Covid 19: Piemonte zona rossa, chiusi negozi, bar e ristoranti chiusi tutto il giorno, stop a parrucchieri ed estetisti

Regioni “a rischio massimo” (rosse): stop pure a negozi e parrucchieri – Lo scenario peggiore ipotizzato dal governo, e che potrebbe interessare in primis Regioni come la Lombardia e il Piemonte (ma anche la Calabria), prevede invece che in materia di scuola la didattica in presenza sia consentita solo fino alla prima media compresa.

Per tutti gli altri aspetti della socialità si va verso un lockdown simile a quello di marzo: negozi, bar e ristoranti chiusi tutto il giorno, stop a parrucchieri ed estetisti e divieto di “ogni spostamento in entrata e in uscita dai territori, nonché all’interno dei medesimi, salvo che per gli spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità ovvero per motivi di salute”. Sempre consentito il rientro nel proprio comune di domicilio o residenza e la possibilità di accompagnare i propri figli a scuola.

Per quanto riguarda l’attività motoria, si potrà fare solo “in prossimità della propria abitazione purché comunque nel rispetto della distanza di almeno un metro da ogni altra persona e con obbligo di utilizzo di dispositivi di protezione delle vie respiratorie; è altresì consentito lo svolgimento di attività sportiva esclusivamente all’aperto e in forma individuale”.

Tutte queste misure, si legge ancora nella bozza, entrano in vigore “con ordinanza adottata dal Ministro della salute d’intesa con il presidente della Regione interessata” e “sono efficaci per un periodo minimo di 15 giorni e comunque non oltre la data di efficacia del presente decreto”.

Da Il Fatto Quotidiano

Musei chiusi, stop ai centri commerciali nei weekend e niente più crociere. Misure ancora più restrittive nelle Regioni ad alto rischio di contagio: serrata totale per negozi, bar, ristoranti e parrucchieri. A scuola didattica a distanza obbligatoria a partire dalla seconda media. In corso l’ultimo confronto con le Regioni. La sottosegretaria Zampa: “Lockdown light come in Germania”. I governatori contrari: servono misure uguali su tutto il territorio nazionale

di F. Q.

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È alle battute finali il lavoro del governo per arrivare al nuovo dpcm anti-Covid che sarà in vigore dal 5 novembre al 3 dicembre. Stando alle bozze trapelate finora, in tutta Italia si va verso un coprifuoco anticipato dalle 22 alle 5, accompagnato da una serie di misure via via più restrittive in base ai diversi scenari di rischio in cui verranno inserite le Regioni (“o parti di esse”). Confermata quindi la divisione dell’Italia in tre fasce (da verde a rosso) secondo i parametri del contagio, così come la didattica a distanza al 100% alle superiori, la chiusura dei musei e lo stop ai centri commerciali nei weekend. Alle elementari e medie la mascherina diventa obbligatoria anche al banco. Nelle Regioni “arancioni” è prevista poi la serrata di bar e ristoranti e il divieto di spostamento tra Comuni, mentre in quelle “rosse” – oltre al blocco totale della mobilità interna ed esterna – chiuderanno pure i negozi, i parrucchieri e gli estetisti. Le trattative però non sono finite. Dopo che ieri il premier Giuseppe Conte ha presentato la necessità degli interventi al Parlamento e ottenuto l’ok di Camera e Senato, la maggioranza ha convocato un ultimo vertice con i presidenti di Regione. Che rimangono fermi sulle loro posizioni e si dicono “esautorati” dei loro poteri: la richiesta al governo, dopo aver analizzato il dpcm, è di varare misure uguali su tutto il territorio nazionale, contestualmente a un nuovo piano di aiuti. Un punto su cui Palazzo Chigi è già al lavoro: sul tavolo c’è un altro miliardo e mezzo per le attività chiuse. Nel frattempo è in corso l’ultimo incontro tra il presidente del Consiglio, il ministro Boccia, il sottosegretario Fraccaro e i capidelegazione della maggioranza prima del via libera finale al provvedimento – previsto per mercoledì – che sarà accompagnato dalla classificazione di tutte le Regioni in base ai dati dell’Iss.

Coprifuoco, crociere e musei: le misure per tutti – Anche se la discussione istituzionale è in corso, quindi, e un testo definitivo ancora non c’è, iniziano a trapelare i contenuti del dpcm. Per quanto riguarda le novità previste per l’intero territorio nazionale, la misura principale riguarda il coprifuoco, anticipato dalle 23 alle 22 (e non alle 21 come chiedeva una parte del Partito democratico). Fino alle 5 del mattino, quindi si potrà circolare solo per motivi di salute, lavoro o altre urgenze, da documentare tramite autocertificazione. Restano gli attuali limiti per ristoranti e bar (chiusi dalle 18), mentre sono sospese tutte le crociere da parte delle navi passeggeri con bandiera italiana. “Il provvedimento, in vigore dalla data di adozione del decreto, fa salve le crociere in atto entro l’8 novembre”. È inoltre consentito alle navi di bandiera estera impiegate in servizi di crociera, si legge nella bozza, l’ingresso nei porti italiani esclusivamente ai fini della sosta ‘inoperosa’.

Trasporti e concorsi, cosa cambia – Sul fronte del trasporto pubblico su gomma e ferroviario – uno dei nodi più critici per la diffusione del virus – si è deciso che tutti i mezzi torneranno a una capienza massima non superiore al 50% (a eccezione degli scuolabus). Ulteriore spinta allo smartworking, sia nella Pa che nel settore privato. In particolare, le pubbliche amministrazioni (salvo il personale sanitario e chi è impegnato nell’emergenza) dovranno assicurare “le percentuali più elevate possibili di lavoro agile, compatibili con le potenzialità organizzative e con la qualità e l’effettività del servizio erogato”, mentre per i datori di lavoro privati lo smartworking è “fortemente raccomandato“. Nella bozza c’è anche la “sospensione dello svolgimento delle prove preselettive e scritte delle procedure concorsuali pubbliche e private”, una misura già prevista nello scorso dpcm e poi stralciata prima del via libera finale.

Scuola – La scuola ricade nei settori disciplinati in modo “progressivo” dal governo. Nelle Regioni in prima fascia, cioè quelle meno esposte sul fronte degli ospedali e della diffusione del coronavirus, gli studenti potranno andare a scuola in presenza fino alla terza media (compresa). Sia per loro che per gli scolari delle elementari, però, diventa indispensabile la mascherina, “salvo che per i bambini di età inferiore ai sei anni e per i soggetti con patologie o disabilità incompatibili”. Didattica a distanza obbligatoria solo per le scuole superiori. Una regola valida anche per le Regioni in seconda fascia, cioè quelle considerate “a rischio alto”. Per chi è in terza fascia, invece, cioè “a rischio massimo”, potranno andare a lezione solo gli alunni delle elementari e quelli della prima media.

Regioni “a rischio alto” (arancioni): ristoranti chiusi e limiti a mobilità – Le misure elencate finora saranno valide in tutto il territorio nazionale, mentre ulteriori restrizioni sono in arrivo per le Regioni ritenute “a rischio alto” secondo i circa 20 parametri di contagio stabiliti dall’Iss (tra cui l’indice di Rt e la pressione sugli ospedali). Qui è prevista anche la serrata totale di bar e ristoranti (è salvo l’asporto e il delivery), oltre al divieto di “ogni spostamento con mezzi di trasporto pubblici e privati in un comune diverso da quello di residenza” salvo esigenze di lavoro, studio, salute e necessità. Consentito accompagnare i ragazzi a scuola

Come funziona il meccanismo delle tre fasce di rischio – L’esecutivo ha pensato a questa soluzione per uscire dall’impasse con i governatori, che continuano a insistere per introdurre restrizioni nazionali anziché i lockdown mirati chiesti a gran voce dalla maggioranza e dal Cts. A indicare i territori a rischio sarà quindi il ministero della Salute con un’ordinanza ad hoc, previo consulto con ciascun presidente di Regione. A quel punto le misure scatteranno in modo automatico. Tutto sulla base dei criteri epidemiologici fissati dall’Iss, dal ministero della Salute e dagli stessi enti locali nel documento “Prevenzione e risposta a Covid-19″ datato 12 ottobre. In quel dossier gli esperti prevedevano diversi scenari di rischio in relazione all’andamento della curva epidemica, fino al temuto scenario 4 che comporta una “trasmissibilità non controllata con criticità nella tenuta del sistema sanitario nel breve periodo”. Da qui l’idea di dividere l’Italia in tre aree (verde, gialla e rossa, appunto) con regole via via più stringenti. Per definirle, ha chiarito ieri il premier Conte in Parlamento, bisognerà tenere conto “dell’indice di replicabilità del virus, dei focolai e della situazione dell’occupazione dei posti letto negli ospedali”. Stando all’ultimo monitoraggio fatto dall’Iss, a rischiare di più sono Lombardia e Piemonte (entrambe con un indice di Rt superiore a 2), insieme a Valle d’Aosta (1,89) e Calabria (1,66). Poi c’è l’Alto Adige (1,96), che nel frattempo ha già reso Bolzano e altri 10 Comuni “zone rosse” a tutti gli effetti.

Zampa: “Sarà lockdown light” – A dare garanzie sui tempi dell’approvazione del dpcm è la sottosegretaria alla Salute Zampa: che, intervistata su Rai Radio 1 a Radio anch’io ha dichiarato che il nuovo dpcm di misure contro il coronavirus arriverà “nelle prossime ore”, anche se l’ipotesi più accreditata è che venga varato mercoledì 4. Il tentativo che si sta facendo, ha detto, è di non paralizzare il Paese: non sarà un lockdown rigido, ma simile al modello tedesco, “un lockdown light“. “È abbastanza complicato cercare di fare una misura sartoriale basata su zone, è uno sforzo grandissimo che stiamo facendo. Il tentativo è non paralizzare il paese, voglio che sia chiaro”, ha precisato la sottosegretaria. “Quello che è davvero rilevante di questo Dpcm è che vorremmo lasciarci alle spalle questa discussione su chiudere non chiudere. È bene che d’ora in poi i cittadini sappiamo che se ci sono alcuni criteri e che se alcuni livelli verranno superati, allora si prenderanno provvedimenti”. Poi però ammette che questo “automatismo” è “molto complesso”, motivo per cui l’esecutivo è in ritardo sulla tabella di marcia per arrivare al via libera finale.

In merito alle parole del professor Andrea Crisanti, secondo cui le Regioni hanno molti modi di aggiustare i dati, Zampa ha commentato: “Io spero e credo di non vivere in un Paese dove i presidenti di Regione truccano i dati. Voglio credere che nessuno arrivi a questo”. Infine, la sottosegretaria alla Salute si è soffermata sull’ipotesi di un eventuale lockdown mirato per gli anziani, così come proposto da Matteo Salvini in queste ore: “Non credo nelle segregazioni, da noi non è praticabile. Io credo che vadano fortemente responsabilizzate le persone over 60. Credo che le persone vadano educate, allertate e rese consapevoli. I figli farebbero bene a ricordarsi che i nonni sono a rischio e non possono fare da baby-sitter ai nipoti”. Intanto, da quanto si apprende, è stata rinviata a mercoledì la conferenza stampa dell’Iss annunciata ieri per fare il punto sulla situazione epidemiologica in Italia. Il rinvio è avvenuto in seguito ai nuovi impegni con il Comitato tecnico scientifico, riunito d’urgenza per un ultimo consulto chiesto dal governo prima dell’ok al dpcm.