Quando Atomic girl parla, succede una cosa strana. Al Santissimo si chiudono le orecchie, ma Micla sente benissimo.
«L’ha detto tua madre», specifica lei prima di pranzo, al ritorno di lui dal lavoro.
«A me non l’ha detto», prova a giustificarsi.
«E invece sì, eri qui con me», lui sfugge alle saette che Micla lancia, fiondandosi fuori dalla cucina e inciampa sulla porta con un tonfo che come minimo gli stacca una rotula.
«Scappi!?». Lei alza le sopracciglia come la graffetta di Word.
Trenta secondi dopo torna mezzo morto con una mano sulla gamba e l’altra stretta sulla merenda dimenticata del mattino, chiusa in un sacchetto ermetico.
«Era più urgente salvare quei due mandarini che soffocavano, che dare ragione a me?».
«Si», risponde pure con l’aria innocente.

Michela Santini

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