INTERNO

Dal portiere non c’era nessuno.
C’era la luce sui poveri letti
disfatti. E sopra un tavolaccio
dormiva un ragazzaccio
bellissimo. Uscì dalle sue braccia annuvolate, esitando, un gattino.

SANDRO PENNA, 1938

La breve lirica, visiva, esprime un contrasto forte fra l’ambiente squallido e l’improvvisa apparizione (iperbato: il soggetto è posto alla fine della frase), la bellezza, sfrontata e selvaggia, del ragazzo, e quella morbida e tenera del gattino. Ha per titolo un indicatore locativo: la portineria di un palazzo popolare a Roma. Il ragazzo, figlio del portinaio, dorme, col sonno profondo dell’adolescenza, su uno scomodo giaciglio di legno, coperto dal lenzuolo, le sue braccia infatti sono “annuvolate”, aggettivo intraducibile e affascinante. Finale indimenticabile: il gattino, che ha dormito col ragazzo, si sveglia e si muove “esitando”: il gerundio rallenta l’endecasillabo, lo immobilizza, per riprodurre il suo passo lento, incerto e sospettoso. Sono 5 endecasillabi, contando i due emistichi separati dall’accapo (che mette in rilievo “bellissimo”), più un settenario al 4° verso. La rima ‘tavolaccio/ ragazzaccio’ consuona con la quasi rima ‘braccia’. Il primo verso resta irrelato. Mentre ‘letti’ rima con l’ipermetro’ gattino’. Domina l’imperfetto durativo, scolpito dall’inatteso passato remoto “Uscì”. Escluso l’incipit, tutti enjambement, per rallentare la descrizione ammantata da un’aura magica e sospesa.
Pubblicata su Alessandria Today di Pier Carlo Lava, 11 settembre 2018