú i virologi ma che provino a tornare ad una vita il più normale possibile, rispettando le normali misure di prevenzione e accettando le regole che verranno decise. Perché alla fine la più grande risposta che noi possiamo dare di fronte a questa emergenza è quella di non abbassare la testa e reagire cercando di continuare a vivere una vita il più normale possibile. 

Ma soprattutto non rinunciamo alla nostra umanità e continuiamola a vivere nella quotidianità di tutti giorni anche con l’intrusione di questo virus, senza rinunciare mai all’affettività, alle emozioni, all’empatia, al confronto, alla comprensione e alla resilienza. Il virus è un nemico duro ma la nostra umanità riuscirà a sconfiggerlo 

Non si molla. Nessuna paura ma buon senso e responsabilità!  Insieme ne usciremo anche questa volta!

Abbandoniamo la polemica, abbassiamo i toni e facciamo fronte unico per combattere il virus!