Cevese Tommaso 2019 Scie [fronte3D]

SCIE. Immagini e poesie, di Tommaso Cevese

Guido Miano Editore, 2019 Recensione di Anna Castrucci

“L’occhio vede ciò che la mente conosce.”
(Johann Wolfgang Goethe)

In giorni assai lenti per una sorta di stanchezza spirituale e di forzato isolamento che caratterizza questo tempo di pandemia, leggo i componimenti poetici e le immagini fotografiche che Tommaso Cevese ha raccolto in “Scie. Immagini e poesie”. 

L’opera, pubblicata da Guido Miano Editore, mostra per intero la spiccata singolarità dell’autore. Cevese infatti, accompagna i suoi componimenti poetici, di considerevole ritmo e significato, ai pregiatissimi scatti fotografici che egli stesso realizza. Per tale motivo, entrare nelle sue scie poetiche e fotografiche, restituisce all’onesto lettore, non solo lo speciale privilegio di penetrare un mondo meraviglioso, fatto di luce, di ombre e di un’infinita gamma di colori, ma in questo mondo, godere di silenzi ed atmosfere di attesa, in cui lo sguardo attento, si perde in una serena sospensione. In tale condizione viene da chiedersi dove finisca in Cevese l’arte della Poesia e dove inizi l’arte fotografica. O meglio in quale immaginario luogo nell’animo di Cevese queste due arti si incontrino per compenetrarsi così profondamente.

Cevese Tommaso 2019 Scie [fronte]

Il testo risulta abbagliante non solo nella veste grafica, ma nei suoi contenuti e la sua lettura va oltre la semplice azione del leggere. Cevese ci costringe, nostro malgrado, ad osservare ed in lui l’osservazione diviene sacra. Come in un sacro rito infatti egli sa prenderci per mano e condurci in qualche luogo della sua anima dove, nel raccoglimento di una profonda ed intima contemplazione, il tempo passato diviene ancora attimo presente da cogliere e fermare, perché possa nella tensione verso il futuro, rendersi eterno. Ciò vale per gli scatti fotografici di Cevese, così come per i componimenti, dove la speranza stessa sembra concretizzarsi in un fermo immagine che solo nella sua sospensione ci restituisce il senso di futura possibilità. Lo intuiamo in “Segrete stanze” o lo leggiamo in “Sottile crinale”: “Che si nasconde oltre il profilo / lucente dell’ultimo orizzonte? / Il possibile balena / come raggio nella vita / dona respiro nuovo / e illumina il presente”.

Questo processo di osservazione profonda del reale, si trasmuta in Cevese in uno stato di vera e propria meditazione. Inizia con la parola ritmata, fluida e lucente delle sue composizioni poetiche per culminare con il gioco di luci ed ombre, fino ad esplodere nell’intensità cromatica, ora nitida e realista, ora nebbiosa e magica delle sue immagini fotografiche.

Tommaso Cevese è riuscito a creare per i suoi lettori, anche i più elusivi, una sorta di trappola fotografica che ci trattiene e fissa nel suo habitat poetico ed artistico. Il suo scopo, è certamente quello di mostrare tutto il fascino del suo sentire di poeta e di fotografo, attraverso la ricerca contemplativa della bellezza intrinseca della natura. 

Per tale motivo, potremmo ritenere che se i componimenti poetici di Tommaso Cevese, attraverso l’uso della parola scritta, preludano all’immagine, i suoi scatti di fotografia naturalistica ne siano il compendio poiché in essi, attraverso una scrittura, tutta di luce e contemplazione, si ritrova sintesi, bellezza e contenuto. Nell’arte di Cevese infine, chi voglia intendere, scopre il costante esercizio della pazienza e della perizia, insieme allo studio e alla conoscenza dell’ambiente naturale prescelto, della fauna e dell’umanità che lo abita. 

Scie Immagini e poesie” lascia infine trapelare con chiara evidenza, il rispetto che l’autore nutre per la natura osservata e fissata nelle immagini insieme all’accortezza di non interferire con la propria presenza, nella vita delle creature osservate. Tutto ciò rende Tommaso Cevese, degno di grande considerazione che nel totale immergersi nei luoghi ritratti e cantati, è divenuto egli stesso luogo dove continuamente ricercare ed attendere gli eventi, per cogliere lattimo migliore ed esprimere così in un’unica voce, la sua miglior ripresa e il suo miglior verso. Non a caso nella dedica ai genitori ed ai figli leggiamo: “Immagini e parole / nell’unica mia voce. / Io sono quel che ho scritto / con penna e con la luce / per vostro e mio diletto”.

Anna Castrucci