“I legami fra una persona e noi esistono solamente nel pensiero. La memoria, nell’affievolirsi, li allenta; e, nonostante l’illusione di cui vorremmo essere vittime, e, con la quale, per amore, per amicizia, per cortesia, per rispetto umano, per dovere, inganniamo gli altri, noi viviamo soli. L’uomo è l’essere che non può uscire da sé, che non conosce gli altri se non in sé medesimo, e che, se dice il contrario, mente.”

(Proust – “Alla ricerca del tempo perduto”)



Forse, il più delle volte, non è bella la solitudine, ma è una costante della condizione umana. Ad ogni modo, io la preferisco alle solitudini condominiali, a quelle vissute in due o in tre. Perché si può accettare tutto soltanto finché gli altri ci rispettano e ci tengono vivi, almeno nella loro memoria quotidiana.

Quando, invece, non si ricordano neanche di noi, c’è un segnale nitido: è la rottura insanabile. Ed è quella la morte vera, l’oblio.

In me persino i morti sono più vivi di costoro, certo non sono rei d’essere tali. Restano accanto a me, presenze costanti, affetti speciali, con quel bene che non conosce dimenticanza alcuna.

Non hanno scelto spontaneamente di non pensarmi più e, dunque, non sono responsabili di alcuna mancanza. La scelta di non esserci la posso attribuire solo a coloro che mancano da vivi, dietro loro volontà precisa e deliberata.

Vale per me come per tutti. Di questi ci dobbiamo disfare, da questi ci dobbiamo allontanare. Dalle presenze assenti dobbiamo tutelarci.

@lementelettriche – di Paola Cingolani